"Li ricordo quei soldati in fila indiana: era il 3 settembre.
Tornavano da Tavullia dopo aver combattuto tutta la notte.
Erano insanguinati e il volto distrutto, avanzavano con i fucili abbassati". La commemorazione dei giorni della Liberazione di Pesaro dal Nazifascimo  iniziata ieri con la testimonianza di Agostino Ercolessi, classe 1923, al microfono di Elio Giuliani su Radio Incontro.
Ercolessi, resta uno degli ultimi, se non l'ultimo testimone oculare di quei giorni: compir 103 anni il prossimo dicembre e la sua memoria  fulgida, precisa.
I soldati tornati alla mente di Ercolessi erano alleati: avevano vinto la guerra, ma erano sopraffatti dalla fatica sovrumana dei combattimenti.
"Il mito di Mussolini era crollato - ha spiegato con voce squillante a Giuliani, ricevuto in casa di primo mattino -. A scuola avevamo imparato la mistica fascista: veniva una maestra di proposito ad insegnarla, ma cosa fosse la democrazia quelli della mia generazione l'avremmo imparato solo molto tempo dopo.
Per noi allora la Liberazione significava una cosa sola: la fine della guerra.
Ci liberavamo dai bombardamenti e dalla morte" . La commemorazione, con il coinvolgimento delle autorit, dell'Anpi (associazione nazionale partigiani italiani) e dell'Ancr (associazione nazionale combattenti e reduci) ha avuto inizio alle 17 di ieri, 2 settembre, giorno canonico per la ricorrenza che ieri segnava l'82esimo anniversario.
Il picchetto d'onore dell'Esercito Italiano a piazzale Collenuccio ha solennemente sottolineato gli interventi del sindaco Andrea Biancani, del presidente del Consiglio Enzo Belloni, del generale Luigi Caldarola (Ancr) e di Luca Fraternale (Anpi). Il sindaco, al cospetto del viceprefetto Antonio Angeloni, ha ricordato il sacrificio di tanti.
"A tutti loro dobbiamo la nostra riconoscenza.
Ma dobbiamo anche qualcosa di pi: dobbiamo la responsabilit di non sprecare la libert che ci hanno consegnato", ha detto invitando a interrogarsi sul significato che quella libert deve avere oggi.
"Essere antifascisti - ha concluso Biancani - oggi significa rifiutare l'idea che la guerra sia inevitabile.
Significa non accettare che alcune vite valgano meno di altre.
Significa difendere la democrazia quando  scomoda, i diritti quando riguardano chi non ci piace, l'ambiente anche quando richiede investimenti.
Il modo migliore per onorare chi combatt per la Liberazione  non soltanto ricordare la loro lotta per la libert ma difenderla con le nostre scelte quotidiane". Solidea Vitali Rosati.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
