I SERVIZI.

CARCERE. Figli invisibili: crescere con un genitore detenuto.
FRANCESCA POLIZZI Giornalista freelance ALESSANDRA VESCIO Giornalista freelance.

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In Italia circa 100mila minori vivono limpatto della detenzione
di un genitore, tra visite traumatiche, silenzi familiari e mancanza
di supporto psicologico. Associazioni e operatori cercano
di ricostruire legami e tutela, ma il sistema resta frammentato
e ancora lacunoso a livello legale.

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Per descrivere il rapporto con suo padre,
Angelica Armenio parla di complessit,
separazioni e allontanamenti, ma anche
di riavvicinamenti e bellezza. A segnarlo  stata
soprattutto la detenzione di lui, che ha forgiato
non solo la loro relazione, ma anche la crescita
di Armenio. Per me  stato uno strappo, una
separazione forzata, racconta la donna, che per
anni ha dovuto fare i conti con unassenza che la
burocrazia e listituzione carceraria non hanno saputo n voluto colmare. Quelle brevi chiamate o
quei brevi colloqui non erano momenti autentici
in cui potevo consegnargli la mia emotivit, ma
istanti carichi di frustrazione, commenta la donna ripercorrendo a ritroso i suoi ricordi sul percorso detentivo del padre. Agli incontri, arrivavo
gi stanca dopo ore di viaggio per raggiungere il
carcere, e poi cerano le procedure dingresso, le
perquisizioni, le porte che sbattono, i rumori: un
trauma che rimane per sempre iscritto nella memoria e nel corpo. Per Angelica, che oggi fa leducatrice e ha scritto la sua tesi di laurea proprio sulla genitorialit in carcere, i figli dei genitori
detenuti sono vittime invisibili, puniti dallo
Stato pur non avendo commesso alcun reato.

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UN FENOMENO OSCURATO.
In Italia, la genitorialit dietro le sbarre resta
una dimensione poco raccontata e ancora priva
di strumenti adeguati. Non riguarda solo chi 
detenuto, ma coinvolge migliaia di minori che
crescono mantenendo un legame fragile e intermittente con i propri genitori.
Secondo i dati del Ministero della Giustizia (aggiornati al 30 giugno 2025), le persone detenute
in Italia che sono anche genitori sono 28.118.
Le stime di Bambini senza sbarre, associazione
che si occupa di tutelare i diritti dei figli di persone detenute, parlano di circa 100mila minori che
entrano in contatto con il carcere per incontrare
un genitore detenuto. Un numero che restituisce
la portata sociale di un fenomeno invisibilizzato.
Uno degli elementi pi critici riguarda la mancanza di supporto psicologico ed educativo.
Nella maggior parte degli istituti penitenziari, le
figure di psicologi ed educatori sono insufficienti rispetto ai bisogni reali e a ci si aggiunge la
poca sensibilit sul tema della genitorialit e sulla necessit del prendersi cura di questi legami.
Questo si traduce in una difficolt concreta nel
sostenere sia i genitori detenuti nel loro ruolo,
sia i figli nel comprendere e rielaborare lesperienza della detenzione.

