STORIE E CULTURA.

Qualcosa da ridere. 
di Bruno Bertucci.

Dal momento che gli artisti sono spesso protagonisti, anche involontari, di situazioni imprevedibili e di storie spesso amene, dietro le quinte e non, ad alcuni musicisti abbiamo chiesto di raccontarci qualche episodio singolare, leggero e divertente, della loro vita artistica.
Il Maestro Michele Marasco ci racconta due episodi riguardanti il proprio strumento: Lorchestra  una miniera di aneddoti. Qualche anno fa, eseguendo Il barbiere di Siviglia, il secondo flauto dellOrchestra di Firenze, in cui suonavo, aveva lasciato dentro lo strumento, lottavino, il panno per pulirlo. Arrivato alla recita, e dimenticatosi di prendere il la, cosa che capita spesso in orchestra, tale  labitudine di suonare insieme, al momento di suonare, dopo infinite battute di pausa, allattacco lo strumento non suonava. Unaltra cosa simpatica  accaduta ad un concerto del Quartetto Italiano. Il mio insegnante di musica da camera, il violoncellista Franco Rossi, mi telefon disperato dalla Pergola di Firenze perch aveva dimenticato la parte de La Morte e la fanciulla. Feci allora una corsa in un negozio di musica per cercare quella parte, ma, non avendo ben capito quale fosse il quartetto di Schubert da comperare, ne presi uno a caso. Egli suon a memoria, con davanti la parte che credeva quella giusta, e suon splendidamente. Fu un concerto memorabile.
Simpatico anche un episodio rievocato da Luca Vignali: Al Teatro dellOpera di Roma, durante una prova con il Maestro Zoltan Pesko, alla fine di un mio assolo il Maestro si rivolse a me e disse: Oboe, con passione!. Ed io Maestro, tutto attaccato?.
Le storie raccontate dal flautista Patrick Gallois si ricollegano alla sua proverbiale distrazione: Sono molto distratto, e quindi ne avrei parecchie di storie sullargomento.  successo a Tokyo, nella nuova Grande Sala. Una sera cerano tremila persone per un recital di flauto e pianoforte, ma avevo dimenticato il flauto in albergo. A Tokyo tornare in albergo significa fare un viaggio di unora e mezzo. Allora ho chiesto al pubblico se qualcuno avesse un flauto. Me ne fu dato uno. Il giorno dopo i giornalisti scrissero che il concerto era stato preparato molto bene! C un altro aneddoto concernente la mia distrazione. Non sono andato a fare un concerto molto importante, nella Philips Hall di Eindhoven; era una serie di musica da camera con Anne Sophie Mutter e lunico francese invitato ero io, che non ero presente; me ne ero completamente dimenticato! Mi sono scusato, ho rimborsato la sala e poi ho dato un concerto gratuito. Da allora vado l ogni anno. Il Signor Philips mi telefona sempre il giorno prima: Mi raccomando, non dimenticarti del concerto di domani!
Anche il grande Maestro Gerges Prtre, intervistato in occasione dei suoi ottantanni, ha raccontato due simpatici aneddoti: Una volta mi trovavo in tourne con Maria Callas. Durante un concerto lei cantava unaria italiana con una cadenza veramente divina, lorchestra si ferm e Maria continu a cantare. Ascoltando questa magnifica interprete, chiusi gli occhi e andai in trance, dimenticandomi di essere sul podio. Sentivo Maria come se fossi stato tra il pubblico. Avevo dimenticato di ricominciare e tutti ridevano poich avevano capito. Unaltra volta, al festival di Aix en Provence, dirigevo La voix humaine di Francis Poulenc, storia di una donna abbandonata che chiama al telefono sua madre chiedendole il perch dellabbandono, un testo magnifico di Cocteau. Mia moglie era tra il pubblico, io nella buca della orchestra, mentre gli artisti si trovavano in alto. Alla fine dellopera andai sulla scena per salutare gli artisti e mia moglie domand: Ma chi  quello?. Unaltra donna rispose:  quello che ha risposto al telefono.
Per concludere, riportiamo due divertenti episodi raccontati dal Maestro Christoph Poppen, primo violino del Quartetto Cherubini: Ricordo una situazione alquanto buffa verificatasi in occasione di un concerto in Belgio. Nellalbergo dove alloggiavamo cera una signora che parlava un po di tedesco. Le chiedemmo se potevamo fare delle prove in albergo. La signora chiam il direttore e chiese per noi, in francese, lautorizzazione a provare. Dopodich ci chiese cosa suonassimo, e noi le rispondemmo in tedesco che suonavamo in un quartetto darchi, Streichquartett. Al che lei replic: Ah, s, Streitquartett (che in tedesco vuol dire match, combattimento): ed aggiunse: Ah, bene! Allora fate pure, non c problema. Il secondo episodio  venuto fuori quando gli abbiamo posto il quesito se gli fosse mai capitato un momento di vero panico durante un concerto: Penso non ci sia musicista che non abbia provato momenti di panico, ci ha risposto. Ed ha aggiunto: Per fortuna i miei sono sempre pi rari, ma ovviamente ci sono. Il mio Quartetto ed io abbiamo vissuto diverse volte situazioni, per cos dire, imbarazzanti: una volta stavamo eseguendo a Monaco, nella Grande Herkules Saal, un Quartetto di Debussy, e proprio sullultima pagina, a pochi minuti dalla fine dellesecuzione, si  rotta la corda, ma ho subito capito che senza quella corda non avrei potuto salire pi in alto con le note che raggiungevano un apice altissimo. Pensai allora che, durante la breve pausa, in cui suona solo il violoncello, avrei potuto scambiare il mio strumento con il secondo violino, e tutto in pochi secondi; cos, alla prima pausa allungai il mio violino a Herald, il quale mi diede il suo senza capire cosa stesse accadendo. Continuammo a scambiarci lo strumento ad ogni pausa: era come se fossimo al circo! Il pubblico apprezz, calorosamente, soprattutto il fatto che il pezzo non era stato interrotto.
