Serviva un segnale chiaro per capire se le voci di corridoio fossero solo schermaglie politiche o la premessa di una svolta reale.
Quel segnale  arrivato con il 'timbro' del diretto interessato: dopo undici anni al vertice del Corpo, il generale Maurizio Faraone si appresta a cedere il comando della Gendarmeria.
Con una nota senza fronzoli, il comandante ha tolto ogni dubbio sulle indiscrezioni dei giorni scorsi.
"Mi preme precisare che alcuni giorni fa ho effettivamente rappresentato al segretario di Stato per gli Affari Esteri il desiderio, anticipando di qualche tempo la naturale scadenza per limiti di et, di porre termine alla mia lunga, intensa, prestigiosa e gratificante esperienza al comando del corpo della Gendarmeria". Un'uscita di scena annunciata con misura, garantendo piena disponibilit finch non verr individuato l'erede, cos da assicurare continuit e non lasciare incustodite le chiavi della sicurezza del Titano.
Non si tratta di una casella qualunque da riempire con distacco burocratico.
Il bagaglio con cui Faraone si avvia al cambio di guardia ha radici solide: arruolato nell'arma dei carabinieri nel 1982, ha maturato un quarto di secolo negli organismi di sicurezza della Presidenza del Consiglio italiana prima di sbarcare sul Titano nel 2007 per dirigere l'Ufficio Interpol. Dal giugno 2015 ha poi preso in mano la guida della Gendarmeria, costruendo un percorso lungo e blindato dal consenso della politica.
Emblematici la riconferma all'unanimit nel 2023 e l'avanzamento al grado di generale nel 2024, decisione promossa dal governo per dare ancora pi peso e autorevolezza al nome della Repubblica nelle relazioni internazionali.
In questo arco di tempo Faraone ha tolto polvere e confini al Corpo sammarinese.
Ha allargato il raggio d'azione cucendo intese operative con i carabinieri, infilando il Titano nella rete di Europol e facendolo accedere al circuito internazionale della Fiep, mentre tra le mura di casa cercava di porre rimedio agli anni della spending review con nuove leve, formazione e adeguatezze tecnologiche.
Ora la palla passa alla maggioranza, che ha sul tavolo l'articolato dossier della successione.
Ma tra le stanze dei palazzi istituzionali circola un'unica certezza: il congedo dal comando operativo difficilmente coincider con un riposo a vita privata.
L'esperienza di intelligence, la rete d'intese e la conoscenza delle dinamiche transfrontaliere maturate da Faraone rappresentano una mappa strategica che la Repubblica difficilmente vorr chiudere in un cassetto.
Il passaggio di consegne  avviato, ma l'impressione  che il cammino comune con il Titano proseguir, soltanto sotto una veste diversa.
Donatella Filippi.

