STORIE E CULTURA.

Canti Arbresh nellItalia meridionale. 
Colloquio col prof. Alessandro Rennis.
di Bruno Bertucci.

Questo articolo-intervista, rappresenta un breve contributo per la conoscenza delle minoranze etniche in Italia in un momento in cui tutti si riempiono la bocca con la parola etnia pronunciata impropriamente. In alcune regioni italiane, come il Molise, la Basilicata, la Puglia, la Calabria e la Sicilia, vivono comunit albanesi. Un loro breve profilo socio-culturale ci viene illustrato da un incontro avuto con il professore Alessandro Rennis, attento osservatore degli sviluppi della cultura albanese e dei rapporti della stessa con la madrepatria.
L'esodo in massa dall'Albania, la cosiddetta "fuga dei trentamila", sollecita alcune considerazioni culturali di notevole rilievo. Tutto ormai  stato detto sul piano politico, su quello economico, sulle implicazioni umane, sulle vicende storiche, sulla schiavit all'ideologia marxista e leninista del popolo albanese.
Gli avvenimenti recenti hanno portato alla ribalta questo popolo, non solo il popolo albanese in s, bens, e questo a beneficio di quanti forse non siano informati dellargomento, hanno portato alla ribalta anche i paesi italo-albanesi disseminati in Italia nonch la loro storia. Si tratta di una ricca minoranza etnica arbresh presente in Italia da oltre 500 anni che si esprime in albanese, che canta le proprie tradizioni in albanese, che manifesta il proprio credo religioso di rito greco-bizantino in lingua greca e in lingua albanese dopo il Concilio Vaticano II.
In questa sede intendiamo parlare del folklore di queste popolazioni italo-albanesi col professor Alessandro Rennis, il quale si  sempre interessato del folklore arbresh e che si  distinto anche per alcuni studi sull'argomento pubblicati dalla rivista dell'Universit di Tirana, la Rivista di scienze popolari.
Parlare del folklore arbresh di questi Paesi significa soprattutto discutere circa le attuali situazioni del folklore medesimo. In generale si pu affermare che pochi sono i caratteri autentici sopravvissuti all'ondata di omologazione culturale che ha travolto anche questo aspetto, che va inesorabilmente trasformandosi e al contempo viene assorbito da manifestazioni analoghe soprattutto dell'Italia meridionale.
Il professore, circa il rapporto tra i paesi arbresh e l'Albania, sul piano del folklore, sottolinea, inoltre, un aspetto che avvicina la musica arbresh a quella turca. Il folklore d'Albania, infatti, ha seguito una strada che l'ha sempre pi accostato ai moduli musicali turchi e questo  chiaramente spiegabile sotto il profilo storico. Inoltre, il regime marxista-leninista si  servito perfino del folklore per fare propaganda ideologica tant' che moltissimi canti popolari esaltavano la figura di Enderoxa, ultimo leader di questa martoriata terra d'Albania.
II folklore arbresh d'Italia, invece, proprio per le difficolt iniziali di omologazione, per l'isolamento dei paesi arbresh,  sopravvissuto nella sua veste originaria per molto tempo. Si pu dire che nel corso di quest ultimo mezzo secolo si  riusciti a trasformare il folklore arbresh portando le giovani generazioni a cambiare la tradizione secondo moduli musicali che a noi risultano estranei. In effetti, per esempio, nella tradizione popolare vanno sparendo i ritmi impari, caratteristica della musica popolare originaria. I ritmi impari sono stati smussati e passati a ritmi pari. Anche se, dicevo, nella nostra realt folkloristica sopravvivono alcuni melismi, alcuni canti antichissimi; cosa che invece  raro riscontrare in Albania.
Carattere fondamentale della nostra musica e dei nostri canti  che tutta la produzione folkloristica predilige l'espressione vocale, non quella strumentale. Ricca  la variet di espressioni vocali con contrappunti che anticipano alcuni ritmi caratterizzanti un po' tutta l'antichissima espressione musicale dell'area balcanica. Le parole, invece, sono quelle pi facili a sparire e ad essere sostituite. In effetti, le parole dei nostri canti si muovono, possiamo dire, nella intonazione caratterizzante la musica popolare dell'Italia meridionale in genere.
Dicevamo dei testi, delle parole; per lo pi si canta la donna amata restia a concedere i suoi sguardi innamorati al futuro sposo. Si tratta di amori contrastati, si tratta di amori tristi, si tratta di memorie, si tratta di amori sopravvissuti alla morte dell'uno dei due protagonisti. Questo  il tema dominante, ma c' anche il tema dell'esilio e della invocazione della libert.
Gi in questo tipo di contenuto musicale  superfluo sottolineare quanto disti il nostro folklore da quello della madrepatria. Ci nonostante il filone fondamentale dei pi antichi tra i nostri canti, manifesta la propria origine orientale e caratterizza in modo inconfondibile l'autenticit e l'originalit del nostro modo di cantare rispetto a tutti gli altri paesi dell'Italia meridionale. Mi preme sottolineare all'attenzione di chi legge proprio questo tema: ad una fondamentale fratellanza di origine corrisponde oggi una evidente differenziazione fra le due tradizioni musicali. Nella nostra realt si  tentato il rilancio delle nostre tradizioni attraverso varie iniziative. Tra queste, il festival di San Demetrio Corona, che era nato con questo intento, ma ben presto si  trasformato in uno strumento di propaganda musicale "occidentale", in una manifestazione canora qualsiasi, con testi arrabattati alla meglio, musicalmente nati e sviluppati sotto l'influenza della canzone occidentale. Quindi, parlare di festival della canzone arbresh  fuori luogo perch di arbresh quel festival ha ben poco, direi che ha soltanto la lingua. Ma allora, quale futuro attende questa nostra cultura, questa nostra tradizione folkloristica? Poco vi  da sperare circa la conservazione del meglio. Ormai si tratta di salvare il salvabile, nel senso che le amministrazioni comunali si dovrebbero far carico quanto meno di raccogliere in nastroteche e videoteche canti, manifestazioni popolari a buona memoria della posterit. Poich ogni anno che passa, passano gli uomini, passano le tradizioni, anche quelle poche che ancora sopravvivono. Ormai  raro sentir cantare liberamente e nella forma originaria i nostri canti: ognuno li ha trasformati. In ogni Paese si canta di tutto mescolando contenuti e musica senza un controllo, senza una guida culturale.
E questo ritengo sia il pi grave danno che si possa fare alla nostra tradizione popolare arbresh.

