STORIE E CULTURA.

Professione musica? 
di Bruno Bertucci.
 
In questo breve articolo vogliamo riportare il primo approccio al mondo della musica da parte di alcuni artisti tra i pi rappresentativi del panorama musicale internazionale, intervistati in contesti ed epoche diverse. Per molti di loro la famiglia ha svolto un ruolo fondamentale, con la preminenza, a seconda delle situazioni, della figura materna o di quella paterna. In altri casi le occasioni che si sono presentate, fra le pi varie, hanno permesso questo primo accostamento del musicista ad una realt artistica; per altri ancora liniziazione musicale  avvenuta per gioco. Esperienze differenti, quindi, dimostrano quanto la formazione del musicista possa essere composita o dipendere da molteplici fattori, come, ad esempio, un ambiente stimolante che pu concorrere a far emergere, in alcuni casi, un talento precocissimo. Questarticolo vuole svelare aspetti, per la maggior parte, spesso ignorati dal grande pubblico che danno il la a una formazione artistica.
Fra le famiglie che hanno avuto un peso determinante nelle scelte delle loro nuove generazioni, citerei due esempi eclatanti: quelli dei direttori Christian Benda, discendente di una vera e propria dinastia di musicisti, e Umberto Benedetti Michelangeli, nipote del grande pianista italiano.
Il Maestro Benda cos espone la sua esperienza: Ho appreso la musica a casa con i miei genitori e dagli zii, anchessi musicisti. Quandero bambino, io e mio fratello, giocavamo con la musica e, piano piano, essa  diventata per noi una cosa naturale. Chiaramente ho fatto gli studi regolari di conservatorio, ma ci che realmente penso  che noi dobbiamo immergerci nella musica che  legata alla vita e non alla scuola.
A sua volta, Benedetti Michelangeli rievoca il suo approccio in questi termini: Ho iniziato a studiare musica da bambino con una zia che mi ha seguito i primi anni. In una casa in cui la musica si  sempre masticata,  evidente che il rapporto con essa non si  mai interrotto, nonostante un lasso di tempo abbastanza prolungato in cui non pensavo assolutamente a continuare gli studi musicali in vista di una meta professionale. Ho frequentato il liceo seguendo contemporaneamente questinclinazione, ma in forma privata, fortunatamente. Finch, una volta iscrittomi alluniversit, ho dedotto che tutto sommato la musica era forse il male minore. Da allora ho ripreso cos, un po timidamente gli studi, rendendomi conto che mi appassionavo veramente. Mi sono buttato in anni di studio forsennato per recuperare un po del tempo perduto.  stata una vicenda non totalmente lineare. Forse soltanto in questultimo anno ho cominciato a sentirmi tranquillo nei riguardi di me stesso.
Da parte sua, il direttore svizzero Karl Martin si richiama a questo modello di esperienze musicali, scaturite da un primo contatto gi nel nucleo familiare: Appartengo a una famiglia ricca di tradizione musicale. Mio padre era un bravo violoncellista e mio fratello  diventato un ottimo pianista, per la musica nella nostra famiglia era una costante. Dopo la maturit ho deciso di entrare in conservatorio e mi sono diplomato in teoria e flauto.
Sinteticamente, il pianista polacco Krystian Zimerman ci illustra il suo esordio da bambino: Ho iniziato a suonare il pianoforte a circa cinque anni; mio padre fu il primo insegnante.
Un altro esempio di figlio darte  quello di Anahi Carfi, gi primo violino della Scala, che racconta: La scelta dello strumento  dovuta a mio padre, che ha studiato allAccademia di Santa Cecilia a Roma. Io, in realt, avrei voluto fare la ballerina classica o la biochimica e, quanto a strumenti, avrei preferito larpa, lo strumento di mia madre, che allora mi sembrava pi femminile del violino. Allinizio  stata un po dura, ma poi ho cominciato ad amarlo e adesso sono felice di suonare il violino.
Da un violino argentino a quello spagnolo di Montserrat Cervera, che illustra in breve i suoi primi incontri con la musica. Anche in questo caso, lambiente familiare ha giocato un ruolo molto importante: Ho iniziato a suonare allet di tre anni: i miei genitori erano musicisti, pianisti entrambi, e sia io che mio fratello, abbiamo cominciato con un giocattolo, uno strumento di latta. Allet di sei anni ci siamo messi seriamente a studiare e il fatto che la mia famiglia era composta da musicisti cha facilitato molto. Non ricordo il primo giorno che ho toccato uno strumento: ero troppo piccola.
