I SERVIZI.

TECNOLOGIA. Ai. Dietro lalgoritmo.
ALBERTO ROMELE Professore di Filosofia della comunicazione e Teoria dei media, Universit Sorbonne Nouvelle di Parigi.
Intevista a cura di CLAUDIO PARAVATI Redazione Confronti.

Dalla nascita di ChatGPT alle questioni di potere, lavoro, democrazia e responsabilit, il filosofo Alberto Romele invita a guardare allintelligenza artificiale come a un fenomeno sociale e politico, non soltanto tecnologico.

Quando ChatGPT  stato reso disponibile
al pubblico, nel novembre 2022, milioni
di persone hanno avuto per la prima volta
limpressione di dialogare con una macchina 
capace di comprendere, argomentare, scrivere 
e persino creare. Ma il successo di ChatGPT ha anche
riportato al centro domande che accompagnano
lintelligenza artificiale fin dalle sue origini: le
macchine possono davvero comprendere ci che
dicono o si limitano a elaborare simboli e probabilit? 
Chi controlla queste tecnologie e con
quali interessi? Dobbiamo guardare allintelligenza 
artificiale con timore o come a uno strumento
capace di migliorare la nostra vita? Ci sostituir
nel lavoro o ci aiuter a svolgerlo in modo diverso 
e pi efficace? E ancora: quali effetti avr sulla
democrazia, sulla creativit, sullistruzione, sulla
produzione culturale e sulle relazioni umane?
Per orientarsi in queste questioni abbiamo intervistato 
Alberto Romele, professore di Filosofia
della comunicazione e Teoria dei media allUniversit Sorbonne Nouvelle di Parigi e autore, insieme a Davide Picca, del volume ChatGPT e le
intelligenze artificiali (Fandango Libri, 2025), un
libro che ricostruisce la storia dellAi e ne esplora
le implicazioni filosofiche, sociali e politiche.

