Spari al rave, il killer era un cuoco dell'esercito In casa aveva un arsenale accumulato in 20 anni.
Svizzera, il 43enne ha esploso una quarantina di colpi con un kalashnikov e una pistola.
Andrea Galli.
Aarau (Svizzera)
L'arsenale del killer. L'arsenale assemblato da vent'anni e comprensivo di un kalashnikov. Poi le pistole: la Baikal, la Beretta. Poi le munizioni. Vent'anni. Pazienza, costanza. Soldi. Vent'anni fa l'acquisto delle prime armi.
Le letture criminologiche sono nette: l'assaltatore del rave party, nella notte tra sabato e domenica scorsi, l'omicida dell'italiana Maria Spinelli (fra i 3.500 giovani che partecipavano alla festa musicale nell'ippodromo di Aarau) premeditava forse l'attacco. Si preparava. Attendeva uno spunto, un'occasione, un'idea. Una quarantina i colpi esplosi andando incontro proprio ai ragazzi, stanchi e felici, all'uscita dall'evento, servendosi di quel kalashnikov e di quella Beretta (la Baikal era nella seconda fondina). Un giorno intero prima di chiudere la caccia: non per meriti della polizia, in evidente stato d'imbarazzo prolungato, bens perch egli stesso, svizzero 43 enne con un passato da cuoco nell'esercito, s' costituito.
Le armi erano in macchina. Aveva in animo di ripartire con una nuova offensiva? Lo s'ignora. S'ignora pressoch la totalit degli elementi, nonostante la conferenza stampa, attesa da tre giorni, situazione gi di per s rara, e durata un'ora.
Forse aveva dei complici, ha problemi mentali ma non risulterebbero ricoveri per forse lo seguiva uno specialista, s' tenuto a lungo (consegna nel 2013) le armi da riservista che spettano dopo il servizio militare, cosa avrebbe detto dopo l'arresto boh, forse nulla, nulla almeno messo a verbale, mentre nel consegnarsi avrebbe balbettato un "sto male". Da allora, silenzio. In cella e muto. E qui siamo al punto centrale, nel ricordare la povera Maria che per la prima volta, vittima da ragazzina di strazianti vicende, pi la separazione dei genitori, tesa, migrando ad Aarau aveva incontrato la gioia, indipendente, svincolata, lontana: nella Svizzera che si vanta, sovente a ragione piena, per la capacit della prevenzione, la rete estesa di vigilanza sulle comunit, nella Svizzera dove tanto nulla di anomalo mai capita, il killer ha bucato la rete. Servizi sociali, sanit, forze dell'ordine. Tutti tragicamente beffati.
Di domande, coi colleghi italiani, ne abbiamo poste in quantit al capo della polizia locale nonch al magistrato. Esercizio retorico.
Per vent'anni la capitale del Canton Giura, Delemont, ottanta chilometri da Aarau (capitale del Canton Argovia), ha registrato la lenta, progressiva incubazione d'una minaccia pubblica. L'arsenale che cresceva. Pronto all'uso. Le munizioni. La genesi di un uomo anonimo (era incensurato) divenuto killer. Un killer in modalit cecchino. Delemont  dove ha casa, ed  uno dei simboli europei delle ricadute dei dazi di Trump: sulla cittadina grava una crisi industriale e occupazionale che sta minando la storica pacifica coabitazione, innesca rabbia, spaventa giovani e anziani in quanto nessuno mai avrebbe immaginato una caduta cos improvvisa, impetuosa.
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