Anche Marco Fiorini sottolinea limportanza della figura materna: Innanzitutto ho avuto la fortuna di avere una madre violinista, Montserrat Cervera, che mi ha introdotto nellambiente musicale. Sicuramente questa  la prima tappa fondamentale della mia carriera. Dopodich lavventura in conservatorio  stata molto importante. Anche l sono stato molto fortunato con la mia insegnante. In fondo, direi anche che si sono dimostrati di particolare interesse, e fondamentali per la prosecuzione di questo lavoro, i corsi di musica da camera, che penso siano stati i pi belli che abbia mai seguito, a Lerici, con Maestri come Beyerle e Hurvitz, e soprattutto laver conosciuto a Portogruaro Pavel Vernikov, che veramente mi ha aiutato.
Esperienze simili ci vengono riferite da Joaquin Achucarro e Patrick Gallois.
Il primo cos racconta il suo esordio da bambino: Ricordo che da molto piccolo allungavo le braccia per arrivare a toccare i tasti del pianoforte e con le dita provavo a suonare quellimmenso strumento; quindi, verso i tre-quattro anni ho iniziato a studiare, ma senza aver mai lidea di fare il professionista. In famiglia cerano mio padre e mio nonno che erano dei bravi musicisti amatori. Allora, per sentire la musica, bisognava produrla da s. Quello che vorrei sottolineare , appunto, la tradizione familiare. Pare che abbia dimostrato un certo talento e quindi ho fatto progressi quasi senza studiare.
Patrick Gallois riporta un inizio molto simpatico: Quando ero bambino vendevano dei flauti con caramelle che, come tutti i bambini, adoravo. Avevo tre-quattro anni quando ho incominciato a soffiarvi dentro. Questo accadeva in Belgio. Mio padre era un musicista dilettante, mi ha proposto di andare a scuola di musica (si andava a scuola di musica come i cattolici a catechismo), di solito il gioved, e la domenica si andava in chiesa. Nel nord della Francia esistono molte piccole scuole di musica: ho suonato un po di pianoforte, ho praticato un po di solfeggio, e cos via. Mio padre voleva che suonassi la tromba, ma io ho sempre desiderato studiare il flauto, perch ha un suono che, secondo me,  la proiezione del sole verso lacqua; e penso di aver capito una cosa: nellOrfeo di Gluck il suono del flauto accarezza lanima dei morti, consola le anime della gente appena defunta, per aiutarla a passare dellaltra parte. Credo che questidea fosse importante per me, perch nel timbro del flauto c unelevazione molto grande. Prendiamo lesempio di uno strumento a corde: tutti i suoni sono diretti verso il basso: do (alto) si la sol fa mi re do (basso); per il violino vale la stessa cosa. Se parliamo del flauto, invece,  il contrario:  una proiezione verso lalto, e ci evidentemente mi ha colpito.
Lesperienza del giovane direttore dorchestra Daniele Gatti dimostra come un ambiente favorevole agli interessi musicali riesca a far superare anche piccoli traumi, creando le premesse per laccesso a un corso di studi regolare: Ho avuto la fortuna di nascere in una famiglia dove la musica  sempre stata la cosa pi amata. Mio padre, che aveva una bellissima voce da tenore, ebbe la possibilit di studiare con Aureliano Pertile, in anni molto difficili. Purtroppo, non fu fortunato. Mia madre, a sua volta, si dilettava al pianoforte. Ricordo che fin da bambino ascoltavo lorgano in chiesa e prediligevo tra i giocattoli gli strumenti musicali, come tamburi e pianoforte. Ero dotato di un ottimo orecchio e riproducevo subito le canzoni che ascoltavo con unintonazione infallibile. Allet di nove anni intrapresi lo studio del pianoforte privatamente. Per me fu unesperienza non dico traumatica ma quasi, perch andavo a lezione da una vecchia signorina a Milano che mi riceveva in una casa buia, con un odore piuttosto sgradevole di chiuso, di muffa, di stantio. Allora non ero cosciente di quel che avrei voluto fare. Comunque ho sostenuto lesame di ammissione al conservatorio e lho superato.
