CONFRONTI. MONDO.

VATICANO. Lappello dei vescovi indiani malankaresi.

La questione dei preti sposati delle
Chiese cattoliche orientali, chiamati a guidare comunit sempre
pi diffuse in Occidente, fa da sfondo
alludienza che Leone 14esimo ha concesso
il 15 giugno a un folto gruppo di malankaresi, di origine indiana, giunti da diversi Paesi europei. Il papa ha raccomandato ai vescovi latini (occidentali) di aiutare i fedeli di questo gruppo a
rimanere fedeli alle proprie tradizioni.
Fino al Vaticano secondo, salvo eccezioni, la
Curia romana impediva di fatto che i
preti uxorati delle Chiese cattoliche
orientali (maroniti, melkiti, siri)
esercitassero pubblicamente il loro
ministero in Occidente e nel Sud del
mondo, per evitare che il clero latino,
celibe, fosse indotto a chiedere analoghe aperture. 
Nei decenni successivi, soprattutto con papa Francesco, 
questo divieto  progressivamente venuto
meno. Restano tuttavia vescovi latini
che guardano con imbarazzo, se non
con ostilit, al ministero dei sacerdoti
orientali sposati. In questo contesto si
colloca linvito di Prevost. I malankaresi, come altri gruppi cristiani dellIndia, si considerano cristiani di san Tommaso, cio nati dallevangelizzazione dellIndia compiuta dallapostolo. Per
secoli ebbero un vaghissimo legame con
Roma, senza conseguenze, date le distanze. Nel 1635 ruppero formalmente
i rapporti con il papato, opponendosi ai
tentativi dei conquistatori portoghesi
di latinizzarli, e si unirono alla Chiesa
siriaco-antiochena del Medio Oriente.
Nel 1932 Mar Ivanios, un loro vescovo, accett la comunione ecclesiale con
Pio 11esimo, che riorganizz la loro presenza in India. Oggi essi hanno anche una diocesi negli Stati Uniti e in Canada;
in Europa, invece, hanno solamente
comunit in vari Paesi, e sono guidati dai loro preti sposati. Larcivescovo maggiore dei malankaresi  il cardinale
Baselios Cleemis Thottunkal, che risiede a Trivandrum, nel Kerala, Stato sudoccidentale dellIndia. [LS]