STORIE E CULTURA.

Giuseppe Saverio Raffaele Mercadante, falso in atto pubblico.
di Bruno Bertucci. 
 
Non mancano nella storia della musica in generale, ed in quella dell'opera in particolare, personaggi di sorprendente caratura artistica e valenza compositiva dei quali poco o nulla si conosce. 
Il caso di Saverio Mercadante rappresenta un esempio classico di tutto ci che la moderna musicologia non ha ancora intrapreso come quantit e qualit di ricerca, essendosi fin troppo soffermata negli studi dei grandi nomi, a discapito di alcuni raffinati autori che si incontrano nella vasta schiera di compositori a cavallo tra la fine del 700 e la prima met dell800. Questo grande artista, cos come tanti altri, venne erroneamente considerato uno dei compositori minori del periodo, e resta ancora oggi sconosciuto al grande pubblico, di conseguenza sono purtroppo ben poche le opere proposte dai cartelloni teatrali. 
Vediamo invece di conoscerlo meglio.

La vita.
Giuseppe Saverio Raffaele Mercadante nacque ad Altamura, in provincia di Bari, il 17 settembre 1795. Ebbe i primi rudimenti musicali impartiti dal fratellastro e ben presto il suo eccezionale talento sugger che dovesse avere un'educazione musicale di alto livello, che solo Napoli poteva offrire. Si trasfer quindi con la famiglia nella citt partenopea per ottenere un posto al conservatorio Il Collegio di S. Sebastiano ma, essendo gi oltre il limite det e per di pi non napoletano, falsific il suo primo nome, la data e il luogo di nascita. Ci ingann anche molti studiosi che riportarono nei loro testi la sua nascita a Napoli nel 1797 o nel 1798, cos come la statua a lui dedicata nel 1876 riporta il primo nome sbagliato di Francesco, Giuseppe, Giacinto. Grazie a questo escamotage riusc a entrare in Conservatorio ottenendo tra laltro, per le disagiate condizioni familiari, liscrizione gratuita. Qui si dedic allo studio del violino con i Maestri Furno, Tritto (qualche anno pi tardi insegnanti anche di Bellini) e Fenaroli. Nel 1816 pot accedere alla classe di composizione di Zingarelli, di cui divenne lallievo prediletto. Il suo talento come maestro concertatore del Conservatorio fu apprezzato, nel 1817, anche da Rossini che invi una lettera a Zingarelli commentando: "Mi complimento vivamente, il vostro giovane allievo Mercadante comincia dove noi finiamo". Fino ai 23 anni linteresse principale del musicista era rivolto prevalentemente alla musica strumentale; tra le composizioni di questi anni ricordiamo vari duetti, trii e quartetti, gli affascinanti concerti per flauto e altri strumenti e alcune sinfonie concertanti per strumenti a fiato. Nel 1818 compose tre balletti per il Teatro San Carlo riscuotendo un tale successo che la direzione teatrale, allora retta dal cigno di Pesaro, lo invit a dedicarsi al melodramma e gli commission lopera Lapoteosi di Ercole (1819). Da questo momento il Maestro si concentr esclusivamente nella composizione operistica. Gi nel 1821 ottenne laffermazione decisiva alla Scala di Milano con Elisa e Claudio, la sua settima opera, rappresentata successivamente a Londra, Barcellona e Parigi nel 1823, e a Vienna nel 1824, sotto la direzione dello stesso Mercadante. 
