STORIE E CULTURA.

ARCHEOLOGIA DI COPN: STORIA E MISTERI.
UNA MISSIONE ITALIANA ALLA SCOPERTA DEI MAYA.
di Bruno Bertucci.

Nel 2003 ho avuto lopportunit di visitare le rovine Maya di Copn, valorizzate dalla ricerca di un gruppo di archeologi italiani. In questa missione sono impegnati anche un gruppo di archeologi degli Stati Uniti, nonch uno giapponese. Il sito  stato tra laltro visitato dallImperatore del Giappone Akihito.
Questi scavi sono una testimonianza molto significativa dei Maya, popolo di astronomi, astrologi e matematici, e si trovano nellHonduras nord-occidentale. Copn, situata in una valle di circa 24 km quadrati, a 700 metri s.l.m.,  stata la prima citt Maya ad essere oggetto di ricerche scientifiche. 
I primi scavi vennero eseguiti verso la fine dell800. Successivamente proseguirono grazie alla missione del Peabody Museum e della Carnegie Institution di Washington. Nel 1975 inizi lepoca moderna di queste ricerche con il Proyecto Valle de Copn, programma archeologico pi lungo e articolato tra tutti quelli applicati ai siti Maya. Molti furono i risultati ottenuti, come quelli di aver definito i modelli di insediamento della valle e aver scavato non solo complessi cerimoniali, ma anche residenziali, le Sepulturas.
Dal 1977 al 1980 Baudez diresse il Proyecto Arqueolgico de Copn insieme con lInstituto Hondureo de Antropologa e Historia (IHAH); quindi, dal 1980 al 1985, il direttore William Sanders riusc a datare gli insediamenti col metodo dellidratazione dellossidiana. In seguito lIHAH lavor con gli archeologi Webster e Ricardo Agurcia, dando il via al Proyecto de Mosaicos de Copn, predisposto da Harvard, un progetto il cui fine  quello di identificare lenorme corpus delle facciate scultoree del sito, ormai quasi del tutto crollate. Nel 1989 Agurcia inizi il Proyecto Arqueolgico de la Acrpolis de Copn, subito seguito da Wyllys Andrews che vi scav nel 1990.
Il sito comprende tra laltro un Cementerio, o Cimitero, testimonianza della antichissima occupazione dello stesso; le prime tracce di insediamento risalgono addirittura al 1000 a.c.: per riuscire a datarle si sono scavate pi di 2 km di gallerie tra i tufi vulcanici che costituiscono il tipico materiale da costruzione di Copn, la cantrite, un minerale di colore verdastro.
Il simbolo della citt, il pipistrello, ci ricorda la stirpe dei Maya dellest che da Copn dominarono tutta la frontiera con lAmerica Centrale. 
Dopo pi di un secolo ininterrotto di ricerche archeologiche si sono visionati quasi 2000 anni di storia, dal 1000 a.C. (periodo Preclassico) al Postclassico. Si stanno effettuando inoltre studi di carattere iconografico ed epigrafico. 
In questo magico contesto, abbiamo incontrato la dottoressa Maria Antonietta Fugazzola, dirigente archeologa del Ministero dei Beni Culturali, responsabile della missione italiana, che illustra esaurientemente quanto la missione da lei diretta stia realizzando.
D: Pu parlarci della missione italiana a Copn? Quali sono gli intenti, com iniziata e quali sono stati gli sviluppi?
R: La nostra missione  iniziata nei primi mesi del 2003, grazie ad accordi presi tra i Ministeri Italiani degli Esteri e dei Beni Culturali e i Ministeri della Cultura e del Turismo dellHonduras. Gli accordi prevedevano che lItalia inviasse una sua missione ufficiale composta da archeologi della Sovrintendenza Speciale al Museo nazionale Preistorico-Etnografico Luigi Pigorini, per scavare in questo sito, uno dei pi importanti luoghi maya di tutta lAmerica Centrale.  rilevante anche ricordare che si tratta della prima e unica missione italiana che  stata incaricata di condurre ricerche archeologiche in un sito Maya. 
Siamo un gruppo di archeologi, studiosi dellarea Mesoamericana, che hanno avuto in concessione per cinque anni lo scavo di un settore estremamente interessante di Copn, ubicato in una zona intermedia tra limponente Centro Cerimoniale (detto anche Gruppo Principale) ed il quartiere residenziale definito Las Sepulturas (ove erano le abitazioni dei nobili), nei pressi della strada sacra (sacb) che certamente doveva collegare queste due parti della citt. Il settore ove operiamo non era mai stato indagato in precedenza (caso raro, in questa zona prossima al Centro Cerimoniale). 
D: Come sono iniziati i lavori in questi luoghi che ci riportano ad una delle maggiori civilt precolombiane?
R: Abbiamo intrapreso da poco la prima missione, iniziando a pulire quello che localmente viene definito monticolo, cio una collinetta completamente ricoperta da una vegetazione particolarmente rigogliosa, di terra e di sassi e massi crollati dallalto. Si tratta di una grande struttura  che possiamo gi definire una grande piramide terrazzata  isolata e perfettamente orientata secondo le conoscenze astronomiche dei Maya. 
Siamo allinizio della nostra missione e speriamo di poter fare delle scoperte interessanti per contribuire ad unulteriore sviluppo delle nostre conoscenze su alcuni aspetti di questa cultura Mesoamericana. Vorremmo anche poter restaurare i monumenti presenti nel settore a noi affidato per poi valorizzarli e continuare nellottimo rapporto con lIstituto di Antropologia e di Storia dellHonduras, che ci ha accolto con tanta cordialit. Ed inoltre ci piacerebbe fare formazione per contribuire a sviluppare sempre di pi in Honduras larte della conservazione, del restauro e della comunicazione museale. 
