Le Tre cime di Lavaredo davanti agli occhi.
Erano talmente vicine che sembrava di toccarle, ed anche se "il dolore era fortissimo, la sensazione che ho provato  indescrivibile.
Lo rifarei anche domani". Cristian Lucarelli  un lottatore.
A contraddistinguerlo  la tenacia.
Cristian non molla, non lo ha fatto dopo l'incidente che nel 2015 ha cambiato il corso della sua vita.
Il volo dalla bici e il corpo che non si muove pi come dovrebbe.
Forza e determinazione lo hanno rimesso in piedi, ma il corpo  diverso da quello di un tempo.
Tetraplegia, con una paralisi parziale di parte del corpo.
Cristian non lo vede come un limite, come non ha visto limiti nell'affrontare la scalata che lo ha portato fino alle Tre cime che si alzano verso il cielo.
"Siamo partiti alle 11 del 24 agosto dal rifugio Auronzo con il triride proprio per affrontare il flusso dei turisti e appassionati di trekking che numerosi percorrevano la salita che portava alle tre cime di Lavaredo a 2.400 metri" racconta.
La prima parte della scalata  stata fatta con in triride, uno strumento elettrico che si unisce alla carrozzina e consente di affrontare i percorsi.
"Ho voluto testare il triride in mezzo al flusso di persone che rendeva molto pi difficile la risalita, non solo per i dislivelli e il costante aumento della salita, ma anche per le buche del terreno, le rocce, i sassi e il ghiaino che rendevano difficile frenare e ripartire". La prima parte della scalata ha permesso a Cristian assieme alla moglie e agli amici di arrivare al rifugio Lavaredo.
"Ci abbiamo messo poco meno di un'ora". Poteva bastare come sfida vinta, ed invece "abbiamo deciso di continuare la salita fino alla Forcella Lavaredo, sotto le cime". Il gruppo si  rimesso in marcia, ma per Lucarelli la montagna  diventata ben presto troppo alta da scalare.
"Dopo poche decine di metri l'aderenza al terreno, ma soprattutto le sollecitazioni sul telaio del triride ci hanno fatto decidere di parcheggiare il mezzo vicino ad un cippo". Ed  l che Cristian ha guardato in alto verso le cime.
"Ho tentato la risalita a piedi, affiancato dal mio amico fraterno Stefano, un appassionato di trekking e ferrate.
Stefano non mi ha abbandonato, nemmeno per un attimo, prendendosi il carico del mio braccio destro cos da potermi appoggiare a destra e sostenermi a lui che sostituiva la parte mielolesa destra del mio corpo". Ogni passo diventava una fatica.
Ogni sasso una montagna da oltrepassare, mentre il terreno saliva e il sudore sulla schiena non si fermava.
"Tenevo una bacchetta da montagna nella mano sinistra e un estensore alla caviglia del piede destro chiamato Boa della Food Scientific, perch io sollevo la gamba destra, che non si piega, mancando buona parte dell'attivazione neuronale dei muscoli, solamente dall'anca". Uno sforzo immane mentre "Stefano era al mio fianco, con una bacchetta nella mano destra, eravamo un corpo solo". Davanti c' il monte, c' la sfifda, ma Cristian era obbligato a guardare a terra.
"Per non cadere sono sempre stato costretto a guardare per terra fino all'arrivo, mentre Stefano mi indicava i punti migliori dove appoggiare i piedi.
Insieme a noi c'erano mia moglie Michela, e Antonella la moglie di Stefano accompagnati da Sierra, un Alaska Malamute che abbiamo adottato da circa un anno". Quando Lucarelli ha rialzato la testa, aveva le Tre cime di Lavaredo davanti agli occhi.
Erano l, ce l'aveva fatta.
"Per quanto ne so nessun tetraplegico  riuscito ad affrontare in piedi la scalata che porta alle Tre cime.
Io sono arrivato lass distrutto, ma lo rifarei anche domani.
Sono convinto che ogni giorno vada vissuto veramente.
Ricordo che una volta l, alcuni turisti si sono avvicinati e mi hanno fatto i complimenti". Ed ora, "non mi fermo, vorrei fare anche il monte Catria". Andrea Oliva.