Fino al 1831 lautore viaggi nelle pi importanti citt europee, mettendo in scena i suoi melodrammi con alterne fortune, quindi torn definitivamente in Italia proprio nel periodo di maggior trionfo italiano per Bellini e dei primi successi di Donizetti. Ovviamente, dopo un'assenza cos lunga dalle scene italiane, Mercadante avvert la necessit di riconsiderare il suo stile e, se con Zaira ottenne un'accoglienza piuttosto tiepida, nel 1832 a Torino raccolse un vero trionfo con I Normanni a Parigi. Successivamente nominato maestro di cappella della Cattedrale di Novara. compose moltissima musica da chiesa (appartengono a questo periodo, tra le altre, le famose Sette ultime parole di Nostro Signore), senza interrompere la sua carriera operistica. Nel 1836 Rossini lo invit a rappresentare a Parigi, con scarso successo di pubblico, I briganti; e da qui il contatto con Meyerbeer che influ notevolmente sul suo stile, indirizzandolo a una riforma del teatro alla ricerca di un pi forte linguaggio drammatico. L'influenza del Maestro tedesco risulta evidente nella successiva opera Il giuramento, che fu prodotta alla Scala 11 mesi dopo il suo ritorno da Parigi ottenendo un successo entusiastico, tanto che questa rimane il melodramma senzaltro pi noto del compositore fino ai nostri giorni. Da questo momento Mercadante si allontana definitivamente dal suo stile precedente iniziando il programma di riforma dell'opera a cui il suo nome  rimasto associato nella storia musicale italiana. I quattro componimenti successivi, Le due illustri rivali, Elena da Feltre, Il Bravo e La Vestale, mantennero e svilupparono gli ideali di questariforma. Infatti proprio qui si ravvisa una maggiore cura del tessuto armonico, che tende a divenire pi espressivo, e soprattutto un colore orchestrale veramente nuovo, la cui importanza non sfuggir a Verdi.
Nel 1840 assume la direzione del Conservatorio di Napoli. Divenuto cieco da un occhio e, nel 1862, totalmente, continu comunque la sua attivit (scrivendo tra laltro, lavori sinfonici in memoria di Pacini e di Rossini) fino alla morte avvenuta a Napoli il 17 dicembre 1870.

Gli sviluppi nellopera di Mercadante
Il melodramma ebbe una grande popolarit e diffusione in Italia, specie durante la prima met del secolo XIX. Rossini ne propose il tono, dando impulso e carattere alla forma. Bellini ne accentu il senso lirico, Donizetti quello drammatico. Un attento studioso di Mercadante, il Professor Michael Wittmann dellUniversit di Berlino, sostiene, provocatoriamente, che il compositore sia stato elettivamente pi un sinfonista cedutosi al melodramma per obblighi di nascita, ambiente e residenza che per vocazione. In effetti fu perenne il suo impegno nel coniugare, nel colore e volume orchestrale, le nuove istanze del sinfonismo tedesco con lesperienza e labilit di maneggio della radicata e onnipresente musica per complessi bandistici tanto fortemente presente nel Regno delle due Sicilie. Daltronde, come ogni altro musicista della sua generazione, Mercadante part da Rossini, seguendone le orme fino agli inizi della terza decade del secolo con una condiscendenza non riscontrabile in Bellini, Donizetti e nemmeno in Pacini, gareggiando con questultimi in prolificit. Incalzato dalla fretta di affermarsi il giovane musica un po tutto con acritica disponibilit artigianale. Mercadante, oltre ad essere lultimo a emanciparsi da una pesante eredit rossiniana, conserva a lungo, quale tratto specifico del propro linguaggio, persistenti nostalgie napoletane nelle seducenti melodie, nella modellatura delle frasi, e in un certo ricorrente cadenzare. Queste componenti retrospettive, tipiche del Settecento napoletano, rivalutate grazie ad unarmoniosa unit di stile e ad una fresca inventiva da opera prima, conferiscono significato e gusto ad un componimento come quello di Elisa e Claudio, dove louverture si snoda vivace e cristallina. In questo melodramma rappresentato alla Scala nel 1821, si rispecchia inoltre il clima culturale della comunit musicale illuministica e contestataria, rivelando quellalone crepuscolare e nostalgico di una cultura teatrale ormai al tramonto. Il risveglio dagli aristocratici sogni di conservatore illuminato di Mercadante, ispirato anche grazie allavvento di melodrammi quali Norma e Anna Bolena, si palesa nella sua successiva opera I normanni a Parigi, dove si assiste alla dicotomia di un linguaggio che se da un lato  ancora legato a Semiramide, dallaltro si protende violentemente alla ricerca di una individuazione psicologica e di una continuit drammatica, avvertite come componenti necessarie ai casi futuri del melodramma.  