In realt, ad oggi, in questo paese ricco di importantissime testimonianze archeologiche, vi  un numero molto limitato di archeologi.
D: So che in questa ricerca sono presenti anche altre missioni. Quali sono i rapporti di lavoro?
R: Non c collaborazione tra le varie missioni straniere perch ogni missione archeologica ha la sua zona di studio.
La collaborazione, semmai, consiste nello scambiarsi opinioni e dati per la ricerca, ma non nel collaborare nelle operazioni di scavo e di conservazione, anche perch le tecniche e le metodologie adottate sono tra loro differenti. 
Nellambito del Centro Cerimoniale hanno lavorato e continueranno a lavorare i colleghi americani e quelli giapponesi; ma in questo momento non sono in corso da parte loro missioni di scavo.
D: A tal proposito, con quali tecniche siete riusciti a ricostruire i geroglifici?
R: Alcuni colleghi americani, che hanno cominciato pi di trentanni fa a studiare la scrittura maya, dopo la scoperta che i glifi hanno un valore sillabico, hanno iniziato a mettere insieme tutti i tasselli delle moltissime sculture rinvenute qui a Copn. Vi  una quantit enorme di geroglifici scolpiti, in buona parte decifrati, che forniscono informazioni essenziali soprattutto sulla storia dinastica della citt-stato.
Con un lavoro enorme e di grandissima pazienza, di recupero, di catalogazione e infine di lettura, sono stati recuperati tutti i resti contenenti geroglifici che, affastellati dai vecchi scavatori, giacevano sparsi disordinatamente nellarea.  senza dubbio una delle opere basilari per poter ricostruire con attendibilit la storia di questa popolazione.
D: Operazione molto difficile
R: Certo, di grande impegno e precisione.
D: Ma, a suo avviso, gli hondurei si sono resi conto di che tesoro possiedono a Copn?
R: Senzaltro, e proprio per questo il popolo hondureo ha dimostrato una cordialit cos grande verso la nostra missione, accogliendoci con la massima fiducia. 
Esiste lAssociation Copn, ideata e fondata da un grande archeologo, Ricardo Agurcia, che vive qui per gran parte dellanno e che, oltre a scavare, progetta azioni di maggiore sviluppo e valorizzazione di questo sito. Credo che tutti gli hondurei si rendano perfettamente conto della grande importanza che questo sito archeologico riveste per loro, anche per una pi rapida evoluzione di questa regione. 
D: Tornando ai Maya, ci sono legami evidenti con le altre popolazioni autoctone del Centro America?
R: Senzaltro. Ci sono delle filiazioni e delle vicinanze tipologiche chiarissime. Allo stesso tempo Copn, essendo un territorio di confine, mostra di aver avuto contatti, anche stretti, con altre popolazioni dellHonduras centrale e orientale. Nella zona di abitazione dei nobili, ad esempio, vi erano quartieri dove probabilmente risiedeva una popolazione di etnia diversa. Fabbricavano ceramiche e tessuti, lavoravano cesti e conchiglie, nonch ornamenti e piume di provenienza alloctona.
D: Ci pu raccontare, in breve, il periodo di massimo splendore vissuto dalla popolazione di questo luogo?
R: Copn raggiunse lapice della sua grandezza fra il 400 e l800 d.C.. In questo periodo i nobili tra i Maya della valle di Copn dovettero vivere sicuramente quattro secoli di vita splendida. Successivamente ci fu un lunghissimo periodo di decadenza.
D: Per quale motivo?
R: Lipotesi  che si sia trattato soprattutto di un processo di massima, eccessiva, espansione demografica: la valle non riusciva pi a contenere e a dare sufficiente nutrimento a tutta la popolazione, le foreste ed i suoli erano stati troppo sfruttati, il terreno non era pi abbastanza fertile; questa situazione negativa era poi aggravata anche dalla deforestazione delle montagne che ha portato allaumento delle inondazioni invernali. 
Sembra che, nellambito della vallata di Copn, dove prima vivevano le famiglie di commercianti e artigiani di un certo livello, in periodi successivi alla fine del regno si siano installati piccoli gruppi di genti che hanno continuato a vivere in questa zona per circa altri duecento anni, ma in modo ormai completamente diverso: non cera pi lo splendore della corte. Queste sono alcune delle ipotesi avanzate dagli archeologi e dagli storici che si sono occupati di Copn. 
D: Ha una storia particolare che pu raccontarci riguardo un altro scavo di cui  stata protagonista?
R: In questo caso andiamo in un paese ed in epoche totalmente diverse; penso agli scavi archeologici subacquei che ho diretto in un lago vulcanico del Lazio, ove sono preservati dei villaggi preistorici dellet del Bronzo e della prima et del Ferro e soprattutto un grande abitato, ricchissimo di testimonianze archeologiche, che risale addirittura al Neolitico Antico, a ottomila anni fa circa. Mi riferisco al lago di Bracciano, a Nord di Roma, ove  stato possibile trovare, indagare e poi valorizzare le testimonianze archeologiche, spesso ancora ben conservate, della vita di genti del sesto millennio a.C..
D: Infine, pu dirci cosa prova un archeologo nel far rivivere il passato?
R: Il piacere della scoperta  ci che larcheologo prova sempre quando, tramite i vari rinvenimenti che ha realizzato, riesce a comprendere e a far conoscere agli altri anche  un solo frammento del passato, quindi pu tentare di ricostruire  in questo caso nellambito di una societ maya  aspetti della storia, della vita, della societ e delle credenze di una civilt scomparsa. 
 
Intervista realizzata nel 2003 nel sito di Copn e revisionata nellottobre 2012