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IL RUOLO DELLE ASSOCIAZIONI.
In questo vuoto si inserisce il lavoro delle associazioni e del volontariato, come nel caso di
Lavori in corso, attiva dal 2006 nella provincia
di Foggia, che ha scelto di lavorare proprio sul
legame tra genitori detenuti e figli.
La letteratura internazionale  ormai consolidata nel mostrare come esperienze di trascuratezza, violenza, deprivazione affettiva e marginalit tendano a riprodursi tra generazioni,
attraverso processi complessi che coinvolgono
attaccamento, apprendimento sociale e costruzione dellidentit, spiega la fondatrice di Lavori in corso, Antonietta Clemente: la detenzione e la
conseguente difficolt a mantenere la continuit
relazionale familiare possono allora contribuire
a rafforzare condizioni gi fragili. Per questa
ragione, Lavori in corso si adopera sia per mantenere vivo il rapporto tra i genitori dentro e i figli fuori, sia per tutelarne la qualit, sia per la
possibilit di intervenire sui significati che quel
legame assume allinterno della storia familiare.
Un primo elemento a cui lassociazione foggiana presta attenzione in questo senso  allora il ruolo dellambiente: Gli spazi non sono neutri, spiega Clemente, ma anzi contribuiscono a strutturare e condizionare relazioni e dinamiche interpersonali. Perci Lavori in corso ha
scelto di aderire alliniziativa degli spazi gialli,
applicando il modello ideato da Bambini senza
sbarre che li ha lanciati nel 2007 nel carcere di
San Vittore, a Milano. Lo spazio giallo  unarea in cui i bambini che entrano in carcere per fare visita a un familiare detenuto vengono accolti da operatrici e operatori specializzati, che
li aiutano, prima, a gestire le emozioni spesso
complesse legate allattesa dellincontro e, poi,
ad allentare le tensioni dovute alla visita e alla
conseguente separazione. Lavori in corso gestisce lo spazio giallo nella Casa circondariale di Foggia dove, dicono dallassociazione, ogni giorno entrano circa 350 bambini.
Un altro strumento centrale dellassociazione
foggiana  lutilizzo dellarteterapia e degli albi
illustrati. Utilizziamo lalbo illustrato come strumento di consapevolezza, di racconto della verit, spiega Clemente, sottolineando come le storie possano offrire un linguaggio accessibile per
affrontare esperienze complesse. Disegni e letture
condivise diventano cos occasioni per far emergere emozioni che altrimenti resterebbero inesprimibili, soprattutto per le persone pi giovani:
Gli albi illustrati aiutano i genitori ad affrontare
il tema della detenzione e, allo stesso tempo, permettono ai bambini di comprendere e rielaborare la propria esperienza, afferma Clemente.

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IN CERCA DELLA VERIT,
 proprio attraverso questi strumenti che si
prova ad affrontare uno dei nodi pi difficili,
quello del racconto della verit, un terreno fragile su cui, senza un accompagnamento, molte famiglie finiscono per rifugiarsi nel silenzio o
nella menzogna.
In molti casi, infatti, ai bambini non viene detta
la verit: si costruiscono versioni alternative, si
parla di lavoro lontano o di assenze temporanee dei genitori. Una strategia spesso adottata per proteggere, ma che pu avere effetti profondi e generare confusione, senso di abbandono e
difficolt nella costruzione della fiducia. Nonostante oggi riconosca il desiderio dei familiari di tutelarla, Armenio racconta ad esempio quanto
questo silenzio abbia inciso nel tempo: Per anni
ho provato rabbia nei confronti dei miei genitori
perch non mi hanno detto la verit.
Secondo Chiara Paris, psicologa e psicoterapeuta con esperienza in ambito penitenziario, il rischio rappresentato dalla detenzione del genitore viene amplificato dalla mancanza di strumenti per elaborarla e nel contesto sociale che circonda questi minori. Se un bambino non
capisce cosa sta succedendo nella sua vita, si costruisce spiegazioni proprie, spesso pi spaventose della realt. Per questo, uno degli aspetti
pi importanti  la comunicazione: raccontare la
verit ai figli con parole adeguate alla loro et,
evitando silenzi e versioni alternative che possono generare confusione e sfiducia.
A pesare sulla vita dei figli delle persone detenute  poi anche lo stigma che spesso accompagna questa esperienza. Nella narrazione dominante i
figli dei genitori detenuti sono spesso predestinati
o condannati alla devianza, e se non veniamo visti
come futuri criminali, siamo poveri disgraziati,
oggetto di una piet che ci toglie dignit e ci relega
nel ruolo di eterne vittime, afferma Armenio. A
questo proposito, Paris racconta che molte persone cresciute con un genitore in carcere riportano episodi di derisione, isolamento e discriminazione vissuti durante linfanzia. Molto spesso sono
bambini che vengono visti diversamente dagli altri per il solo fatto di avere un genitore detenuto,
spiega lesperta. Una condizione che pu incidere
sul percorso scolastico, sulle relazioni sociali e sulla
costruzione della propria identit.
La psicologa e psicoterapeuta racconta anche il
caso di una sua paziente che scopr lincarcerazione del padre leggendo i giornali, senza che nessuno tra gli adulti di riferimento le avesse
spiegato cosa stesse accadendo. A segnare la sua
esperienza non  stata allora soltanto lassenza del genitore, ma anche il peso dello sguardo degli altri. Allinizio non ha avuto neanche il
tempo di preoccuparsi di ci che era successo a
suo padre o del fatto che non lo vedesse pi,
dice Paris. Doveva prima di tutto gestire quello
che dicevano gli altri.