Il Maestro Accardo ricorda che a tre anni cominci ad ascoltare suo padre, un incisore di cammei che era anche violinista dilettante. Ad un certo punto gli chiese di comprargli un violino vero, venne accontentato e cominci a suonare.
Un iter scolastico ci viene riferito invece dalla violinista rumena Mariana Sirbu: A sei anni ho provato a suonare il violino aiutata dai miei genitori che erano musicisti. Successivamente ho studiato con il Maestro Gheorghiu, noto anche in Italia, e ho terminato allAccademia di Bucarest.
Il pianista Andrs Schiff, nel corso di unintervista molto interessante, racconta come anche il suo inizio sia stato precocissimo e influenzato dallesempio della madre, che lo ha aiutato a sviluppare quello che si sarebbe rivelato un talento naturale: Ho scelto il pianoforte perch mia madre lo ha studiato; a casa mia cera un pianoforte ed io ero figlio unico e molto vivace, quindi era importante che fossi impegnato in qualcosa. Ho cominciato a cantare a due anni, prima di parlare. Ero un vero talento musicale.
Anche la pianista Mario Tipo racconta della sua precocit: Ho cominciato a suonare a circa tre anni e mezzo, riprendendo ad orecchio la musica che avevo sentito. In effetti, questo non  un metodo applicabile a tutti. In seguito mia madre, che aveva capito il mio talento, mi ha fatto seguire un corso pratico. Lei aveva studiato pianoforte con una maestra che era stata allieva di Arthur Rubinstein.
DallImpero del Sol Levante il Maestro Kazuki Sasaki ci propone un tipo di esperienza che si richiama alle precedenti citate da artisti occidentali: Ho iniziato a quattro anni con larpa giapponese, studiando con mia madre, che insegnava, appunto, il koto. Naturalmente, non sapevo leggere le note, ed inoltre questo strumento  molto pi difficile di altri poich ha una scala diversa. Fin dallinizio avevo imparato il solfeggio; ho cominciato proprio come un bambino che impara a parlare, e anche dopo ho studiato solfeggio, senza fare teoria.
Ben diverso lambiente che ha giocato un ruolo nella vita di un altro grande violinista, Uto Ughi, che in unintervista si  espresso con queste parole: La mia  stata una scelta mitteleuropea della famiglia, che  di origine austriaca. Mio padre era un violinista dilettante molto amico del primo violino della scala, allora diretta da Toscanini. Ascoltavo moltissima musica da camera e mia madre  riuscita a comunicarmi la passione per la musica lirica. Il violino  molto vicino alla voce umana, come strumento, e la sua vocalit mi ha sempre attratto.
Per il violinista Franco Gulli, scomparso nel novembre del 2001 a Boomington, fu determinante la figura paterna: A cinque anni ho ricevuto il regalo il violino di mio padre, che  stato anche il mio principale insegnante. Immediatamente ho dimostrato un certo talento, tanto che sono stato considerato quello che si pu definire un fanciullo prodigio. 
Anche un oboista illustre come Maurice Bourgue venne indotto dal padre ad interessarsi alla musica, e spiega cos la sua realt: Mio padre era un clarinettista; da quando avevo sette anni mi impose di apprendere la musica in forma teorica. A nove anni, ascoltando la radio, scelsi in modo del tutto spontaneo loboe.
Anche il pianista Gerhard Oppitz, dal canto suo, riporta linfluenza avuta dalla famiglia nella sua formazione musicale: Ho cominciato a suonare il pianoforte quando avevo cinque anni. Sono cresciuto in una famiglia dove la musica ha giocato un ruolo importante, sebbene i miei genitori non fossero dei professionisti. Loro non premettero per lo studio della musica e avrebbero avuto piacere anche se avessi fatto unaltra scelta; naturalmente, oggi, sono molto felici che abbia deciso di intraprendere questa professione.
Il cembalista Bob van Asperen si sofferma sul ruolo della figura materna: Dir semplicemente che  stata mia madre a mettermi davanti al pianoforte. In seguito ho scoperto la passione per un altro strumento, il clavicembalo, per cui gi provavo un certo interesse, ed  per questo che ho preso lezioni da un altro eccellente professore. Da allora  proseguito il mio cammino.
