di Antonella Marchionni Non ha vissuto neanche quattro ore.
Era nata alle 11,22 del 19 aprile 2020 all'ospedale di Urbino ma alle 13,05 il suo cuore si  fermato.
Una morte, quella della piccola Chelsea, legata al ritardo nell'assistenza, secondo il Tribunale di Urbino, che sei anni dopo ha riconosciuto ai genitori e ai nonni della bimba un risarcimento di 615mila euro da parte della Gestione Liquidatoria della ex Asur. "Se le condotte e le terapie fossero state adottate correttamente - si legge nella sentenza -  probabile che la paziente sarebbe sopravvissuta". Era la prima figlia di una mamma di 22 anni residente a Piandimeleto, una ragazza di origine nigeriana.
Il padre della piccola, 32enne, lavora tutt'ora in Germania come operaio.
Ad attendere con impazienza il suo arrivo nel mondo anche due nonni, anche loro residenti a Piandimeleto, di 45 e 46 anni.
Era stata fino a quel momento una gravidanza senza problemi, giunta alla 39esima settimana.
Alle 9 del mattino del 19 aprile 2020 la giovane mamma si present al Pronto soccorso con le contrazioni.
Un'ora dopo, di fronte a un tracciato non rassicurante, l'quipe medica decise per di procedere al taglio cesareo urgente e la bimba venne alla luce alle 11,22. La piccola pesava 3 chili e 180 grammi.
In sala operatoria la saturazione era al 96 per cento.
Otto minuti dopo venne trasferita al nido ed  l che la situazione precipit con una saturazione che non superava il 40 per cento.
Per circa 45 minuti, si legge nella sentenza, non venne assunto "nessun ulteriore intervento" dal personale sanitario, nonostante quei valori segnalassero una situazione gravissima.
"L'unico provvedimento adottato - si legge nella sentenza - era la somministrazione di ossigeno al 30 per cento in termoculla, senza che si registrasse alcun miglioramento". Il rianimatore venne chiamato alle 12,15: trov un pianto estremamente debole e la saturazione intorno al 50 per cento.
Alle 12,45 venne contattata la Terapia intensiva neonatale.
Alle 13 la piccola venne intubata e cinque minuti dopo and in arresto cardiaco.
La famiglia non si  fermata.
Assistita dall'avvocato Andrea Leardini del foro di Rimini, ha portato il caso davanti al Tribunale.
E' stata disposta una consulenza medica nella procedura di accertamento tecnico preventivo, che ha individuato una serie di problemi nell'assistenza prestata alla neonata.
Secondo la difesa della struttura ospedaliera, sulla morte avrebbero inciso anche la grave anemia della neonata e una patologia del funicolo.
Ma per i consulenti l'anemia non era tale da poter essere considerata la causa dell'evento.
E il Tribunale nella successiva causa di merito ha ritenuto solide le conclusioni della perizia, respingendo anche la richiesta di svolgerne una nuova.
"Gi al termine della procedura di accertamento tecnico preventivo era stato delineato un quadro molto chiaro sulla responsabilit della struttura ospedaliera - commenta l'avvocato Leardini -. Ho cercato in tutti i modi di arrivare a un accordo e chiudere la vicenda dopo la consulenza, ma non  stato possibile e abbiamo dovuto procedere con la causa.
Quello che  accaduto purtroppo rimane e nessun risarcimento pu cancellarlo, ma almeno hanno ottenuto quanto era giusto ottenere.
Avevamo formulato una richiesta pi alta, ma riteniamo comunque congruo il risarcimento riconosciuto e siamo soddisfatti del risultato".    RIPRODUZIONE RISERVATA.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
