STORIE E CULTURA.

 Lorchestra, una miniera di sonorit: intervista a Stefano Ranzani.
 di Bruno Bertucci.

 Il Maestro Stefano Ranzani, nel corso di una mini tourne nel Lazio con lorchestra del Teatro dellOpera di Roma, ha rilasciato unintervista in cui sono stati affrontati soprattutto problemi orchestrali, rispondendo alle domande con la consueta semplicit e cortesia. 
 
 Secondo lei quali sono le doti indispensabili per diventare un buon direttore dorchestra?
 Scoprire lo studio, la voglia di approfondire, la curiosit di andare a scavare qualsiasi partitura nei suoi aspetti pi profondi. Trovo infatti che qualsiasi composizione operistica, sinfonica o da camera vada collocata in un ben preciso momento storico e non isolata da tutto quello che avveniva nel momento in cui il compositore scriveva la sua opera. 
 
 Come il Maestro Gavazzeni le ha insegnato a riscoprire capolavori spesso dimenticati?
 Il Maestro  stato un grande ricercatore e grande interprete del verismo, spesso considerato musica di serie B. Opere come Fedora, Madame Sans-Gne o Il Turco in Italia hanno lasciato il segno.
 Egli ha saputo trovare il bello in qualsiasi partitura affrontasse e dare una nuova luce a quante potevano sembrare un po scialbe in un primo momento, poco interessanti o addirittura poco artistiche.
 Da parte mia cerco e spero di poter proseguire lopera che Gavazzeni ha iniziato nello studio e nellapprofondimento pi totale di tutto ci che riguarda qualsiasi aspetto musicale.
 
 Quali  sono le opere che predilige dirigere?
 Parlando del grande Verdi sono affascinato dallOtello. E perch no dal trittico Traviata, Trovatore e Rigoletto o anche dal Macbeth che considero un capolavoro. Non dimenticherei, fra le altre, anche le grandi composizioni di Rossini, Donizetti, Bellini e Puccini. Sono molte le opere che varrebbe la pena rappresentare. 
 
 Vi sono aspetti del fenomeno sonoro verso cui indirizza maggiormente le sue ricerche?
 Dipende esclusivamente dallautore che si sta eseguendo. Odio i fortissimi ad effetto o i suoni sgraziati, mentre ritengo che un pianissimo eseguito bene sia diecimila volte pi forte del pi grande fortissimo dellOttava di Mahler. La musica deve essere in contatto con il cuore dellascoltatore.
 
 Cosa ne pensa delle sonorit espresse dallorchestra del Teatro dellOpera di Roma?
 A mio avviso,  unorchestra dalle enormi potenzialit. Ha nel suo organico molti giovani di incredibile valore artistico e a livello solistico  senza dubbio una delle migliori orchestre italiane. Naturalmente unorchestra  fatta non da cose inanimate. Sarebbe importante che il lavoro di un insieme di persone fosse il pi agevole possibile. Cosa difficile da realizzare, oggi, perch mancano gli investimenti per la cultura italiana ed in particolare per i teatri. Suonare in orchestra non  un lavoro come un altro; chiunque in una produzione musicale,  importante. Fin quando per, esister la mentalit per cui i dipendenti di un teatro sono solamente dei numeri difficilmente si potranno ottenere esecuzioni artistiche!
 
 La presenza del compositore in sala le taglia le ali o gliele mette?
 Credo che la presenza del compositore sia molto importante, e consideriamo sempre che fra lidea interiore di una frase musicale e la sua stesura tecnica, vi sia una frattura ed una specie di artifizio per poter scrivere quello che si ha nellanima. Avere il compositore in sala significa poter accontentare ed approfondire maggiormente quello che era il desiderio del musicista stesso.
 
 Prossimi impegni?
 Dopo la tourne ad Amburgo, dove diriger lOtello, andr a Torino e l sar impegnato nella direzione di Fedora con Mirella Freni e Placido Domingo. Successivamente terr un concerto sinfonico con la mia orchestra dellAccademia della Scala, composta da giovani selezionati da tutta Italia, di cui sono molto fiero.
 
 Perch a suo avviso questa iniziativa  stata cos poco pubblicizzata?
 Quando si cerca  di creare qualcosa di nuovo la prima difficolt sono i nemici ma non se ne capisce il perch. Qualsiasi orchestra non ruba spazio a nessunaltra; in Italia nonostante tutto c fame di musica, voglia di ascoltare. Oggi finalmente i diplomandi e i diplomati delle scuole di conservatorio italiane sono di livello internazionale: anche allestero incontro giovani che hanno vinto concorsi in scuole straniere rinomate o in teatri molto famosi. Ed allora perch non dar la possibilit ai giovani di suonare, visto che studiano anni e anni per questo? 
 Bruno Bertucci
 


