laura berlinghieri.
venezia.
La seduta.
C' chi piange.
Chi, la legge, la dedica a Stefano Gheller, che di questa battaglia  stato il volto.
Anche chi viene redarguito per qualche simbolo di troppo  una spilletta, una bandiera  sfoggiata dopo il voto.
Quello delle 17 di ieri: quando  con 32 voti favorevoli, 14 contrari e 5 astensioni, pronunciati a microfono da ciascun consigliere  la legge sul suicidio medicalmente assistito  stata approvata dal Consiglio regionale del Veneto.
Dopo 16 ore di discussione, 45 emendamenti presentati.
Soprattutto, due anni e mezzo dopo quel primo tentativo, fallito per un solo voto.
I tentativi dilatori.
Pure ieri la politica ha provato a fare il suo mestiere: un mestiere che avanza anche a colpi di astuzie e strategia.
C'ha provato il futurista Stefani Valdegamberi, chiedendo ripetutamente  e venendo silenziato dal segretario generale Roberto Valente  che il testo non venisse nemmeno incardinato, o quantomeno che tornasse alle sabbie mobili della commissione.
C'ha provato lui e c'ha provato Davide Lovat (Resistere Veneto), con interventi infiniti.
C'ha provato anche la politica nazionale, quella che ha costretto il consigliere dell'Udc Eric Pasqualon ad ammettere: "Io, per la mia coscienza, avrei votato a favore di questa legge.
Ma devo rispondere a un partito che, a livello nazionale, non la pensa cos. E mi ha chiesto di votare contro questa legge".
I voti dei 51 consiglieri.
E' uno dei cinque astenuti, insieme ai due forzisti Alberto Bozza e Mirko Patron, alla leghista Rosanna Conte e ad Andrea Tomaello, che, del Carroccio,  il commissario regionale.
Non una mosca bianca, perch a votare persino contro questo testo  di cui il presidente Alberto Stefani e il suo predecessore Luca Zaia sono stati tra i primi promotori  sono stati il capogruppo Riccardo Barbisan e il suo vice Filippo Rigo.
Gli altri contrari: i nove consiglieri di Fratelli d'Italia, i due di Resistere, il futurista Stefano Valdegamberi.
Mentre a votare a favore, insieme al centrosinistra e alla maggior parte dei leghisti, anche il giovane Jacopo Maltauro (Forza Italia), dalla sensibilit differente rispetto a quella dei compagni di partito.
Un piccolo colpo di scena, annunciato marted, nell'ambito di un risultato in larga parte gi scritto.
Stefani: Aula responsabile.
Ha vinto, in larga parte, la solidit della politica.
Con le confessioni, a microfoni spenti, dei "costretti dal partito": costretti a castrare la propria sensibilit. Ma poi c' anche chi ce l'ha fatta ad affrancarsi, spinto da convinzioni personali.
Sotto l'ala del presidente Stefani, primo promotore di questo testo ampiamente rimaneggiato  o che, per dirla con le parole di Valdegamberi FnV, "sembra scritto da un dottore in Diritto canonico". E infatti.
Dice Stefani: "Abbiamo scelto di intervenire a livello legislativo, garantendo delle tutele, perch i malati hanno il diritto di non essere sottoposti al libero arbitrio delle singole aziende sanitarie.
E abbiamo dimostrato che un'Aula consiliare sa assumersi delle responsabilit e lo sa fare tenendo conto delle differenti sensibilit", la rivendicazione del presidente, "perch gli emendamenti che abbiamo approvato tengono conto davvero della sensibilit anche delle forze politiche di centrodestra".
Gallo: "Impugneremo".
Gli emendamenti, appunto.
Quelli che, nei fatti, il primo testo lo hanno stravolto.
E che, nel pieno dei festeggiamenti, hanno comunque spinto la segretaria dell'associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, ad ammettere: "Aspettiamo l'applicazione concreta della norma, ma non escludiamo di impugnarne alcune parti".
Si riferisce, in particolare, all'inciso voluto a tutti i costi da FdI e ammesso dalla giunta regionale: il coinvolgimento delle associazioni pro vita nell'iter del suicidio assistito.
Con l'obbligo di informare i malati della loro esistenza e della possibilit di parlare con un volontario. "Ma la sentenza della Corte non ne ha mai fatto menzione", ricorda Gallo.
La Chiesa.
Che tanto su questo provvedimento ha detto.
Fino al commento preoccupato del patriarca di Venezia, Francesco Moraglia.
Le altre voci.
Nella discussione di ieri, i contrari si sono appellati innanzitutto ai valori cristiani.
A fine giornata, si  esposto il segretario regionale di Fratelli d'Italia Raffaele Speranzon, parlando di "una legge che non andava nemmeno presentata". E poi il capogruppo Claudio Borgia, rivendicando "una scelta politica, culturale e di principio", perch "davanti alla sofferenza e alla fragilit, la prima risposta delle istituzioni deve essere quella della cura, dell'assistenza e dell'accompagnamento".
Manildo: "Salto di civilt".
Mentre, pochi metri pi in l, in un abbraccio commosso con Matteo D'Angelo  uno dei volti dell'associazione Coscioni, esploso in un pianto liberatorio  il portavoce dell'opposizione, e capogruppo del Partito Democratico, Giovanni Manildo parlava di "un salto di civilt per il Veneto", con il contributo di un centrosinistra "che ha dimostrato centralit, maturit e capacit di costruire ponti, per incidere concretamente sulle scelte decisive per il futuro della nostra regione".
Un centrosinistra che ha fatto questo, accanto a un centrodestra che ha fatto il resto.
"Abbiamo semplicemente dato una risposta doverosa alle pochissime persone che fanno richiesta di suicidio assistito", le parole dell'ex presidente della giunta regionale, Luca Zaia.
Riprova dell'apoliticit di un tema che  unicamente etico.
E che comunque ha reso il Veneto la prima regione italiana di centrodestra ad avere una sua legge sul suicidio medicalmente assistito.
Aspettando Roma, che faccia il resto.
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32.
i voti favorevoli dell'aula.
Fra chi ha detto s anche il forzista Maltauro mentre.
gli altri due azzurri.
si sono astenuti.
il dibattito.
Una maratona di 16 ore di discussione in due giorni, con.
45 emendamenti presentati
