Alma Noce a Venezia  protagonista di Dio Ride.

Il cinema  il gioco pi bello del mondo. Lo pensava a inizio carriera, a soli 7 anni. Ne  ancora pi convinta adesso che, a 26,  protagonista di "Dio Ride", film di chiusura della mostra di Venezia con la regia di Giovanni Veronesi. Sono una persona schiva e insicura confida. Lunico momento in cui mi sento davvero libera  quando recito.

di Ilaria Solari.

Incontrarla  un esercizio dascolto. Alma Noce non sente il bisogno di saturare i silenzi con una ridda di parole e dribbla con ostinazione la sovraesposizione dello show business.

C una grazia timida, una fermezza antica nel suo modo quasi reticente di raccontarsi: schiva e protettiva verso la propria vita privata, ma lucida e affilata quando si parla di visione, storie e personaggi.

Torinese di nascita, romana per necessit, una carriera iniziata da bambina che lha portata, a 26 anni, su set internazionali come Avengers: Age of Ultron, fiction popolari come Lisola di Pietro con Gianni Morandi e pellicole dautore come Gli anni pi belli di Gabriele Muccino, fino ai red carpet di Venezia (protagonista di La ragazza ha volato di Wilma Labate) e di Cannes (con Larte della gioia di Valeria Golino).


Alma Noce  a Venezia con Dio ride di Giovanni Veronesi.
La sua  una traiettoria di scelte radicali, vicine a unidea di cinema intesa come cura, indagine e libert. Questo rigore le ha permesso di imporsi su colleghe pi affermate per un ruolo centrale, accanto a Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando e Francesco Gheghi, in Dio ride, il nuovo film di Giovanni Veronesi scelto per chiudere la Mostra del Cinema di Venezia.

Dio ride  un affresco seicentesco sul rapporto tra religione, libert e potere, in cui Favino  Leopoldo, frate capace di conquistare fedeli predicando unidea gioiosa del Vangelo, Orlando un riluttante inquisitore e Noce una contessa colta e palpitante, prigioniera di un matrimonio infelice, che trova nella parola irriverente e umana di Fra Leopoldo una scintilla di riscatto.

Com scattata lintesa con Giovanni Veronesi?

In modo naturale: fin dai primissimi provini  stato lui stesso a darmi le battute. Mentre mi raccontava del film e di questo personaggio, ho sentito deflagrare la sua passione. Quando trovi un regista cos determinato e affezionato al racconto, sai che il film beneficer di una cura infinita. Ti fidi e ti affidi, perch per lui in quel momento quella storia  tutto.

Chi  la nobildonna di Dio ride?
Un personaggio in continuo movimento,  stato gratificante interpretarlo. Non c nulla di stagnante in lei: compie unevoluzione autentica, guidata da un bisogno profondo di maturazione e da una fame viscerale di libert, dallurgenza di affrancarsi da qualsiasi gabbia.


Che legame unisce il suo personaggio al frate e allinquisitore?

Si tratta di personalit lontanissime per vita e ruolo che incarnano tre solitudini immense e cercano esattamente la stessa cosa. Tra loro nasce un legame platonico tenace e puro. Pi che il bisogno di farsi vedere dal mondo, sono spinti da unesigenza intima: quella di trovare anche una sola anima capace di comprenderli nel profondo.  questo slancio a unirli in modo cos viscerale.

Il titolo evoca la risata di Dio.

Per me  la vera intuizione del film: latto di ridere qui non veicola una leggerezza superficiale, rappresenta una vera ancora di salvezza. Spesso chi ha pi bisogno di fede  proprio chi si chiude nel dolore. Portare la gioia agli ultimi, ai disperati  un atto davvero eversivo, mentre il potere perde spesso il contatto con la vita reale e, irrigidendosi, non riconoscere la purezza di chi cerca di regalare sollievo ai sofferenti.  una riflessione potentissima.


