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MUSICA. Enigmatiche melodie. 
 MICHELE LIPORI.

Con Train on the Island, Aldous
Harding prosegue un percorso
artistico sempre pi personale
e riconoscibile. La cantautrice
neozelandese continua a muoversi in
un territorio dove folk, indie-pop e
scrittura dautore convivono senza mai
cercare soluzioni facili. Le canzoni
sono costruite attorno a melodie
essenziali e a una voce che resta il vero
centro gravitazionale del disco.
Brani come One Stop, Venus in the
Zinnia e la title track mostrano una
scrittura capace di essere al tempo
stesso immediata e sfuggente.
I testi sono popolati da immagini
insolite, accostamenti imprevedibili e
riferimenti che raramente si lasciano
decifrare fino in fondo. Harding
sembra pi interessata a evocare che
a spiegare, lasciando allascoltatore il
compito di completare il significato
delle canzoni.
In alcuni passaggi, come I Ate the
Most, emergono riferimenti alla
neurodivergenza e allesperienza
personale, ma senza mai assumere la
forma del racconto esplicito. Anche
qui Harding privilegia levocazione
alla spiegazione, lasciando che siano
il suono delle parole e le immagini
sottese a guidare lascolto. Coats e
San Francisco confermano questa
capacit di trasformare dettagli
apparentemente eccentrici in materia
emotiva, mantenendo un equilibrio tra
ironia, leggerezza e inquietudine.
Accolto con entusiasmo dalla critica
internazionale, Train on the Island
conferma Aldous Harding come una
delle voci pi originali della canzone
contemporanea: unartista che
continua a sottrarsi alle definizioni e
che proprio in questa resistenza trova
la sua forza espressiva