I SERVIZI.

DIRITTI. 1946: lanno del primo voto delle donne in Italia.
ANDREA MULAS Fondazione Lelio e Lisli Basso, Centro Studi Confronti.

Nella primavera del 1946 milioni di italiane votarono per la prima
volta, entrando pienamente nella vita politica del Paese dopo
anni di esclusione. Dal contributo alla Resistenza allAssemblea
costituente, il suffragio femminile segn una svolta decisiva
nella costruzione della democrazia repubblicana.

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Prosegue la serie di approfondimenti dedicati ai
princpi fondamentali della Costituzione italiana. 
In questo contributo si parla del 1946 come
spartiacque della democrazia in Italia: esso fu
lanno in cui le donne poterono votare per la
prima volta.

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C un momento preciso in cui una democrazia smette 
di essere a met. In
Italia, quel momento arriv nella primavera del 1946, 
quando milioni di donne si
recarono per la prima volta alle urne, segnando
una svolta irreversibile nella storia del Paese.
Non fu un evento improvviso, ma il risultato di
lotte, sacrifici, compromessi e di una guerra devastante che aveva costretto lItalia a fare i conti
con s stessa e con i propri fondamenti civili.
Il ventennio fascista, paradossalmente, produsse
effetti contraddittori sulla condizione femminile. Da un lato la propaganda aveva esaltato la
maternit come missione suprema e scoraggiato
il lavoro femminile fuori casa. Dallaltro, la modernizzazione forzata delleconomia italiana, la
guerra stessa e i cambiamenti sociali accelerati
dal conflitto avevano costretto le donne a uscire
dal ruolo loro assegnato. Le donne partigiane
 le staffette, le combattenti, le organizzatrici
della Resistenza  avrebbero dato alla questione
del voto femminile unurgenza e una legittimit
politica che nessun argomento astratto avrebbe
potuto eguagliare.

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DALLA RESISTENZA ALLA CITTADINANZA POLITICA.
La Resistenza fu il crogiolo in cui si form la
nuova Italia democratica, e le donne ne furono
protagoniste a pieno titolo. Si stima che circa
70mila donne abbiano partecipato attivamente
alla lotta partigiana: 35mila come partigiane
combattenti, altre come staffette, informatrici,
organizzatrici di reti clandestine, sostenitrici
logistiche delle formazioni armate. Al pari degli
uomini pagarono un prezzo altissimo: 4.653 furono arrestate, condannate, torturate e seviziate;
623 fucilate, impiccate o cadute; 2.900 giustiziate o uccise in combattimento; 1.700 ferite
e 2.756 deportate in Germania. 15 ricevettero
la medaglia doro al valor militare. Queste cifre
non sono solo statistiche, sono il fondamento
morale di una rivendicazione che divent impossibile da ignorare.

