STORIE E CULTURA.

Marocco: la musica nellISLAM.
di Bruno Bertucci. 
 
L'impressione immediata che si ha visitando un paese dell'Africa del nord, dal Marocco aIl'Egitto,  la pregnanza della religione nella vita sociale e quotidiana. In un paese della fascia maghrebina come il Marocco, che ha stretti rapporti con l'Europa, ci si pu accorgere facilmente che la maggior parte delle idee del sociale e del culturale, hanno una stretta relazione con il motivo religioso che diventa il "let-motiv".
Non vi  festa, momento della giornata, circostanza sociale, politica o culturale che non abbia questi legami. 
In Marocco non siamo in presenza di una lunghissima tradizione islamica, in quanto il paese fu uno degli ultimi del Nord Africa ad essere conquistato, durante la guerra santa musulmana (682 d.C.), per questo venne denominato in arabo "Maghreb" che significa occidente, intendendo con ci la parte pi occidentale dell'impero arabo.
Prender in considerazione un particolare aspetto socio-culturale su cui  stata proiettata l'influenza religiosa: la musica.
Le etnie che abitano nel Maghreb sono gli gnaua, etnia nera proveniente dal Sudan (ove per Sudan si intenda l'Africa subsahariana), i berberi che vi si trovano da epoca immemorabile e gli arabi appunto, i quali raggiunsero qui il loro apogeo.
Tutte le etnie sono ispirate al Dio unico e assoluto, ma ognuna di esse ha conservato le proprie tradizioni musicali e religiose.
Tratter qui di seguito alcuni fra i principali strumenti usati nella musica religiosa e pseudoreligiosa.
Gli gnaua suonano il "guembri" (strumento cordofono costituito da due parti principali: il manico e la cassa ricavati da un tronco d'albero; la cassa in particolare pu anche essere composta da pezzi di legno incollati l'uno all'altro, in modo da ottenere un semicerchio) e le "krakab" (castagnette metalliche lunghe circa un metro).
I berberi hanno due tipi di musica, la prima  soprattutto vocale "ahouach" accompagnata dal battito delle mani, la seconda, invece  di tipo strumentale e viene suonata con il "bendir" (piccolo tamburo ricoperto di pelle di montone, provvisto di due cordicelle tese), il "nakous" (pezzo di ferro a forma di piatto) e il "lutar" (piccolo liuto a tre corde dal manico lungo).
Gli arabi della campagna, infine, usano la "kamanja" (violino moderno) e la "tarija" (piccolo tamburo a calice in terracotta, decorato) ed eseguono una danza detta "Chikhat".
A Essaouira (1) si trovano anche gli Hamadcha, setta religiosa che usufruisce della "ghita" (strumento che viene impiegato in diversi tipi di musica; questo aerofono pare venga suonato nei minareti per consolare gli ammalati, ma non nelle moschee), del "tambour" (grosso tamburo gnaua, spesso legato al collo) e dell"harvaz (tamburo tubolare aperto).
Sempre in questa citt si nota anche chiaramente la distinzione tra musica sacra e musica profana. La prima si trova nella Zauia, ovvero dei santuari in cui vengono organizzate delle feste religiose che talvolta durano alcuni giorni, come ad esempio la festa degli Hamadcha sopra citati. In questo tipo di solennit, la musica  coinvolgente ed il suo scopo  terapeutico.
La seconda, quella profana,  di origine andalusa ed  composta di due specie: la prima  musica aristocratica, usata in tutto il Marocco e raggruppa diverse tradizioni musicali, quali quelle della Siria, del Maghreb e dell'Europa, l'altra  nello stesso tempo sacra e profana ed  chiamata Malhoun. 
Nella regione di Essaouira l'insufflazione  sacra, si crede possa portare alla guarigione e che sia contro la maledizione. Il corpo  considerato "abitato" da forze soprannaturali e nella cultura maghrebina l'emissione del fiato fa raggiungere in alcuni gruppi religiosi un forte stato di "trance".
I "Regraga" per esempio, che hanno la "baraka" (musica sacra eseguita da una persona discendente dal profeta) soffiano su un pezzo di zucchero e di dattero e lo danno per la guarigione. Per suonare questi strumenti a fiato, nelle feste sacre, la persona deve essere pulita, lontana da ci che sporca o ubriaca.
Gli aerofoni sono la canna del pastore; la ghita ed il "naffar" (strumento di ottone). Secondo la credenza popolare gli strumenti musicali appartengono al demonio e chi li suona va all'inferno. Ma questo  pi che altro un aneddoto legato al culto religioso. Da tutto ci si pu dedurre che la musica marocchina ha diversi "makamat (modi) ed  quindi legata a diverse etnie, formando per ciascuna di esse un proprio complesso, composto in genere di pochi strumenti, spesso integrati con voce.
