Una celebrazione con molti dubbi.
Paolo Mereghetti.
Per inaugurare questa 83 Mostra, Barbera ha scelto quello che si dice "un valore sicuro", un film dove la professionalit della realizzazione finisce per far passare in secondo luogo una certa ambiguit "morale" di fondo (con cui forse vuole anche risarcire il regista Danny Boyle dopo che il suo The Millionaire era stato rifiutato a Venezia 2008, finendo per per vincere l'Oscar). Ink (cio inchiostro) ricostruisce l'arrivo dell'australiano Rupert Murdoch (Guy Pearce) a Londra, deciso a entrare nel business dei giornali: nel 1969 compra il Sun e lo affida a Larry Lamb (Jack O' Connell), un giornalista del Daily Mirror frustato nella sua voglia di far carriera. Affidando a James Graham di sceneggiare la sua stessa pice, Boyle riesce a far dimenticare le origini teatrali del film con un montaggio scoppiettante e continui cambiamenti di prospettiva e inquadrature, ma soprattutto facendo del neo-direttore una specie di "anima nera", capace in poco tempo di superare due milioni e mezzo di copie e battere la concorrenza del Mirror . A spingerlo, ci dice il film, non solo  un certo fiuto per quello che il pubblico vuole o  stanco di leggere ma l'ansia di vendicarsi per le umiliazioni che i suoi ex colleghi gli avevano fatto provare. Finendo quasi per "santificare" la figura di Murdoch che non condivide la troppa spregiudicatezza di Lamb. Cosa che drammaturgicamente pu anche funzionare ma che storicamente lascia molti dubbi e fa del film l'esaltazione di un ennesimo "cattivo maestro".
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