Nel caso delle piene del maggio 2023, "alcuni interventi strutturali necessari a ridurre il rischio idraulico e a limitarne le conseguenze dannose - secondo la relazione integrata dei consulenti dell'accusa -, erano stati individuati dalla pianificazione di bacino". Tuttavia "solo pochi di tali interventi sono stati realizzati prima del 2023". Non solo: anche le "attivit di prevenzione di tipo non strutturale", erano state "attuate contestualmente all'evento, cio con la gestione dell'emergenza". Ed erano "state generalmente inefficaci". Nei numeri, il tempo di ritorno necessario era stato inquadrato in 200 anni, un lasso "adeguato al livello di rischio dell'area". Tuttavia i progetti adottati in specifiche aree, "non sono risultati adeguati". Ovvero, "pur in mancanza di una relazione tecnica di progetto e per il calcolo dei volumi massimi di laminazione", secondo i tre esperti "dalle verifiche riportate nel piano stralcio per il bacino del torrente Senio", risultava "evidente che il progetto di casse non sia in grado di evitare esondazioni a valle e con tempi di ritorno di 50 anni". Per altre aree, con le casse di espansione "realizzate secondo il progetto e correttamente funzionanti, le portate massime a valle sarebbero state ridotte tra il 20% e il 30%", il che comunque non sarebbe stato "sufficiente a evitare" l'alluvione.
Ma "avrebbe comportato una riduzione dei volumi d'acqua esondata". Come dire che "sarebbero state ridotte anche le conseguenze dannose". Secondo la relazione, esiste "un nesso causale tecnico tra carenze progettuali, incompleta realizzazione delle casse d'espansione ed evento dannoso". Nello specifico ad esempio per il Senio, le esondazione del 2023 e del 2024 sarebbero state evitate o mitigate con casse di espansione ben fatte.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