linizio di un mutamento stilistico verso quella forma dopera drammatica e passionale che gli fu propria: la provocazione espressionistica, estranea a Bellini, Donizetti ed anche al primo Verdi, ottenuta mediante laccumularsi di effetti armonici, orchestrali e vocali. Le opere Il giuramento e Il bravo, soggetti tratti rispettivamente da Anglo, tyran de Padoue di V. Hugo e da La venitienne di Anicte Bourgeois, si contendono a buon diritto il titolo di capolavori assoluti per la raffinata qualit dei valori musicali pari allimpegno drammaturgico tradotto in uninvenzione formale di sorprendente ricchezza, variet e libert rispetto agli schemi tradizionali, che non vengono stravolti ma rielaborati dallinterno.  proprio in questi due capolavori che si riconoscono i primi presagi verdiani, richiami suggeriti dai temi, coloriti orchestrali, ritmi, situazioni drammatiche e della tinta generale della vicenda, circonfusa dalla prima allultima scena, avvolta nelle tenebre notturne, in un alone fatalistico di morte. Pur non avendo frequentato a lungo le scene francesi, neppure Mercadante rimase insensibile alle influenze musicali doltralpe. A parte le pi evidenti suggestioni dirette che rimandano a Meyerbeer (ne Il bravo) o a Auber (ne Il reggente), si avverte, in modo particolare nelle opere scritte dopo il 1840, laccentuarsi di unenfasi quasi gestuale nella frase melodica, di una rumorosa spettacolarit, di unopulenza orchestrale affatto peregrine per le scene italiane di quegli anni. Lopera seria, piena di febbrili trasalimenti e di cupi struggimenti lirici, quale laveva lasciata Donizetti, ora in mano a Mercadante aumenta di spessore, facendosi posata e sonoramente oratoria. Ma lautore non riuscir mai a realizzare pienamente quellunicit drammatica, quel sentire un evento teatrale come fatto unitario e dotato di caratteri specifici che sar la grande conquista verdiana. Nonostante il suo linguaggio di inequivocabile modernit, 
incombe ancora sulla produzione di Mercadante il fantasma dellopera seria col suo oggettivismo strutturale e lespressione esatta ma generica delle varie situazioni drammatiche e psicologiche, trasportabili senza danno da unopera allaltra. Le ragioni della musica, oggettivamente formalizzata, nobile e bella sempre (al contrario di Verdi che non esiter a scrivere musica brutta purch sia vera) prevalgono sui moderni valori drammatici, intesi come repertorio di gesti e di affetti da tradurre in attentissima ma generica mimesi musicale. Ne risulta pertanto unelaborata armonia sottile, spesso ricca di spunti geniali e di grande inventiva tanto da definire il compositore un grande evocatore dellantica favola melodrammatica segnata fatalmente dalla matrice rossiniana, della quale egli porta il massimo sviluppo possibile e fino alle ultime conseguenze le premesse e la poetica. 

La musica strumentale di Mercadante. 
I concerti per flauto e orchestra di Mercadante costituiscono indubbiamente un repertorio molto eseguito dagli interpreti nonch molto apprezzato dal pubblico in quanto raro esempio di musica strumentale ottocentesca di autentico stile italiano, realizzati da un maestro affermatosi soprattutto nellambito operistico. Queste composizioni esprimono grandi capacit e qualit inventive, esaltando il carisma virtuosistico degli strumentisti a fiato, opere presumibilmente ispirate da esecutori di rilievo a noi sconosciuti ai quali le composizioni sono state idealmente dedicate. 
