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DIARIO AFRICANO. Ebola, lepidemia ignorata.
ENZO NUCCI Giornalista. Gi corrispondente della Rai per lAfrica subsahariana.


Lepidemia di Ebola che si sta
diffondendo soprattutto nella
Repubblica democratica del Congo
rischia di diventare una delle
pi gravi mai registrate, anche
grazie ai conflitti armati e ai tagli
alla cooperazione internazionale
che stanno ostacolando il
contenimento del virus.
...
Gli esperti avvertono che lepidemia
di Ebola in corso nellAfrica
orientale potrebbe essere la peggiore
nella storia del virus, individuato
50 anni fa. Delle 17 ondate di
contagio scoppiate nella Repubblica
democratica del Congo (Rdc) dal
1976, 15 sono state causate dal ceppo
Zaire e due dal Bundibugyo, lattuale,
per il quale non ci sono terapie.
Un ceppo tanto raro da non aver
attirato fino ad ora gli investimenti
dei dipartimenti di ricerca delle
aziende farmaceutiche che producono
vaccini. Per Medici senza frontiere, la
diffusione dellEbola sta superando la
capacit di risposta.
Linfezione (forse trasmessa dai
pipistrelli della frutta) provoca febbre
emorragica: si diffonde per contatto
diretto tra gli umani, attraverso lesioni
cutanee o delle mucose, con i fluidi
corporei e gli oggetti contaminati. Le
vittime restano altamente infettive
anche dopo il decesso. Spezzare
la catena di contagi  la misura
prioritaria per fermare il virus, ma
anche in questo caso sono necessari
investimenti. Centri medici di
isolamento per gli infetti, personale
sanitario preparato e numeroso,
attrezzature adeguate si coniugano
male con il periodo attuale in cui la
cooperazione internazionale  fragile
in materia di salute e aiuti umanitari
per il drastico taglio agli aiuti esteri
operato dallamministrazione Trump
(uscita anche dallOms), cos come dai
donatori europei che hanno adottato
soluzioni draconiane nellultimo anno.
Il virus dellEbola si diffonde
indisturbato in un ambiente a lui
favorevole, innanzitutto perch larea
orientale della Rdc  uno dei pi
grandi bacini al mondo di malattie
infettive trasmissibili dagli animali
alluomo e viceversa. Le zone pi
colpite sono quelle dellEst: Ituri,
Nord Kivu, Sud Kivu, aree martoriate
dalla violenza di centinaia di gruppi
armati che, trincerandosi dietro
rivendicazioni politiche di comodo,
sono in guerra per il controllo di
terre rare e preziosissimi elementi
del sottosuolo necessari allo sviluppo
tecnologico militare e civile.
Sono province dove linstabilit
politica  la regola da almeno 30 anni,
dove si  consumata la cosiddetta
guerra mondiale dAfrica per gli
oltre 6 milioni di vittime di un
conflitto che non ha mai appassionato
lopinione pubblica mondiale. Dove
sono scese direttamente in campo le
nazioni confinanti con i propri eserciti
o con lappoggio esterno a gruppi
armati. Sui Caschi blu dellOnu, in
missione da decenni per difendere la
popolazione, si  scatenata la rabbia
degli stessi civili stanchi di continuare
a subire soprusi sotto gli occhi vigili
ma inermi dei peacekeeper.
Attualmente il Nord Kivu 
controllato in gran parte dal
Movimento 23 Marzo, un gruppo
armato supportato dal Rwanda.
NellIturi fra le varie milizie spiccano
le Forze democratiche alleate (Adf ),
affiliate allo Stato islamico, tra le
maggiori responsabili dei massacri
di civili. E proprio per fronteggiare
le Adf da cinque anni sono schierate
in Ituri (su invito del governo di
Kinshasa) le truppe dellUganda,
nazione storicamente interessata
(come il Rwanda) allestrazione e
al contrabbando delloro per poi
immetterlo nei mercati internazionali.
Malaria e colera, assistenza maternoinfantile 
e vaccinazioni pediatriche
sono le urgenze quotidiane per milioni
di persone che da decenni vivono
in guerra, tra continui sfollamenti
e croniche carenze alimentari,
sanitarie e igieniche. Lalta mobilit
della popolazione trae impulso
anche dai continui spostamenti di
migliaia di minatori itineranti (ridotti
praticamente in schiavit) alla ricerca
di lavoro nei giacimenti.
Tutto sotto lo sguardo impassibile
dello Stato centrale, ricco complice
di questa tragedia. Un milione di
abitanti dellIturi sono sfollati, quasi
due milioni necessitano di aiuti
alimentari e altrettanti sono vittime
dellinsicurezza alimentare: parliamo
di una popolazione complessiva di 4
milioni di persone. Questo quadro
cos complesso rende difficile il
tracciamento dei contatti del virus, di
cui non si conosce la reale diffusione.
Per lOms, Organizzazione mondiale
della sanit, lEbola circolava nellIturi
gi dallo scorso marzo ovvero due
mesi prima della dichiarazione
ufficiale di emergenza sanitaria. Il
virus ora  dilagato in zone interne,
impossibili da raggiungere per gli
operatori sanitari. E ci si rifugia
sempre pi nella medicina tradizionale
anche per sfuggire allo stigma sociale.
Non  stato ancora raggiunto il picco
dellepidemia e lemergenza potrebbe
durare un altro anno secondo la
Croce Rossa. Sembra che il Covid-19
non ci abbia insegnato nulla. Eppure,
il divulgatore scientifico David
Quammen nel suo libro Spillover gi
nel 2012 ci aveva spiegato levoluzione
delle pandemie.