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LE TUTELE ALLA GENITORIALIT.
Fino allo scorso anno, a tutelare il diritto alla genitorialit in carcere cera la Carta dei diritti dei
figli di genitori detenuti, protocollo dintesa firmato nel 2014 tra il Ministero della Giustizia,
lAutorit garante per linfanzia e ladolescenza e
Bambini senza sbarre. Rinnovata da allora ogni
quattro anni, la Carta metteva in atto quanto stabilito dalla Convenzione delle Nazioni unite sui
diritti del fanciullo del 1989, attraverso la tutela e
lagevolazione del rapporto tra i genitori detenuti e i loro figli. Lobiettivo della Carta era infatti
quello di porre al centro i bambini, tutelando il 
loro diritto a conservare una continuit affettiva
con i genitori che, anche se in carcere, conservano
la responsabilit genitoriale.
Oltre alla creazione di spazi destinati allaccoglienza dei bambini nelle sale dattesa, come gli spazi gialli, tra le iniziative promosse dalla Carta cera anche la richiesta di formare in
maniera adeguata chi opera negli istituti, e in
particolare il personale di Polizia penitenziaria, sullassistenza e la gestione dei minori che vengono a trovare i loro familiari; che il luogo
di detenzione scelto per chi  genitore fosse facilmente raggiungibile dai figli minorenni; che venissero istituiti programmi di assistenza e
supporto alla genitorialit in carcere; e che fosse
messo in atto anche un monitoraggio dei minori
che entrano in carcere e dei figli di genitori detenuti. Prima iniziativa del genere in Europa, la Carta  stata rinnovata lultima volta nel 2021,
ma non nel 2025: ad oggi non si hanno notizie
su una sua possibile estensione.
Oltre alla Carta, negli ultimi anni in alcune carceri qualche passo avanti  stato fatto. Tra questi, lintroduzione e la diffusione delle videochiamate, accelerate durante la pandemia, che oggi consentono a molti genitori detenuti di mantenere contatti
pi frequenti con i figli, soprattutto quando vivono lontano dallistituto penitenziario. Per molte famiglie rappresentano una possibilit concreta
di continuit relazionale, osserva Paris. Tuttavia,
secondo la psicologa, importanti carenze si registrano ancora allesterno del carcere. I figli delle persone detenute continuano infatti a non ricevere un adeguato supporto psicologico. Servirebbe
un investimento pi ampio sui servizi territoriali e
sulla salute mentale dei minori, sottolinea lesperta. Il sostegno alla genitorialit, infatti, non riguarda soltanto il momento del colloquio o della visita in carcere, ma lintera rete di relazioni che accompagna la crescita di questi bambini e adolescenti.
Secondo Ornella Favero, coordinatrice della rivista Ristretti orizzonti della Casa di reclusione di Padova, oltre alle istituzioni, anche le associazioni dovrebbero per fare di pi per tutelare il
diritto alla genitorialit in carcere. Quello che
manca  la capacit di lavorare insieme, dice
Favero, che porta lesempio di Padova, dove pi
realt si sono coordinate per raggiungere obiettivi comuni:  perch abbiamo preso posizione e
fatto insieme delle battaglie, che abbiamo ottenuto delle tutele per i detenuti e i loro figli.