Lomissione delle date sulle partiture manoscritte rende difficile la collocazione temporale di questi grandi capolavori, tuttavia si pu presumere che risalgano al periodo della formazione musicale, quindi dagli anni passati nel collegio di San Sebastiano a Napoli fino allesordio operistico. Le composizioni del periodo giovanile si caratterizzano per il consolidato senso della forma, esaltata da una inventiva versatile contaminata dal genere brillante della migliore letteratura concertante europea affermatasi a cavallo tra la fine del settecento e i primi dellottocento. Ne deriva quindi che la scrittura della musica strumentale risulta prettamente virtuosistica, desiderosa di stupire gli ascoltatori mettendo in mostra le doti dellesecutore e aderisce agli stilemi belcantistici prevedendo anche passi con andamento melodico pi ampio e disteso. La forma  prevalentemente in tre movimenti e segue lo schema allitaliana con il tempo lento inframmezzato ai due veloci. La drammaticit dei temi vigorosi e la sublime cantabilit delle parti lente si pu considerare come uneredit dovuta ad artisti del calibro di Paganini, Viotti e Weber, a cui si deve inoltre la valorizzazione della potenzialit del clarinetto. Si pu inoltre ritrovare nelle sue composizioni, fin dallinizio della carriera, la lezione di Mendelsshon nelluso solistico dei corni, del clarinetto e del flauto allinterno della compagine orchestrale; di Berlioz e Giacomo Meyerbeer nella moltiplicazione dei mezzi coloristici di forti contrasti, della accresciuta importanza degli strumenti a fiato e delle percussioni, nella riscoperta di strumenti desueti come il flauto d'amore (usato pi tardi anche da Giuseppe Verdi nell'Aida) e l'uso abituale di strumenti come l'oficleide (ora sostituito dalla tuba). Fra i tanti esempi, Saverio Mercadante trova in Giacomo Meyerbeer l'autore pi vicino al suo tentativo di modificare una tradizione senza per questo operare fratture nette con il proprio ambiente. 
Nel complesso quindi i concerti di Mercadante risultano opere molto ben riuscite. 
La sua musica emoziona ed eccita. Anche Stendhal ce ne d una significativa dimostrazione nel suo celebre libro La Certosa di Parma, scritto nel 1838 guardando lItalia. 
Inorridito da questa necessit di far fuoco per primo, e, con tutta probabilit, contro un vecchio soldato di suo zio il conte Pietranera, egli s'and a nascondere nel tronco vuoto d'un enorme castagno; e stava mutando l'esca alle pistole, quando avvert che qualcheduno veniva dal bosco, 
cantando assai bene una dolcissima aria del Mercadante, allora molto in voga nella Lombardia.
"Ecco un buon augurio" pens. E quella melodia, ch'egli ascolt con religiosa attenzione, bast a mortificare il germe della collera che cominciava a inquinare i suoi ragionamenti. Guard nella strada dall'un lato e dall'altro, e non vide nessuno. "Questo che canta verr per qualche traversa" pens: e quasi nel momento stesso scorse un cameriere che, ben vestito all'inglese e cavalcando una rozza tenuta al passo, menava per le briglie un altro bel cavallo di razza, sebbene, forse, di eccessiva magrezza.

Il flauto di Mercadante.
La moderna fortuna mercadantiana  dipesa dalla musica strumentale e specificatamente da quella dedicata al flauto. Lautore compose concerti e quartetti con grande capacit di cogliere il senso pi profondo delle caratteristiche virtuosistiche del flauto grazie ad una perfetta conoscenza delle possibilit tecniche degli strumenti quali violoncello, arpa, oboe, clarinetto, fagotto e corno. Tuttavia, nonostante i brillanti risultati con tutti questi strumenti, la produzione legata al flauto  rimasta la pi emblematica significativa al fine di comprendere quale fosse il livello di conoscenza diretta di uno strumento da parte del Maestro. Giunto, per scelta, alla ricerca di un colore ed un profilo autonomo per ogni strumento Mercadante evita, sia nella compagine orchestrale che nella musica strumentale, di restare vittima degli abituali luoghi comuni per cui, ad esempio, il flauto risultava legato all'imitazione del canto degli uccelli. Fino ad allora, ed anche dopo Mercadante, l'anima dello strumento spesso veniva allontanata dalle sue aspirazioni naturali in favore di una attenzione primariamente meccanica rivolta pi all'illusionistico gioco circense che alla conquista di una superiore espressione. L'esperienza strumentale e cameristica viene mediata da Mercadante direttamente dalla pratica di operista ponendo l'accento su una funzionalit, alchemicamente trasformata, della straordinaria bellezza del canto puro ed il sapiente gioco della "Coloratura" tanto caro ai castrati settecenteschi e non certamente dimenticato dagli interpreti del secolo successivo. Mercadante preferisce adoperare l'uso delle sequenze e delle articolazioni per rendere "brillante" la musica per flauto senza ricorrere ad eccessivi affastellamenti di note e figurazioni. Attraverso l'uso delle terzine, proposte in differenti articolazioni e movenze di accenti, ottiene dei "crescendo" di sonorit e tensione che generalmente, sfogano nelle travolgenti scale cromatiche. La fusione fra l'esigenza di trattare il flauto come una "Prima Donna" solo parzialmente legata alla scena ed al sincronismo con l'orchestra ed il preciso interesse di proporre la stessa non solo in veste di supporto armonico, realizz un apparente squilibrio fra la compatta veste di presentazione dei concerti ed il polverizzarsi progressivo di tali forze in relazione al "solista" che acquist in tal modo una fisionomia ed un andamento pi liberi.