Perch nel titolo del libro si parla di
intelligenze artificiali al plurale?
Prima di tutto per una ragione storica. 
Non esiste una sola intelligenza
artificiale, ma una pluralit di tecniche,
modelli e immaginari che si sono
succeduti nel tempo. Da un lato lAi
simbolica, fondata su regole, logica e
manipolazione di simboli; dallaltro
lAi connessionista, alla base delle reti
di neuroni artificiali e quindi anche
delle intelligenze artificiali generative
contemporanee. Ci sono le prime reti
neuronali, a partire dal percettrone
(che simula il comportamento di un
neurone biologico); poi lo sviluppo
del deep learning; infine, con linvenzione 
dei Transformer nel 2017 (un
modello di apprendimento profondo
che ha sostituito i precedenti modelli
sequenziali), si apre la possibilit tecnica di quella che oggi chiamiamo intelligenza artificiale generativa. Parlare di intelligenze artificiali significa dunque riconoscere una storia fatta di
discontinuit, di tentativi, di crisi e di riprese.
C poi una ragione pi filosofica. Lintelligenza artificiale non  soltanto un oggetto tecnico, ma anche il risultato
delle interazioni che intratteniamo
con questi sistemi. Il mio ChatGPT
non  esattamente il tuo, perch viene
configurato anche dai nostri usi, dalle
nostre domande, dalle nostre abitudini, 
dai nostri modi di interagire con lui.
Cosa centra la filosofia con lintelligenza 
artificiale? Per capirla non
dovremmo parlare con informatici e ingegneri?
Certo, per capire lintelligenza artificiale 
bisogna parlare con informatici,
ingegneri, matematici, linguisti computazionali. 
Sarebbe assurdo pensare
il contrario. Il punto di partenza del
libro, per,  che non basta parlare solo
con loro. Lintelligenza artificiale non
 soltanto una questione tecnica. 
anche una questione culturale, sociale,
politica e filosofica.
La filosofia si occupa da molto tempo
della possibilit che le macchine possano pensare o essere intelligenti. Un esempio classico  lesperimento della
stanza cinese di John Searle, formulato negli anni Ottanta. Searle sosteneva che una macchina pu manipolare correttamente dei simboli senza per questo comprenderli.
Oggi, per, la questione non  soltanto
sapere se le macchine siano veramente
intelligenti oppure no. Anche se non
lo fossero, esse trasformano comunque
le nostre interazioni sociali, il lavoro,
leducazione, la creativit, la produzione culturale. 
Le intelligenze artificiali
sono fatti sociali e culturali.
Le macchine plasmeranno noi o saremo noi a plasmare loro?
Direi che c un rapporto circolare. Noi
produciamo le macchine, ma le macchine contribuiscono a produrre noi.
Le tecnologie modificano le nostre
pratiche, le nostre abitudini, le forme
della cultura; e queste trasformazioni,
a loro volta, cambiano il modo in cui
immaginiamo, progettiamo e usiamo
le tecnologie.
Attenzione per: c anche una questione di potere. 
I grandi modelli di
intelligenza artificiale sono nelle mani
di poche aziende, che possiedono le
infrastrutture, i dati, la capacit di
calcolo e laccesso ai mercati globali.
Queste aziende hanno interesse a rendere i loro strumenti 
sempre pi presenti nelle nostre vite quotidiane, fino
a creare forme di dipendenza.
Vittime dellAi ci sono gi, sia in ambito civile che militare: chi risponde quando un sistema Ai causa un danno o, peggio, una morte?
Bruno Latour si chiedeva chi fosse responsabile nel caso di una pistola: chi spara? La pistola? La legge che permette di comprarla? Il sistema sociale che ne organizza la circolazione? Lazione  il risultato di una rete di attori umani e non umani.
Questo modo di pensare  utile perch
ci impedisce di attribuire tutta la responsabilit a un solo individuo, come se la tecnologia fosse uno strumento
neutro nelle sue mani. Tuttavia presenta anche un rischio. Se tutti sono in qualche modo responsabili, nessuno lo
 davvero.  qui che la responsabilit
distribuita pu trasformarsi in un alibi.
Per questo il diritto deve intervenire e lEuropa lha fatto, perch cerca di identificare i soggetti responsabili
lungo la catena di produzione, distribuzione e uso dei sistemi di Ai. Allo stesso tempo, dobbiamo riconoscere
che nessuna soluzione giuridica potr
eliminare del tutto la complessit morale della questione. La responsabilit dellintelligenza artificiale  insieme
tecnica, giuridica, politica e sociale.
Nel caso militare, questa difficolt diventa estrema.
Serve dunque una regolazione pubblica dellintelligenza artificiale?
Trovo sorprendente che una tecnologia cos potente e cos decisiva per
il futuro delle societ contemporanee
sia in larghissima parte nelle mani di
attori privati. Quando pensiamo alla
bomba atomica, pensiamo agli Stati, quando pensiamo allintelligenza
artificiale, invece, pensiamo a grandi aziende private.
Si potrebbe certamente immaginare unintelligenza artificiale pubblica,
ma dobbiamo essere lucidi: competere
sui grandi modelli linguistici richiede
investimenti enormi. La potenza economica di una singola grande azienda tecnologica pu superare quella di
molti Stati. Per questo una regolazione
pubblica  necessaria, ma da sola non basta.
Cosa possiamo fare, dunque?
Bisogna agire anche su altri livelli. Si
pu lavorare localmente, riaddestrare
o adattare modelli a contesti specifici,
sviluppare strumenti pi piccoli, pi
trasparenti, pi controllabili. Dipende
dalla capacit delle istituzioni, dei cittadini 
e delle comunit locali di non limitarsi a consumare questi sistemi, ma
di comprenderli, modificarli e usarli in modo critico.