Il giovane pianista Fabio Parrini ci racconta del suo approccio fortuito allarte dei suoni: La mia passione per la musica deriva da un vecchio pianoforte che si trovava nella casa di mio nonno, quando ero bambino, e che  stato forse il primo strumento cui mi sono accostato. Successivamente la passione per la musica si  sviluppata anche attraverso i concerti che ho avuto occasione di seguire a Padova, direi soprattutto grazie allascolto di buoni musicisti, nonch di buoni esecutori.
Una replica molto originale ci viene presentata dal pianista Vladimir Ashkenazy, che riporta il suo sentimento interiore come input per la sua professione. Egli infatti afferma:  impossibile esporre in modo riduttivo le motivazioni che mi hanno portato a iniziare a suonare; qualcosa in me voleva che lo facessi; avevo sei anni. Dovevo creare un grande desiderio di essere con la musica. 
Prendiamo ora in esame alcuni esempi di professionalit e successo raggiunti grazie ad uno studio serio in conservatorio.
Inizia questa breve carrellata il Maestro Giuseppe Grazioli: Ho avuto un iter di studio normale, prima al conservatorio, poi sono stato assistente in giro per lEuropa, quindi ho conosciuto due persone fondamentali per me: Franco Ferrara, con il quale ho avuto un corso allOpera di Roma, e Leonard Bernstein, che nel giugno 1989 ha tenuto un seminario a Santa Cecilia. Questa  stata senzaltro la svolta determinante, perch ho avuto modo di seguirlo lanno successivo nei suoi concerti europei. Seguire le sue prove e parlare con lui sono state lunghe e utilissime lezioni di direzione dorchestra.
Loboista Paolo Brunello ci d lidea di un percorso prettamente accademico da parte di uno studente di conservatorio: Ho cominciato a suonare perch i miei genitori lo desideravano; ho studiato pianoforte allistituto Morello di Castelfranco Veneto dove, quando frequentavo la prima media,  stato aperto il conservatorio, che allora era sede distaccata. Durante la scuola media ho continuato a studiare il pianoforte, ma non mi piaceva molto. Volevo cambiare a tutti i costi. In quel periodo sono venuti a Castelfranco i Solisti Veneti, che hanno eseguito il concerto per oboe di Benedetto Marcello. Mi  piaciuto molto. Allora ho iniziato con loboe, che per un anno ho studiato insieme al pianoforte, lasciato poi definitivamente per questo strumento.
Anche il flautista Michele Marasco ci ha sintetizzato con parole semplici il suo iter, che lo ha portato, attraverso uno studio approfondito in conservatorio, alla notoriet: Ho iniziato a suonare il flauto a dieci anni al Conservatorio di Firenze, con la guida del Maestro Giorgio Fantini. Qui ho compiuto tutti gli studi. Sono arrivato al diploma a diciassette anni. Dopo una parentesi di riflessione, ho proseguito in Svizzera, sotto la guida di Conrad Klemm e ho avuto lezioni da Jaunet e da Nicolet.
Un altro esempio di successo ottenuto da un conservatorio con un proprio allievo  quello del fortepianista Andreas Staier, che ha seguito un percorso tra i pi normali, cos illustrato: Ho iniziato con il piano moderno, naturalmente, frequentando il Conservatorio di Hannover. Ad un certo punto mi sono appassionato al clavicembalo, studiando per questo molta musica da camera, tant che oggi suono questo strumento come basso continuo. Solo successivamente mi sono avvicinato al repertorio del fortepiano. Conclusi gli studi di pianoforte, ho continuato quelli per clavicembalo, prima in Germania poi ad Amsterdam. 
Il violinista Jaime Laredo si rif allesperienza di un concorso vinto da ragazzo, che ha dato avvio alla sua carriera: Nel 1959, a diciassette anni, ho vinto il primo premio al concorso Regina Isabella di Bruxelles. Questo fu linizio della mia carriera. Ma la cosa pi importante, per me, sono stati i musicisti che ho conosciuto, ed in ci mi ritengo molto fortunato, giacch ho passato molti anni con Pablo Casals.
