Buon compleanno weekend: 100 anni e ancora ci scappi dalle mani.

Cento anni fa un imprenditore "regal" ai suoi operai il sabato libero per venderci pi automobili. Oggi, quel giorno della settimana rispondiamo alle mail, magari in fila alla cassa del supermercato. Cosa resta del weekend, e perch vale ancora la pena difenderlo.

di Marta Gatti.

Sabato mattina, fila alla cassa del supermercato: telefono in una mano, spesa nellaltra, e in mezzo una mail di lavoro a cui rispondere solo un attimo. Difficile immaginare che dietro a quelle due ore libere di fine settimana ci sia, centanni fa, il calcolo di un industriale che voleva venderci pi automobili. Eppure  cos, ed  da l che vale la pena ripartire per capire cosa sia rimasto, oggi, del weekend.

Perch esiste il weekend: la storia di Henry Ford.
Lo spunto per raccontarvelo me lo ha dato un lungo e bellissimo reportage del Guardian, firmato da Jess Cartner-Morley, uscito per celebrare proprio questo anniversario: cento anni dallinvenzione, pi o meno ufficiale, del weekend come lo conosciamo.


Nel 1926 limprenditore Henry Ford annunci che nelle sue fabbriche si sarebbe lavorato cinque giorni invece di sei, con il sabato compreso nel riposo, senza toccare lo stipendio. Non lo fece per bont danimo. Pochi anni prima aveva inventato la catena di montaggio, che aveva reso gli operai pi produttivi ma anche pi esausti: lassenteismo nelle sue fabbriche era arrivato al 10%. Il weekend, in un certo senso, fu la sua correzione di rotta, un modo per tenere in piedi gli stessi uomini che la catena di montaggio stava logorando.

E cera anche un secondo calcolo: chi ha tempo libero, pensava Ford, compra pi automobili per andarci in gita fuori porta. Il riposo, fin dalla sua invenzione ufficiale,  stato anche marketing.


LUnione Sovietica e gli undici anni senza weekend.
Il dettaglio che per mi ha colpita di pi, tra quelli raccontati nellinchiesta, riguarda lUnione Sovietica, che per 11 anni, tra il 1929 e il 1940, decise di abolire il weekend: un giorno di riposo a rotazione, diverso per ogni cittadino, cos che le fabbriche non si fermassero mai.

Sulla carta, un capolavoro di efficienza. Nella pratica, un disastro umano: un lettore scrisse al quotidiano Pravda lamentandosi che, con moglie in fabbrica e figli a scuola in giorni diversi, il suo giorno libero lo passava semplicemente da solo, perch non cera nessuno con cui condividerlo.


Lesperimento fu poi abbandonato: la produttivit sperata non era mai arrivata e le famiglie si erano lentamente scollate. Si scopr, nel modo pi duro, che un giorno di riposo da soli non serve quasi a niente. Il weekend funziona solo se  condiviso.

Tra smart working e turni flessibili.
Mi domando, allora, se non sia questo il punto che stiamo perdendo di vista oggi, centanni dopo Ford. Il weekend non  mai stato solo non lavorare:  stato il tempo in cui tutti, pi o meno, non lavoravano insieme. Ed  una cosa che diamo per scontata fino a quando non ce la troviamo tra le mani sfilacciata. Un sabato passato con il calendario aperto e il cervello altrove, una domenica sera gi colonizzata dal luned. Quella specie di cambio di guardia tra fidanzati con turni sfalsati, che si vedono pi al citofono che a tavola.


I dibattiti sulla settimana corta, lo smart working, i turni flessibili. Tutto questo ci potr anche aver dato pi libert individuale, ma ci ha tolto qualcosa che avevamo dato per scontato: la certezza che il nostro tempo libero coincidesse con quello di chi amiamo.

Il weekend non  uguale per tutti.
Come la storia insegna, il weekend non  mai stato un dono dellalto n una casella nellagenda come le altre.  un accordo tacito tra chi ci vive intorno e funziona solo finch in tanti, insieme, continuano a rispettarlo. Un patto per cui io mi fermo perch sai che ti fermi anche tu, e allora possiamo vederci. O, se siamo colleghi, rispettare i nostri rispettivi riposi.


Ma quel patto, oggi, non vale per tutti allo stesso modo. Chi lavora in corsia, chi  alla cassa di un supermercato, chi consegna pacchi o serve le pizze al tavolo, il weekend spesso non lo vede proprio: il turno non guarda il calendario degli altri. Per loro il tempo libero non si  fatto pi liquido, semplicemente spesso non c o arriva quando tutti gli altri sono gi al lavoro. Parlando di weekend che si allungano e si accorciano, sarebbe facile dimenticarsi che questa flessibilit resta un lusso disponibile solo a una parte della forza lavoro.

Il mio weekend comincia, se va bene, il venerd sera, ma spesso il venerd  gi una sorta di zona grigia fatta di messaggi letti con un occhio solo e di ci sentiamo luned scritti alle 16:30. Per chi pu lavorare da qualsiasi posto, il confine tra dentro e fuori dal lavoro, che una volta era netto come il fischio di una fabbrica, oggi  una linea tratteggiata che ognuno disegna un po a modo suo.


Ma questo  il weekend di una minoranza. E proprio per questo la storia del fine settimana resta, prima di tutto, la storia di una diseguaglianza da tenere docchio, non solo unabitudine da reinventare.

Il fine settimana non muore, cambia forma.
Non credo che il weekend stia morendo. Credo che stia facendo quello che ha sempre fatto: cambiare forma.  nato come una mezza giornata di sabato,  diventato un giorno intero, poi due, e oggi si allunga da una parte  mangiandosi il venerd  mentre si restringe dallaltra, con la domenica sera infettata dal Sunday blues.

Non  la prima volta che il weekend viene dato per spacciato: lo racconta bene lo stesso reportage del Guardian, che ricorda come i vittoriani temessero che gli operai avrebbero sprecato il tempo libero ubriacandosi, e come i genitori degli anni 50 incolpassero la televisione di svuotare le case. Ogni generazione ha temuto che la propria versione del riposo fosse quella sbagliata e ogni volta il weekend ha trovato unaltra forma in cui sopravvivere.


Questo non vuol dire far finta che vada tutto bene, n per chi il weekend non ce lha mai avuto, n per chi ce lha ma fatica a difenderlo. Anche per chi lavora in modo flessibile, la reperibilit costante  un modo per lasciarsi rubare qualcosa che nessuno ci chiederebbe di restituire con la forza, ma che finiamo per consegnare da soli, spontaneamente.

Perch vale ancora la pena difenderlo.
Probabilmente s, il weekend sopravviver, magari in qualche forma che ancora non sappiamo immaginare. Centanni fa lo abbiamo avuto non solo per riposare, ma per avere un tempo che fosse davvero nostro, insieme a chi amiamo. Un giorno libero, da solo, non  un giorno libero.  solo unassenza dal lavoro.


Se c una cosa che vorrei portarmi a casa da questa storia letta sul Guardian, come 24enne che scrive di venerd pomeriggio con un occhio gi sul weekend,  questa: proteggere il tempo condiviso  manutenzione. Se unidea nata per vendere pi automobili  sopravvissuta cento anni, cambiando forma ogni volta che il mondo del lavoro cambiava intorno a lei, forse merita ancora un po di fiducia. Il riposo non  un favore che qualcuno ci concede,  un diritto. E merita che qualcuno continui a difenderlo. Non solo per legge, ma anche nel piccolo della nostra quotidianit.