Intervista rilasciata a "Il Giornale".

Maria Sorbi
LA STORIA.
Io, un cieco giramondo. Il mio viaggio in 88 Paesi con la fiducia negli altri.
Bruno Bertucci, 65 anni,  un turista fuori dagli schemi. 
Le sue avventure in un libro.

Il giorno della laurea al Dams suo padre gli ha chiesto: Che regalo vorresti?. Lui non gli ha fatto nemmeno finire la domanda: Un viaggio. Vorrei un viaggio. Mi piacerebbe andare in Egitto. E da quel primo volo  cominciato tutto. Bruno Bertucci, leva 1957, musicologo e giornalista romano per Radio Vaticana, ha girato 88 paesi. Senza vederli, ma vivendoli, annusandoli, toccandoli. 

Bruno  un non vedente ma questo non gli ha impedito di tuffarsi in mille avventure. Che ora racconta in un libro, Allora ci vedo? (pubblicato con la casa editrice indipendente scritto.io). Il titolo glielo ha suggerito la madre e la dedica  riservata proprio a lei e al pap  che gli hanno insegnato a diventare un uomo indipendente. Ho sempre scritto di musica - racconta lui - ma pap mi diceva che scrivevo di cose troppo difficili. Da l ho scelto di raccontare dei miei viaggi, per far capire che se li ho fatti io che non ci vedo, li possono fare tutti, superando i propri limiti fisici. La mia non  solo una sfida per superare me stesso ma  proprio unesigenza, mi piace conoscere tutto. Prima di ogni viaggio studio gli usi e i costumi del Paese in cui sto per andare, approfondisco la sua storia. E poi via, con una valigia leggera e il suo bastone bianco, che lui definisce la mia guida verso la libert. 
Bruno sente i colori con listinto, interiorizza le voci con il cuore e memorizza gli odori, descrivendoli con una precisione impressionante anche dopo anni. E cos il suo Marocco sa di spezie ma anche delle montagne di pesce pungente di Tangeri. La sua Danimarca, da cui  appena rientrato, profuma di pulito. Dalla Colombia a Santo Domingo, dallAlgeria allEstremo Oriente, Bruno ne ha collezionate parecchie. Come  stato bello perdersi sulla spiaggia di Kuta a Bali. Ho perso lorientamento e sono andato dalla parte sbagliata, ride. Una volta in Marocco ho seguito un profumo meraviglioso di fiori e mi sono seduto su una panchina per gustarmelo fino in fondo. E subito arrivato un poliziotto e mi ha detto che non potevo stare li. Per sbaglio ero entrato nellarea del ministero delle telecomunicazioni che quel giorno era chiuso. Perdersi non lo spaventa affatto, alla fine la via di casa la ritrova sempre. E poi il mondo  pieno di persone gentili, ovunque. Ho sempre incontrato gente a cui chiedere informazioni, che mi ha sempre aiutato. E ho passato ore ad ascoltare i racconti di chi ho incontrato in giro per il mondo. Questa abitudine Bruno non la perde nemmeno quando  a Roma: si siede al tavolino del suo bar di fiducia, sfoglia le pagine dellInternazionale e spera di incontrare qualche turista per parlare un po di portoghese e francese, e vivere le loro storie. 
I primi viaggi sono stati tour organizzati. Ma confesso che i ritmi dei viaggi di gruppo mi stanno un po stretti. Preferisco prendere un taxi e andare a curiosare per la citt per  i fatti miei. Il senso dellavventura lha anche messo nei guai in qualche occasione. Come quella volta in Algeria, quando ha trascorso qualche giorno in giro con un gruppo di marocchini. Mi sono reso conto dopo un po che volevano farsi pagare tutto da me, allora me ne sono andato. Ho attraversato la frontiera da solo con il mio trolley, a piedi. E una volta in Marocco mi sono fatto portare in auto nella citt pi vicina. Parla del mondo come di un grande gioco da esplorare in ogni suo angolo, da raccontare con lintensit di chi non lo vede ma ci si sente a casa. E poi io salto la fila ovunque, vuoi mettere? ironizza. Qualche su qualche statua c il cartello Non toccare per me fanno sempre uneccezione. Insomma, tutto si pu fare. Ho perfino passeggiato nella foresta amazzonica senza inciampare negli alberi. E anni fa ho pure fatto parapendio di nascosto dai miei genitori. Quanto mi sono sentito libero.
