GLI EDITORIALI.

La realt del caporalato oltre la cronaca (nera),
DONATO DI SANZO Ricercatore di Storia allIstituto di Studi sul Mediterraneo - ISMed del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli.

La strage di Amendolara ha riproposto landamento estemporaneo del dibattito pubblico sul caporalato in Italia, che si riaccende
in maniera dirompente allindomani di una tragedia e tende a scemare
fino al verificarsi del successivo fatto
di cronaca nera con protagonisti lavoratori sfruttati o ridotti in schiavit.
Dal 1 giugno scorso, data della brutale uccisione dei quattro braccianti stranieri da parte di due caporali nelle
campagne calabresi, dunque, il battage
dei media (tradizionali e non) e della
politica in merito alle dinamiche dello
sfruttamento del lavoro si sta gi nuovamente affievolendo dopo aver adoperato, in termini qualitativi, una serie
di luoghi comuni e narrazioni semplificate di ci che si muove nel mercato del lavoro italiano e nelle sue sacche di
informalit e irregolarit.
In particolare, nelle ultime settimane,
nel mondo dellinformazione mainstream e nel dibattito politico, al netto di alcune significative eccezioni, sono
emerse alcune semplificazioni sul caporalato in Italia che, anche per la loro capacit di palesarsi ciclicamente nello
spazio pubblico, andrebbero contestate o quantomeno decostruite. In
breve: le immagini raccapriccianti che
periodicamente raccontano la morte
di un lavoratore sfruttato rappresentano il caporalato come un fenomeno necessariamente riconducibile alla
riduzione in schiavit delle vittime,
talvolta fino alle estreme conseguenze.
In realt, dovremmo parlare di qualcosa di maggiormente complesso. Pi
che come una fattispecie necessariamente criminale, infatti, il caporalato dovrebbe essere rappresentato come
un sistema, allinterno del quale si
manifestano forme di sfruttamento e
di violazione dei diritti dei lavoratori
di diversa intensit, capaci, tra laltro,
di riguardare non soltanto la sfera
strettamente lavorativa (come lassenza o laggiramento dei contratti relativamente agli orari di lavoro), ma anche
una dimensione esistenziale (sistemazioni alloggiative precarie, trasporti rischiosi verso i luoghi di lavoro).
Tutto ci impone anche di decostruire limmagine di un caporalato assimilabile alle classiche attivit della
criminalit organizzata e delle mafie
tradizionali. Sebbene accada di riscontrare, in determinati contesti, un ruolo attivo delle organizzazioni criminali nello sfruttamento del lavoro,  ormai acclarato come lintermediazione illecita di manodopera sia una dinamica strutturale del mercato del
lavoro italiano e proliferi, in forme pi
o meno violente, anche in realt territoriali in cui non sono apparentemente radicate cupole o ndrine.
Sempre laccensione di unattenzione
intermittente e legata a fatti di cronaca nera nelle campagne, poi, induce a credere che il caporalato sia
un fenomeno legato esclusivamente
allagricoltura e, in particolare, a un
settore primario che sfrutta lavoratori stranieri letteralmente ghettizzati in grandi hub informali di concentrazione di manodopera vulnerabile.
Tali fattispecie, tuttavia, non rappresentano che la punta delliceberg, la cui base sommersa  fatta di casi di
sfruttamento in grado di coinvolgere
anche lavoratori italiani (uno su tre)
e di riprodursi in tanti altri segmenti
del mercato del lavoro (dal food delivery alla cura). E infine: lurgenza
della cronaca nera racconta il caporalato come un fenomeno schiacciato
su un presente che corre veloce e che
fagocita storie di vita e di lavoro. Le
ultime ricerche, invece, stanno dimostrando che ci che osserviamo oggi
ha una significativa profondit storica
e che lintermediazione illecita di manodopera, lo sfruttamento dei lavoratori e delle lavoratrici e la riduzione
in schiavit sono rintracciabili anche
in epoche lontane della storia italiana.
Lorganizzazione di un contrasto efficace al caporalato passa anche attraverso le operazioni di decostruire alcuni consolidati luoghi comuni che lo riguardano, di normalizzare il dibattito
pubblico sul fenomeno e di regolarizzarne lo svolgimento svincolandolo da evenienze eccezionali. Lacquisizione
collettiva di consapevolezze pubbliche
in merito a ci che accade nellinformalit del mercato del lavoro italiano pu risultare uno strumento di lotta
da affiancare alla mobilitazione sindacale e allapplicazione della legge. 