La spiritualit  una dimensione che le appartiene?

Non sono mai stata credente o praticante in senso tradizionale. Ci sono stati momenti della vita in cui ho creduto in qualcosa senza nemmeno sapergli dare un nome e altri in cui proprio non ci sono riuscita. Ho creduto molto di pi nelle persone che mi sono state vicine e che hanno cercato di farmi del bene. E poi ho provato a credere in me stessa, che  forse la sfida pi grande di tutte. Pi che in una religione, penso che dovremmo ritrovare fede nella nostra umanit.


Dalladolescente violata di La ragazza ha volato allirrequieta Cavallina di Larte della gioia, fino alla contessa indomabile di Dio ride: cosa accomuna i ruoli che interpreta?

Sono creature erranti. Persone che rimangono ai margini della societ perch hanno vissuto un trauma o nascondono una ferita e faticano a integrarsi. Mi interessa dare luce a chi non ne ha, a chi non viene ascoltato. La recitazione per me  un gioco psicologico per rianalizzare anche pezzetti della mia vita:  una sorta di grado zero di psicoterapia.

Qualcosa di cui sente il bisogno?

Sempre. Sono anchio, a tratti, una persona molto insicura, ma il mio vero nemico non  mai stato il giudizio altrui:  piuttosto lautocritica.  il mio stesso giudizio che si rivela spietato e spesso mi paralizza. Col tempo, per, ho imparato a usarlo a mio favore. Sul set faccio giocare quella sensazione: quando interpreto personaggi fragili, spezzati o insicuri, prendo quel peso che sento dentro e lo metto direttamente in scena.  diventato il mio modo per domarlo.


Cosa resta della bambina che ha esordito a 7 anni?

Allinizio, questo era semplicemente il gioco pi bello del mondo. Recitavo senza lincubo dellauto-giudizio, provavo un senso di libert assoluto che non ho pi ritrovato in nessunaltra cosa. Poi cresci e arrivano le responsabilit, le sovrastrutture, la consapevolezza che stai facendo un lavoro serio. Ma, se perdi quel contatto con il gioco, questo mestiere ti distrugge in un attimo.

Si tiene lontana dalle derive mondane dellindustria dello spettacolo: perch?

Non  un ambiente che mi appartiene. So benissimo che frequentare feste e fare pubbliche relazioni pu aprire tante porte, ma io sono una persona estremamente schiva. Amo da impazzire il mio lavoro ed  lunico momento in cui sento davvero il bisogno di espormi. Fuori da l, la mia riservatezza e la mia timidezza prendono il sopravvento.


Alma Noce  anche produttrice e sogna di dirigere un film
Una passione che lha spinta a produrre anche un film.

 stata una folgorazione. Quando ho scoperto la sceneggiatura di Punk State di Loris Di Pasquale, un dramma psicologico sulla perdita invisibile della nostra libert (che avr una distribuzione a eventi a partire da ottobre, ndr), sono rimasta scioccata. Non avevo mai letto nulla del genere. Ho capito che dovevo dare il mio contributo, perch sarebbe stata unavventura irripetibile. Si tratta di un film coraggioso, di genere, che fa discutere e spesso anche litigare la gente in sala: per me, che sono sempre resta a buttarmi nella mischia,  stato un momento di emancipazione enorme.


Prossima tappa, la regia?

 il mio sogno da quando ero piccolissima. Sto scrivendo una storia che mi tormenta da tempo, ha gi cambiato forma mille volte. Ma non ho fretta, voglio trovare il modo giusto per farla venire fuori:  un approdo a cui prima o poi arriver, quasi naturalmente.

Se potesse tornare indietro?

Rifarei tutto cos, senza esitazione. Tutti i miei pi grandi passaggi di crescita, come attrice e come donna, li devo a questo mestiere. Non sarei nemmeno un decimo di quella che sono oggi se non avessi percorso questa strada.