Lo stato sociale chiede soluzioni e il Festival dell'Economia risponde.
Impatti collaterali Si parler anche degli effetti di lettura, teatro, e musica sul benessere fisico e mentale.
Paola Pica.
"C'  una parte di umanit che non si sente tutelata. E' il welfare che non c' o che non c' pi". L'editore Giuseppe Laterza parte da qui per spiegare il titolo del quinto Festival internazionale dell'Economia, a Torino dal 22 al 25 ottobre:
Salvare lo stato sociale
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Malattia, vecchiaia, disoccupazione e povert sono diventate nel Novecento responsabilit almeno in parte collettive. Su questo principio si  costruito il tratto distintivo dell'identit europea, modello oggi messo sotto pressione dalle crisi multiple: migrazioni, clima, guerre, debiti pubblici. Lo Stato torna protagonista nell'economia, ma non necessariamente nella protezione dei cittadini. "Mai come oggi il tema  centrale, perch attraversa tutte le dimensioni", osserva Laterza, presidente della casa editrice che cura, con il Collegio Carlo Alberto e con il Torino Local Committee, il festival con la direzione scientifica di Tito Boeri. Il comitato editoriale  coordinato dal presidente dell'Aie, Innocenzo Cipolletta. "Quando la diga cede - aggiunge Laterza - aumentano quelle che Zygmunt Bauman chiamava "vite di scarto", un concetto ripreso anche da papa Francesco. Salvare lo stato sociale  un titolo forte perch dal Festival arriva anche un invito all'azione. Quello che vediamo accadere richiede analisi, certo, ma anche donne e uomini di buona volont".
Giorgio Barba Navaretti, il professore di Economia politica che con Pietro Garibaldi coordina Torino Local Committee, spiega la scelta di spostare in autunno la quattro giorni svolta in passato tra fine maggio e inizio giugno per "poter coinvolgere maggiormente scuole, universit e imprese" in un palinsesto che prevede 130 incontri, la partecipazione di sei premi Nobel (Philippe Aghion, Joel Mokyr, David Card, James A. Robinson, Alvin E. Roth, Michael Spence), di studiosi di discipline diverse, di artisti e performer. L'edizione 2026 inaugura anche un gemellaggio con le Journes de l'conomie di Lione, uno dei principali appuntamenti europei di divulgazione economica. Dice Barba Navaretti: "Ragionare sullo stato sociale significa anche capire come trasformare il disagio in ricchezza. E' il caso dell'immigrazione in un'Europa dove i lavoratori scarseggiano e la popolazione invecchia. Servono istituzioni capaci di realizzare trasformazioni e transizioni". Giovanni Peri, direttore del Global Migration Center dell'universit della California (Davis), pone al festival la domanda in modo esplicito: Gli immigrati possono salvare lo stato sociale nei Paesi ricchi? . L'ambivalenza accompagna anche lo sviluppo delle Big Tech. Dalle enormi ricchezze custodite dai (pochi) monopolisti delle nuove tecnologie potrebbe arrivare un contributo al finanziamento del welfare del futuro? Il nuovo interventismo pubblico privilegia spesso sicurezza e protezionismo: Giorgos Papandreou e Gabriele Segre si confrontano sul tema Welfare o warfare? , mentre Marco Buti, Luiza Bialasiewicz, Anna D'Ambrosio e Stefano Sacchi partono invece dal quesito Pensioni o cannoni? .
Ad aprire il Festival al Teatro Carignano  il Nobel 2025 Joel Mokyr, seguito da un dialogo sulle sfide economiche fra il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, e Ferruccio de Bortoli, presidente della Fondazione Corriere della Sera. Il confronto entra nel terreno delle scelte europee con il politologo Maurizio Ferrera autore di Welfare. Idee per la nostra casa comune (libro-intervista con il vicedirettore del "Corriere della Sera" Daniele Manca, imminente per Laterza) in dialogo con il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto. Alla domanda Cosa resta da fare per un sistema pensionistico sostenibile? rispondono l'ex ministra Elsa Fornero e il presidente dell'Inps, Gabriele Fava. Fornero incontra poi sul palco del festival anche il rettore della Bocconi, il demografo Francesco Billari. Sulla sanit, sono previsti i confronti tra il direttore dell'Istituto Mario Negri, Giuseppe Remuzzi, con l'economista Elena Granaglia e del pneumologo e divulgatore Sergio Harari con una delle maggiori esperte di servizio sanitario, Nerina Dirindin.
Le forme dell'esclusione passano anche attraverso il linguaggio e la rappresentazione. L'ex magistrato e scrittore Gianrico Carofiglio riflette sulla chiarezza del linguaggio giuridico come condizione di una giustizia accessibile a tutti i cittadini, la sociolinguista Vera Gheno interviene sulle disuguaglianze prodotte dalle parole. L'autore e attore Roberto Mercadini ripercorre le definizioni attribuite nel tempo alla disabilit per chiedersi se, invece di sostituire continuamente i termini, non debbano cambiare il pensiero e i comportamenti. Lo studioso di letteratura inglese John McCourt, il francesista Luca Pietromarchi e l'ispanista e traduttrice Maria Cristina Secci mettono a confronto le opere letterarie che hanno dato voce a poveri, esclusi e dimenticati.
Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, mostra come le mafie occupino il vuoto lasciato dalle istituzioni offrendo protezione: un welfare della paura che trasforma il bisogno in consenso. Lo scrittore Paolo Giordano e i reporter Cecilia Sala e Nello Scavo discutono degli scenari di guerra e delle responsabilit di chi, per mestiere, li racconta.
Luciana Castellina, classe 1929, giornalista e storica militante della sinistra, cofondatrice de "Il Manifesto", discute in uno degli appuntamenti pi attesi con il rapper romano Rancore sul rapporto fra nuove generazioni e politica. Al Festival internazionale dell'economia di Torino, infine, si parla degli effetti (misurabili) della lettura, del teatro, della musica sul benessere fisico e mentale, portando la cultura dentro il perimetro della cura collettiva .
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