DallAmerica allEuropa le cose non cambiano per chi ha talento. Infatti, la severa scuola russa a Odessa ha prodotto un violinista come Pavel Vernikov, che, grazie allintuizione del suo educatore, inizi precocemente ad avvicinarsi alla musica. Fra i cinque e i sei anni il mio educatore not che ero piuttosto reattivo verso larte musicale e mi consiglio di praticarla; cos dopo un difficile esame di ammissione, ho frequentato dai sette ai diciotto anni la celebre scuola Stoliarski, per bambini dotati, famosa per la sua severit. Quindi ho frequentato il conservatorio per cinque anni, e ancora altri due di perfezionamento (Sperantura) a Mosca, dove ho ricevuto un diploma per fare il solista. Sottolineo come il sistema russo sia molto severo e complesso.
Sempre dalla scuola russa proviene lesperienza di unaltra giovane violinista, vincitrice del premio Rodolfo Lipizer 1992, Anastasia Tchebotariova, che ci riassume cos la sua breve ma intensa carriera violinistica: Ho iniziato a dodici anni a Mosca, continuando poi a San Pietroburgo: in Russia, insomma. Inoltre, sono stata in Germania, a Londra, a Parigi e a Genova, dove ho partecipato al concorso Nicol Paganini, ottenendo il quarto premio.
Un altro violinista russo, Vladimir Spivakov, riporta queste atmosfere: Quando avevo tredici anni suonai nella competizione di Leningrado (oggi San Pietroburgo, ndr) White nights; ero fuori concorso perch normalmente la gente comincia a sedici anni. Ne fui il vincitore, ed  stato forse questo il mio primo passo come artista.
Un caso del tutto anomalo  rappresentato dal Maestro Aldo Ciccolini, il quale, anche se debutt giovanissimo, aveva compreso fin da allora che suonare di nuovo in pubblico sarebbe stato prematuro prima di aver raggiunto la maturit musicale necessaria per potersi esprimere. In sintesi, ecco come egli inizi: Per passione quando ero veramente molto piccolo ho continuato a suonare e ad un certo punto i miei genitori hanno deciso di affidarmi ad una maestra molto stimata di Napoli, che ha creato le mie mani, nel vero senso della parola. Ho iniziato con lei a cinque anni e, grazie al suo insegnamento, ho potuto dare il mio primo concerto a otto anni al Circolo della Stampa, a Napoli, nella stagione regolare. Questo concerto  piaciuto molto ed  stato seguito da un secondo; per devo dire che lidea di suonare in pubblico non mi piaceva; avevo capito, nella mia mente di bambino, che bisognava suonare quando si era grandi, e per me essere grandi voleva dire avere ventanni.
Il cornista Bruno Schneider rivela come la sua scelta sia stata del tutto casuale:  stato un concorso di circostanze. Quando mi sono trasferito con la mia famiglia a Chaux-de-Fonds, una cittadina svizzera vicino Neuchtel, avevo nove anni e conoscevo gi il solfeggio e la ritmica. Era arrivato il momento di fare una scelta e pertanto andai con mia madre ad ascoltare il suono di vari strumenti a fiato, come il clarinetto, loboe, la tromba, il trombone. Il direttore del conservatorio era un insegnante di corno. Mi trovavo in ospedale con un braccio rotto quando mio padre ebbe un contatto personale con questo direttore, che mi invit a presentarmi nel suo ufficio. In fin dei conti, credo di aver scelto questo strumento sotto linflusso della sua forte personalit.
Fortuito  stato pure lavvio alla musica di un altro cornista, Danilo Marchello: Mio padre ha comperato un corno da un rigattiere e lha portato a casa. Io avevo otto anni ed ho cominciato, come tutti i bambini, a giocare con questo strumento; poi ho iniziato a suonarlo.
Unanaloga esperienza ha fatto da innesco allavvio dei giochi musicali del chitarrista Domenico Lafasciano: Quando ero bambino, allet di sette anni, mio padre mi regal una chitarra in occasione di una festa. Diciamo, quindi, che si  trattato di una vera casualit. Un regalo.  iniziata cos.
Mauro Maur, gi prima tromba del Teatro dellOpera di Roma, riassume cos il primo incontro con il suo strumento:  la tromba che ha scelto me; a sette anni nel mio ricreatorio aprirono una sezione di musica. Io arrivai tardi ad iscrivermi perch mi interessava di pi giocare a pallacanestro e stare con gli amici piuttosto che studiare musica: lunico strumento che trovai a disposizione fu una vecchia tromba tedesca, tutta ammaccata. Mi dettero un metodo di solfeggio e cos cominciai a suonare.
