L'analisi.
"Qual  la prima risorsa per un'attiva produttiva oggi? Il fattore umano.
Luxottica come tante altre aziende non trovano personale.
Stiamo facendo di tutto, sul piano della casa, dei servizi sociali, della formazione, per evitare la fuga dei giovani, anzi per farne arrivare di nuovi? Mi pare proprio di no".
Un'amara riflessione a voce alta quella del sociologo Diego Cason, proccupato per il futuro del bellunese: "Luxottica  stata costretta a sottrarli al turismo e per fidelizzare i collaboratori ha introdotto un welfare che altre realt non possono permettersi.
Non rischiamo forse  si chiede lo studioso  di creare le condizioni perch Essilor non trovi pi vantaggioso spostare le produzioni altrove? Con il conseguente crollo dell'economia provinciale, se viene meno il 12% dei posti di lavoro (tra Luxottica e indotto)".
Si pensa, ragionando intorno alla resilienza di Luxottica ad Agordo, che il problema sia quello della (non) praticabilit della strada regionale 203 Agordina. "E' un tema infrastrutturale, indubbiamente, ma la vera scommessa", insiste Cason, " quella della disponibilit di personale, meglio se qualificato.
Ma qual  quel giovane che decide di rimanere in valle nelle condizioni attuali? Cio se non trova casa, magari dignitosa e a prezzi abbordabili.
E se non pu metter su famiglia perch mancano gli indispensabili servizi scolastici o sanitari".
Il sociologo riconosce che la competenza non  solo dei sindaci e della Provincia.
Ma al tempo stesso osserva che non basta, da parte del sindaco, varare il cambio d'uso di un'area per dar modo all'azienda di infrastrutturarsi.
Insieme ad altri deve provvedere al contesto. "Ognuno, insomma, faccia la sua parte per garantire alle attivit, e alla Luxottica in particolare, quei vantaggi di esternalit che qui, seppur in un territorio periferico, possono trovare quanto meno come in pianura, in una zona industriale alla periferia di qualche citt o, meglio ancora, vicino agli snodi autostradali".
E tanto pi necessario si presenta un impegno in tal senso, insiste Cason, perch se  da mettere in conto il rischio della delocalizzazione per la produzione di occhiali (escluso quello intelligente),  anche vero che molte imprese stanno facendo marcia indietro dai Paesi in cui hanno esternalizzato, perch hanno scoperto che il costo del lavoro basso non compensa l'assenza di servizi e di competenze diffuse.
Altro fatto da considerare,  il futuro stesso dell'occhiale. "C' un'evoluzione in campo.
Questo ausilio finora limitato agli occhi ora diventa un oggetto che fornisce ausili di diverso genere, ad esempio un miglioramento dell'udito, la fornitura di servizi di registrazione audio e video e di informazioni varie che diventeranno disponibili eleggibili direttamente dall'occhiale.
Non sappiamo ancora se questo tipo di soluzione che, in qualche misura, sembra destinata a sostituire le funzioni del cellulare avr il successo che tutti si aspettano oppure no.
Di certo, l'occhiale da vista sar sempre meno necessario, nel senso che ormai la chirurgia oculistica  in grado di correggere molti difetti senza bisogno che tu usi un occhiale, mentre quello da sole molte popolazioni non potranno permetterselo.
L'occhiale tecnologico ha invece una prospettiva, ma bisogna vedere se questo oggetto portato sopra il naso  il modo migliore per usare diciamo le tecnologie digitali, perch ci sono anche altri strumenti, come ad esempio gli orologi da polso o i circuiti integrati messi sotto pelle, o ancora la digitalizzazione dei veicoli".
Vogliamo scommetterci? "Bene", risponde Cason, "ma dovremmo fare in modo di portare a Belluno i grandi laboratori di ricerca.
I cervelli ce li abbiamo, li dobbiamo formare, li importiamo da fuori? E a quali condizioni? Quando parliamo di servizi e proprio a questa prospettiva che dovremmo riferirci".
Cason non vuole votarsi al pessimismo.
Ammette la problematicit. Al tempo stesso, per, ricorda che "abbiamo imprese ad alta intensit tecnologica che sono brave a stare sui mercati internazionali e fanno la loro parte in modo molto positivo, quelle della meccanica in particolare.
Quindi non darei la partita per perduta.
Per occorre mettere in campo, da subito, un grande progetto di visione: economica, tecnologica, di formazione, e appunto di servizi sociali".
Ed ecco che ritorna al tema del personale. "Ricordo che Luxottica, quando ha aperto a Sedico, aveva bisogno di 400 lavoratori.
Si sono presentati solo 65 bellunesi.
Gli altri sono arrivati dal resto d'Italia e perfino dall'estero.
Da allora la situazione si  aggravata".
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Sguardo al futuro.
"L'occhiale del futuro.
sar tecnologico.
Facciamo uno sforzo.
per trattenere.
o portare i cervelli".
Un cantiere sulla 2023 Agordina