Viste le premesse non esistevano al tempo le condizioni indispensabili per comporre qualcosa di pi profondo, ma Mercadante ricevette e successivamente trasmise al tardo Ottocento italiano l'eredit di un gusto "moderno", di un lirismo di maggiore duttilit e scorrevolezza non solo dal punto di vista del virtuosismo e dell'agilit, ma anche da quello tonale, dove il passaggio tra minore e maggiore diventa un'esigenza doppiamente importante, legandosi intimamente sia alla cantabilit intrinseca dello strumento (non allargabile oltre certi registri), sia alle possibilit tecniche indubbiamente ricchissime dei flautisti dedicatari. 
Di sicuro impatto emotivo sul pubblico, per via della non convenzionale carica espressiva, il Concerto in si minore per violino e grande orchestra di Mercadante rappresenta il seguito ideale del calibrato virtuosismo di Viotti e dei funambolismi paganiniani ponendosi in unarea stilistica di difficile definizione, ma di assoluta portata storica. 
Anche i concerti in Re maggiore, in Mi maggiore e Sol maggiore sono impostati sullo stesso schema: il primo tempo privilegia laspetto tecnico, senza dimenticare anche lespressivit, il tempo lento si impone come parentesi lirica, mentre il movimento finale accentua la tecnica e la brillantezza. Questo ultimo nel concerto in Re e in Mi si presenta chiaramente nel tempo di Polacca brillante. 
Tra i brani concertistici dellautore quello in Mi minore  forse il pi noto per laccattivante natura dei motivi tematici e per la presenza di un delizioso Rond finale denominato alla russa in una delle copie manoscritte. Il primo tempo (Allegro maestoso) propone uno schema formale-modello, riconducibile alla forma sonata, utilizzato anche nelle altre pagine solistiche. I due temi, poi ripresi e personalizzati dal flauto attraverso passaggi di notevole impegno virtuosistico in cui sono applicati andamenti molto vari (salti, figurazioni ritmiche differenti, grado congiunto, arpeggi), vengono introdotti dallorchestra che aiuta altres il solista nel momento dello sviluppo, alleggerendo il proprio ruolo e lasciandolo libero di muoversi con agio, e suggella la chiusa con riprese tematiche adeguate. LAdagio invece  interamente dedicato allesposizione solistica di una linea melodica molto morbida, di sicuro effetto espressivo, mentre lorchestra crea le armonie e sottolinea qua e l qualche passaggio con andamenti ritmici essenziali. La danza finale accentua espressamente il carattere virtuosistico della composizione offrendo vari pretesti per introdurre agilit e fioriture dallandamento sempre pi vorticoso.

Conclusioni.
Vari grandi musicisti si interessarono allopera mercadantiana ed espressero apprezzamenti non dei pi comuni. E se Rossini poteva senza paura affermare: Pongo Mercadante tra i santi padri immortali della musica,  con un velo di tristezza che Puccini esclamava: Del grande Maestro Mercadante ormai non si eseguono pi opere.  questo un ingiusto oblio. Io ricordo ancora le vive impressioni che La vestale, datasi a Lucca quando ero studente, suscit in me; ricordo inoltre le famose e commoventi Sette parole di N.S. Ges Cristo. Quanta dovizia di melodia, quanto sentimento di anima grande ed eccelsa.

Bruno Bertucci