Il trombettista americano David Short racconta come il suo incontro sia stato in linea con quello di gran parte degli strumentisti a fiato del suo paese e pone laccento sullimportanza di una certa selezione naturale: Ho iniziato allet di undici anni, come la maggior parte dei trombettisti americani, con la banda della scuola elementare. In America ogni scuola ha una banda giovanile. Si suona nella banda perch cos si riesce ad andare a vedere gratis le partite di basket. Nessun pensa seriamente a diventare musicista. Se ci accade in tutte le scuole della citt, vuol dire che c una vasta scelta di strumentisti. Ovviamente, solo una piccola parte di questi hanno molta passione, e perch no, talento: ne vengono fuori giovani promettenti. Non  quindi tanto la scuola a creare il metodo di studio, quando il forte numero di partecipanti a creare una certa concorrenza.
Il clarinettista Vincenzo Mariozzi ci racconta, invece, di come abbia iniziato suonando nella banda del suo paese:  una storia che risale allinfanzia. Sono nato in un paesino nei dintorni di Roma e, come quasi tutti gli strumentisti a fiato, ho iniziato a suonare in una banda. Evidentemente avevo delle qualit e mi sono applicato cominciando a frequentare il conservatorio per uno studio pi serio, che mi ha motivato a intraprendere questa professione.
Luca Vignali, primo oboe dellorchestra del Teatro dellOpera di Roma, ha vissuto unesperienza simile. Ecco quanto potrebbe capitare a chi  innamorato del clarinetto: Sono stato un clarinettista, prima di essere un oboista, perch ho iniziato piccolissimo a suonare nella banda del paese, come la maggior parte degli strumentisti italiani. Fra i ragazzi pi dotati, il maestro individuava il bambino un po pi musicale degli altri e gli proponeva di entrare in conservatorio. Naturalmente, allesame di ammissione non si poteva sempre scegliere lo strumento perch molte classi erano gi sature. Per questo motivo sono entrato in conservatorio con loboe: le classi di clarinetto erano gi complete dal momento che in Emilia c una grande tradizione del liscio. Da quando, per, ho iniziato a suonare questo strumento mi  piaciuto talmente che in seguito non ho voluto pi cambiare.
Per il violoncellista Mario Brunello le cose andarono diversamente: Ho iniziato per caso. Il mio vecchio insegnante di chitarra, dopo avermi avviato alla musica, mi disse che il mio strumento avrebbe dovuto essere il violoncello.
Pi complesse le motivazioni che hanno avviato una ex violinista, Lucia Fiori, componente del Duo Cameristico Italiano, allo strumento voce: Il meccanismo preciso non lo conosco e penso che ognuno abbia il suo momento. Per me  nato casualmente: sono rimasta affascinata dal fatto di poter fare musica con il corpo, senza lausilio di alcuno strumento, di poter diventare io stessa uno strumento. Mi sono trovata ad apprendere le prime lezioni di canto in conservatorio e la sensazione che ho provato  stata veramente particolare, una sensazione diversa: soprattutto se si  avuto in mano un altro strumento, ci si accorge di questa differenza a livello emozionale. Non dico che cantare sia pi bello del suonare altri strumenti, ma si tratta di un sentimento immediato, nato con luomo, qualcosa di primordiale.
Il giovane violinista Domenico Nordio ci racconta il suo particolare approccio al mondo della musica: Ho iniziato quasi per caso, grazie anche a mio cugino, insegnante al Conservatorio di Rovigo, che mi sugger di provare a suonare il violino. Tornato a casa, incominciai le prime vere lezioni. Ma i miei genitori sostengono che gi a due o tre anni riuscivo a battere piuttosto facilmente il tempo: ad esempio, quando sentivo il suono delle campane, vi associavo un certo ritmo. Quindi, anche se lapproccio allo strumento  stato casuale, credo di aver dimostrato delle doti fin da piccolo.
Come si  potuto constatare da queste brevi, ma significative testimonianze, diverse e varie sono le situazioni che possono portare allo sviluppo di doti precoci o innate, anche se non sempre rilevabili immediatamente e coltivabili in modo corretto. Quel che emerge con nitidezza dalle dichiarazioni di questi artisti  la relazione particolare instauratasi tra lelemento trainante e fascinante della loro vita.