Zauia  un luogo in cui si prega Dio: si suona perci della musica per attirare la gente che dopo averla ascoltata si ferma a pregare. In questi santuari, fra l'altro, pare abbia avuto la sua origine, in Marocco, secondo quanto dichiarato in una intervista a Moulay Driss, Sharif de Ouazzane la elah musica andalusa che rappresehta la musica colta. Sembra infatti che i musicisti creatori e suonatori dellandalouse dopo la cacciata dei Mori dalla Spagna di rifugiassero nella Zauia, perch incolpati di aver distratto i guerrieri mussulmani con la loro musica e quindi corresponsabili della caduta dell'Impero di Spagna.
A loro venne vietato di suonare, ma in questi luoghi sacri trovarono dei capi religiosi che cantavano e sfruttarono questa occasione per introdurre la musica andalusa. Pare che dopo Zeriab a Granada e Cordova questa fu la strada principale per la diffusione della suddetta musica del Magreh (2).
Inizialmente era considerata una musica d'elite in quanto veniva ascoltata allinterno delle grandi famiglie ma, a mano a mano, si diffuse anche tra la popolazione e rimase molto praticata soprattutto nel nord. 
Il ribab (strumento ad arco, tipica viella maghrebina con corde in crine, archetto e manico ricoperti di pelle di montone, da cui deriva la nostra ribeca)  uno dei principali strumenti che compongono lorchestra andalouse.
NellIslam lunico vero Dio  Allah.
Nelle feste gnaua si uccide un montone e ci  secondo letnologo Georges Lapassade in contraddizione con lIslam. Queste differenze si possono spiegare storicamente con il fatto che i praticanti gnaua erano e sono soprattutto dei neri, i quali in origine erano schiavi politeisti, mentre si sono venuti a scontrare con lIslam, religione monoteista.
Le notti gnaua sono la "czara"`e la "lila". La prima  una notte di feste, priva di qualsiasi ordine rituale, mentre la lila  una notte religiosa, mistica. Ha un rituale ben preciso e si svolge durante il Ramadan. La festa si chiama Kuyu, si canta, si balla e si brucia incenso. Si entra nel rituale inizando a chiamare in ordine gli spiriti, prima quelli bianchi, poi quelli neri, i rossi e via dicendo; ci sono sette colori corrispondenti a sette famiglie di spiriti. Per far sapere il luogo in cui si svolger il rituale, il maestro del gruppo fa molto rumore con i tamburi, poi entra nella casa stabilita; si continua per dieci minuti a ballare e a suonare, poi, trascorso questo breve tempo, i tamburi vengono abbandonati per tutta la notte e sostituiti dal guembri. Durante la "lila" ci sono persone che si brciano col fuoco o che si tagliano con i coltelli. Ci viene fatto perch arrivano al momento in cui l'anima si separa dal corpo. In questo spazio di tempo la persona viene rispettata dagli altri, perch essi credono che possa comunicare col demonio. 
Considerando questo aspetto, l'etnologo francese precisa che gli gnaua affermano di appartenere all'ortodossia islamica, ma nessuno  effettivamente ortodosso, in quanto la religione  un culto popolare e, come tale, deriva dal popolo, con tutte le variazioni che apporta allambiente in generale e la societ patriarcale in particolare. Da ci pu derivare il fatto di lunghe feste, ad esempio, per i matrimoni che durano due o tre giorni, feste per la nascita, la circoncisione e per l'entrata dell'uomo nella societ. 
In conclusione, vorrei ribadire il fattore sociale nella sua osmosi culturale con la musica; tutto ci  ispirato al motivo dominante non soltanto della religione ma anche della tradizione conservata nei secoli e che forse ora trova i primi segni di cambiamento. Se da un lato ci  positivo, forse economicamente, politicamente in maniera limitata, socialmente lascia un velo di tristezza per tutto quanto verr spazzato via, dal momento che la tradizione ha tramandato le musiche oralmente e solo adesso si cerca in piccola parte di conservarle attraverso delle registrazioni.
L'augurio che un osservatore europeo pu fare a queste tradizioni potrebbe essere quello di mantenersi integre il pi possibile, piuttosto che essere commercializzate da una industria sempre pi pronta a raccogliere il frutto di un selvaggio turismo. 
Purtroppo non si tiene pi conto delle tradizioni, ormai si guarda soltanto ai souvenir, non rendendoci conto che viene persa, giorno per giorno, una grossa fetta di patrimonio che non si potr reinventare.

Note
1 Citt sulla costa atlantica a sud di Safi, a nord di Agadir.
2 In questo caso, per Maghreb si intende la regione che comprende il Marocco, l'Algeria, la Tunisia ed una parte della Libia. 

