Violentata a 13 anni nel minimarket: bastano due parole per uscire di cella? 

La scioccante violenza sessuale su una ragazzina di 13 anni a Torino mostra una sola cosa: che pu non bastare denunciare e fornire prove video inconfutabili perch all'aggressore baster dirsi "dispiaciuto" per essere immediatamente scarcerato. Si chiama "resipiscenza" ma, in questo caso,  stata applicata in modo puramente burocratico.

di Barbara Rachetti.

Se cerchi il prezzo della dignit e della sicurezza di una ragazzina di tredici anni, a Torino lo trovi nel reparto corsie di un minimarket in periferia nord, a Madonna di Campagna. Costa appena tre euro: il prezzo di un succo duva e due ai frutti di bosco che era andata a comprare per i suoi fratellini.

Liberato dopo 48 ore il 42enne violentatore.
Ma se cerchi il prezzo della libert per chi quella bambina lha abusata in mezzo agli scaffali, la tariffa  ancora pi stracciata: basta pronunciare due parole strategiche, sono dispiaciuto, per vedersi aprire le porte della cella dopo appena 48 ore.

La cronaca del caso, ricostruita dal quotidiano La Stampa, lascia sbigottiti non solo per la brutalit dellabuso, ma per la sconcertante risposta della giustizia. Sabato subito dopo pranzo, una tredicenne esce di casa per una commissione banale e si ritrova intrappolata allinterno del negozio, abusata dal gestore dellattivit, un uomo di 42 anni. Alluscita dal locale, la bambina crolla sul marciapiede, sopraffatta da panico e nausea, prima di riuscire a telefonare alla madre e a un amico. Viene poi soccorsa e trasportata in ospedale, dove viene attivato il Protocollo Bambi per le vittime di abusi.

Un uomo recidivo: aveva aggredito 40 minuti prima unaltra donna.
Un incubo interamente immortalato dalle telecamere di videosorveglianza dello stesso negozio. E quei video rivelano che non si  trattato di un fatto isolato. Appena quaranta minuti prima dello stupro della ragazzina, lo stesso identico uomo aveva aggredito tra le corsie una cliente adulta, che era riuscita a spingerlo via e a fuggire prima di essere inseguita fino alluscita.

Scarcerato vista la sua resipiscenza.
Di fronte a questo scenario di serialit predatoria consumata nel giro di tre quarti dora, il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) ha comunque disposto la scarcerazione delluomo dopo sole due notti trascorse nel carcere Lorusso e Cutugno. Una decisione motivata, oltre che dallassenza di precedenti penali e dalla consegna dei filmati, da una presunta resipiscenza manifestata dallindagato.

Ma cos questa resipiscenza? Leggiamo che rappresenterebbe il ravvedimento operoso, la consapevolezza intima del disvalore sociale della propria condotta e del trauma inflitto alla vittima. Bastano 48 ore di cella quindi per pentirsi di aver provocato un trauma indelebile nella psiche di questa piccola vittima? Un trauma che ne causer altri a cascata, che dovr curarsi tutta la vita.

Prima il silenzio, poi lo strategico pentimento.
Accade questo. Durante ludienza di convalida lindagato si avvale della facolt di non rispondere. In modo scaltro sceglie il silenzio processuale, rifiutando di sottoporsi alle domande degli inquirenti e di chiarire i dettagli di unaggressione brutale. Poi, in coda alludienza, pronunciato una singola dichiarazione spontanea: si dice dispiaciuto.

Ecco il paradosso: la giustizia eleva questo generico rammarico verbale  pronunciato a bocca chiusa da chi non ha voluto collaborare allinterrogatorio  a resipiscenza sufficiente a mitigare le esigenze cautelari. Un pentimento a basso costo, utile a evitare il carcere, che scambia la convenienza strategica di un imputato per un reale cammino di ravvedimento.

La collaborazione a doppio taglio e la pericolosit delluomo
Anche la collaborazione dellindagato, valorizzata dal GIP per aver consegnato spontaneamente i video delle telecamere interne, assume contorni grotteschi. Quegli stessi filmati si sono rivelati non un atto di generosa ammissione di colpa, ma la prova regina della sua colpevolezza e, soprattutto, della sua pericolosit. Sono quelle riprese a mostrare come luomo avesse gi tentato di aggredire unaltra donna quaranta minuti prima, delineando una condotta ripetitiva e predatoria nello stesso spazio e nello stesso pomeriggio.


 proprio su questo punto che si consuma la frattura con il Pubblico Ministero Paolo Cappelli. Per la Procura, che aveva richiesto fermamente la custodia cautelare in carcere, il concreto rischio di reiterazione del reato  altissimo. Il PM ha evidenziato la gravit inaudita della violenza su una minore di tredici anni, la piena consapevolezza dellet della vittima da parte del gestore del negozio e la spregiudicata ripetitivit delle sue azioni. Elementi oggettivi e drammatici che nessuna dichiarazione spontanea di dispiacere dovrebbe poter cancellare o ridimensionare.

Un precedente pericoloso per la credibilit dello Stato.
Invece, il quarantaduenne  tornato in libert con la sola misura dellobbligo di firma quotidiano presso il commissariato di zona.

Il messaggio che esce dal tribunale di Torino  devastante. Alle vittime di violenza sessuale si dice che denunciare e fornire prove video inconfutabili pu non bastare, perch allaggressore baster recitare la parte del dispiaciuto per evitare la cella. Agli aggressori si offre una scappatoia legale quasi ridicola: avvaletevi del silenzio, ditevi dispiaciuti e la resipiscenza vi rimetter in libert.