Quanto contano i lavoratori umani dietro lAi?
Dietro lintelligenza artificiale c una
quantit enorme di lavoro umano.
Non solo il lavoro altamente qualificato di chi progetta i modelli, scrive codice o sviluppa architetture computazionali, ma anche un lavoro molto pi invisibile, frammentato e spesso
precario: annotare dati, classificare
immagini, correggere output, moderare contenuti, filtrare materiali violenti o problematici. Per dirla con Jacques
Ellul, il rischio  che lessere umano
diventi un ingranaggio della macchina tecnica.
Nel libro c un capitolo sugli immaginari dellAi, a come viene rappresentata e al modo in cui viene
raccontata. In che modo tutto questo influenza la nostra percezione di
queste tecnologie?
Esiste un immaginario visivo molto riconoscibile: sfondi blu, cervelli
met biologici e met elettronici, robot umanoidi, mani umane e robotiche che si sfiorano come in una nuova
Creazione di Adamo. Queste immagini producono fiducia, familiarit,
senso di controllo, e questa rassicurazione pu avere effetti politici. Se lintelligenza artificiale ci viene presentata come una tecnologia affidabile, pulita, luminosa, quasi inevitabile,
saremo pi inclini ad accettarne luso
anche in contesti delicati, come la sanit, il welfare, laccesso agli assegni di disoccupazione o familiari.
La scelta del colore blu non  casuale: comunica calma, fiducia, sicurezza, competenza. In questo senso, limmaginario dellintelligenza artificiale 
spesso anestetizzante. Non ci invita
a discutere, ma a fidarci. Ma una comunicazione democratica dellAi non
dovrebbe tranquillizzarci troppo rapidamente. Dovrebbe aiutarci a porre
domande migliori.
Nel libro si propone lidea di un certo agonismo. Di cosa si tratta?
Nellantagonismo ci sono nemici da
eliminare o sconfiggere; nellagonismo, invece, ci sono avversari che si riconoscono reciprocamente come
legittimi, pur restando in disaccordo.
Oggi si parla spesso di Ai in termini
estremi. Da una parte la promessa di
un progresso straordinario, dallaltra
la paura dellintelligenza artificiale
generale, della sostituzione dellessere
umano, dei Terminator. Ma le questioni pi 
urgenti non sono solo quelle
che potrebbero verificarsi fra dieci o
ventanni, sono quelle che stanno gi
accadendo, o che potrebbero accadere
domani: luso dellAi nel lavoro, nella
scuola, nelluniversit, nella sanit, nel
welfare, nella sorveglianza, nella guerra, 
nella produzione culturale. Una
comunicazione agonistica dovrebbe
portare alla luce queste tensioni concrete. 
Dovrebbe mostrare le contraddizioni, 
i casi controversi, gli effetti
inattesi, le resistenze sociali.
Nel nostro piccolo possiamo fare
qualcosa anche noi nel quotidiano?
Possiamo avere un rapporto pi agonistico con questi sistemi: non dobbiamo accontentarci della prima risposta.
Possiamo rilanciare, dubitare, chiedere alternative, confrontare modelli diversi, verificare le fonti, mettere alla
prova le risposte.  un po come accadeva con Wikipedia. Cera chi copiava la prima pagina trovata e chi invece
la usava come punto di partenza per
approfondire, cercare bibliografia, seguire collegamenti, confrontare fonti.
Cosa ci aspetta nel futuro? LAi scalzer lessere umano o ci aspetta un futuro di progresso eccezionale?
I filosofi non hanno una macchina del
tempo, e quando si occupano di tecnologia dovrebbero diffidare sia delle profezie catastrofiste sia delle promesse salvifiche. Lintelligenza artificiale sta gi cambiando il lavoro, lapprendimento, la ricerca, la comunicazione,
la creativit. Sono queste trasformazioni presenti che dobbiamo osservare e discutere.
Se invece osassimo pensare al futuro?
Direi che ho fiducia nella capacit degli esseri umani non solo di adattarsi, ma anche di trasformare le condizioni
in cui si trovano. La storia della rivoluzione industriale  stata segnata da ingiustizie enormi, sfruttamento,
conflitti sociali, ma anche dalla nascita di diritti, organizzazioni collettive e nuove forme di protezione. Non c
nessuna garanzia che accada lo stesso
con lintelligenza artificiale. Potrebbero essere necessari conflitti sociali e politici molto forti. Ma proprio per
questo bisogna parlarne ora.
Lalternativa non  tra entusiasmo e
paura. Lalternativa  tra subire lintelligenza artificiale come destino o discuterla come questione pubblica.
E io credo che si possa, anzi si debba,
discuterne.
