FABRIZIO BRANCOLI.
Se a una festa incrociate qualcuno che rompe il ghiaccio con una battuta fulminante, o se durante una conversazione un conoscente vi sfoggia un riassunto impeccabile dell'ultimo articolo del New Yorker, non fidatevi.
Probabilmente state parlando con un algoritmo.
E' lui il Cyrano (o la Cyrana) dietro alla persona affascinante che vi trovate davanti.
Un'inchiesta del Wall Street Journal firmata qualche settimana fa da Natalie Kaufman ci porta dentro la testa dei giovani adulti che hanno deciso di delegare all'intelligenza artificiale persino le interazioni sociali. "Aiutami a dire frasi brillanti". Dall'ottimizzazione del corteggiamento fino alle scuse preconfezionate, c' un nuovo suggeritore invisibile delle nostre vite.
Il problema  che questa fobia dell'errore sociale sta creando cortocircuiti surreali.
L'articolo racconta lo smarrimento di una ragazza che ha iniziato a ricevere messaggi d'amore profondi, fluidi e dalla sintassi impeccabile da un corteggiatore che, fino a cinque minuti prima, massacrava i congiuntivi e faticava a mettere insieme tre parole.
Uno tipo il ragazzino con i brufoli imbarazzato, che ognuno di noi  stato (o quantomeno l'ha incontrato). Il trucco si svela da solo, lasciando sul campo una strana sensazione di gelo.
Perch improvvisamente questa persona ci sa fare?
Abbiamo i mezzi per eliminare l'impaccio e il rischio del rifiuto, regalandoci una maschera di perfezione digitale.
Ma i sentimenti vivono proprio di quell'attrito fatto di esitazioni, arrossamenti e gaffes. Se appaltiamo l'anima a uno schermo per paura di sbagliare, smettiamo di essere noi stessi.
Prima o poi ci scopriranno.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
