Fine vita, s del Veneto:  il primo nel centrodestra Il no compatto di FdI e le critiche del patriarca.
Zaia: "Approvata una legge per i pazienti e le loro famiglie" Il dibattito Cappato: "Serve la legge nazionale" Boccia (Pd): "Ignavia del governo".
Cesare Zapperi.
MILANO
Anche il Veneto, dopo Sardegna, Toscana ed Emilia-Romagna, ha una legge sul fine vita. E' la prima regione guidata dal centrodestra, a differenza delle altre tre, ad approvare una normativa che di per s non consente il cosiddetto "suicidio assistito" (il via libera  arrivato dalla Corte costituzionale nel 2019, mentre manca tutt'ora una legge nazionale) ma definisce "procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito".
L'ex governatore e ora presidente del Consiglio regionale Luca Zaia, dal 2009 impegnato su questo fronte e costretto due anni fa ad incassare una bocciatura sulla medesima materia per un solo voto, parla di "legge di civilt che ha coinvolto le coscienze prima che le appartenenze". Solo Fratelli d'Italia ha votato compattamente contro, Forza Italia ha dato un s e due astensioni, mentre nella Lega che ha sostenuto la normativa spiccano il voto contrario del capogruppo Riccardo Barbisan e l'astensione di Andrea Tomaello (commissario regionale). A favore il fronte di centrosinistra.
Le parole pi dure, per, non arrivano dalla politica (che pure mette in scena il tradizionale balletto di dichiarazioni pro e contro) ma dal patriarca di Venezia, Francesco Moraglia: "Si esprime amarezza poich, in tal modo, si afferma un modello culturale e un modello di sanit che possono portare a una deriva difficilmente controllabile. La percezione della dignit della vita umana appare da oggi meno tutelata". Giudizio opposto a quello di Zaia che osserva: "Abbiamo approvato una legge per i pazienti e per le loro famiglie, ma anche per i medici e per tutti gli operatori sanitari. Da molto tempo ripeto che sono anche loro a trovarsi ogni giorno davanti a situazioni umane e professionali di straordinaria complessit, spesso in quell'area di confine nella quale medicina, sofferenza, volont del paziente ed etica si incontrano. Da oggi abbiamo dato anche a loro uno strumento in pi, un quadro pi chiaro entro il quale affrontare decisioni difficilissime senza essere lasciati soli".
La normativa approvata dal Consiglio regionale dopo un meticoloso e paziente lavorio di mediazione del presidente Alberto Stefani ("Il nostro obiettivo  chiaro: tutelare la dignit della persona e garantire a tutti i veneti il pieno accesso alle cure palliative, assicurando che ogni scelta sia preceduta da valutazioni serie, competenti e consapevoli") parte dalla proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall'associazione Luca Coscioni e sottoscritta da 9 mila cittadini. "Mentre il Parlamento continua a non intervenire - spiegano Marco Cappato e Filomena Gallo - sono le Regioni che possono garantire alle persone malate procedure certe, uniformi e trasparenti, per dare garanzie alle persone che soffrono e al personale sanitario". Il problema  che ogni Regione si muove in autonomia, mentre la Corte costituzionale ha pi volte sollecitato il Parlamento a varare una legge nazionale. Ma il testo in discussione al Senato non sta facendo grandi passi in avanti e la fine della legislatura si sta avvicinando. "La politica deve fare meno politica e dare risposte ai cittadini"  il consiglio che Zaia spedisce da Venezia a Roma.
Ma le reazioni che arrivano dai partiti non lasciano intravedere la possibilit che il Veneto faccia scuola, anzi. Raffaele Speranzon, senatore e coordinatore veneto di FdI,  netto: "Abbiamo una posizione radicalmente ostile all'eutanasia, difendiamo il diritto alla vita, che  sacro, e riteniamo anche che lo Stato abbia il dovere di proteggerla, difenderla e curarla". E il collega Matteo Gelmetti rimarca che su questo tema serve una legge nazionale. Risponde il leader di Azione Carlo Calenda: "Il Veneto fa quello che lo Stato non fa. Ogni mese di ritardo non  un problema politico o di equilibri parlamentari. E' un mese in pi di sofferenza e di incertezza per persone e famiglie che aspettano semplicemente che lo Stato si assuma la responsabilit di decidere". Il senatore di FI Pierantonio Zanettin  preoccupato: "Adesso  chiaro che se il Parlamento non legifera ogni Regione andr per conto suo. Io sono contrario alle leggi a macchia di leopardo".
Per il Pd il capogruppo al Senato Francesco Boccia attacca: "Purtroppo a causa dell'ignavia del governo rischiamo di avere 20 modelli diversi di fine vita. Sarebbe una vergogna per il nostro Paese che da troppo tempo aspetta una legge di civilt". Per il senatore di Iv Ivan Scalfarotto "dopo il Veneto lo Stato non ha pi alibi", mentre Benedetto Della Vedova (+Europa) parla di "Parlamento incapace". Insomma, se il Veneto lancia un segnale, a Roma non  ancora arrivato (e chiss se arriver)
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