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LE MADRI COSTITUENTI.
Il riconoscimento formale del diritto di voto
alle donne avvenne con il Decreto legislativo 
luogotenenziale n. 23 del 1 febbraio 1945.
Il testo era lapidario nella sua semplicit: alle
donne veniva esteso il diritto di elettorato attivo, 
cio il diritto di votare. Lelettorato passivo  
il diritto di essere elette  arriver un anno
dopo, con il decreto del 10 marzo 1946, che apr
anche le candidature alle donne in vista delle
elezioni amministrative e della Costituente.
Le prime elezioni in cui le donne poterono votare furono quelle amministrative della primavera
del 1946. Si svolsero in due turni: il primo il 10
marzo 1946 (in alcune province), il secondo il 7
aprile 1946. La mobilitazione fu straordinaria.
Le donne si presentarono alle urne in numero superiore 
alle aspettative pi ottimistiche. I
partiti politici si erano preparati con campagne
di sensibilizzazione specificamente rivolte allelettorato 
femminile, e lUnione donne italiane
(Udi)  unassociazione femminista nata nel
1944 dallesperienza dei Gruppi di difesa della 
donna durante la Resistenza  aveva svolto un
lavoro capillare di informazione e coinvolgimento. In molti comuni rurali, le donne arrivarono ai seggi accompagnate da mariti e figli,
curiosi o emozionati quanto loro. In altri, soprattutto nelle citt, le donne si organizzarono autonomamente, formando code agli ingressi
dei seggi fin dalle prime ore del mattino.
I resoconti giornalistici del tempo restituiscono
unatmosfera di solennit e commozione. Donne anziane, che avevano vissuto il Fascismo, la guerra, la fame, si avvicinavano allurna con un misto di incredulit e fierezza. Donne giovani,
che avevano combattuto nella Resistenza, depositavano la scheda con la consapevolezza di compiere un gesto storico. Non mancarono le
lacrime. Il Corriere della Sera, lAvanti!, LUnit
e tutti i principali quotidiani diedero ampio risalto allevento, con reportage dai seggi e interviste alle prime elettrici.
Le elezioni amministrative videro anche le prime donne candidate. Non fu una partecipazione massiccia, ma simbolicamente potentissima:
in alcuni Comuni furono elette consigliere, in
altri persino sindache. La prima donna sindaco della storia italiana fu Ninetta Bartoli, eletta a Borutta, piccolo comune sardo, il 10 marzo
1946. Un primato che rimase a lungo ignorato
dalla storiografia ufficiale, recuperato solo negli
ultimi decenni grazie al lavoro di ricercatrici e
ricercatori attenti alla storia di genere.
Il secondo appuntamento elettorale, ma il primo di portata nazionale e di significato costituzionale, fu il referendum costituzionale del
2 giugno 1946. Laffluenza fu altissima: vot
l89% degli aventi diritto. Lelettorato femminile per la prima volta venne conteggiato su scala nazionale: si stima che le donne rappresentassero circa il 52% degli iscritti alle liste elettorali, riflettendo la loro maggioranza numerica
nella popolazione (molti uomini erano morti
in guerra o erano ancora prigionieri). La loro
partecipazione effettiva al voto fu elevatissima,
paragonabile a quella maschile, ma vennero
elette solo 21 donne allAssemblea costituente,
su 556 seggi totali: una percentuale di circa il
3,7%, modesta in termini assoluti, ma straordinaria 
se si considera che si trattava del primo
Parlamento della storia italiana in cui le donne
erano presenti. Le 21 madri della Costituzione, come le ha chiamate la storiografia successiva, provenivano da diverse forze politiche: 9
dalla Democrazia cristiana, 9 dal Partito comunista italiano, 2 dal Partito socialista italiano, 1 dallUnione democratica nazionale.

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UNA CONQUISTA PER NUOVE BATTAGLIE.
Chiamarle madri  stato un omaggio tardivo, ma doveroso. 
Per decenni la storiografia
ufficiale le aveva ignorate, concentrandosi sui
padri costituenti  Calamandrei, Dossetti,
La Pira, Togliatti, De Gasperi, Einaudi, Terracini  come se il contributo femminile fosse stato marginale o decorativo. 
Solo a partire dagli anni Novanta, e con crescente intensit negli
anni Duemila, la ricerca storica ha restituito a
queste donne il posto che meritano nella narrativa fondativa della Repubblica.
Il 1946 apr sicuramente una stagione di conquiste politiche, ma non risolse da solo i problemi strutturali della condizione femminile in
Italia. Il diritto di voto era necessario ma non
sufficiente. La parit giuridica formale, sancita
dalla Costituzione, non si tradusse automaticamente in uguaglianza sostanziale. Il codice
civile fascista rimase in vigore in gran parte per
decenni e la Corte costituzionale cominci a
dichiararne incostituzionali alcune norme solo
a partire dagli anni Cinquanta e Sessanta; la
riforma organica del diritto di famiglia arriv
solo nel 1975. Il divorzio fu introdotto nel 1970,
e i tentativi di abrogarlo per via referendaria, nel
1974, fallirono con una netta vittoria del No.
Eppure il 1946 rimane uno spartiacque. Aveva
cambiato qualcosa di fondamentale: lappartenenza delle donne alla comunit politica nazionale era ormai sancita dal diritto e dalla pratica.
Le generazioni successive avrebbero combattuto battaglie diverse  per il divorzio, per laborto, per la parit salariale, contro la violenza domestica  ma lo avrebbero fatto come cittadine,
non come escluse che chiedevano di entrare. La
posta in gioco era cambiata
