di Alice Muri "Il fenomeno del vandalismo giovanile, nell'accezione pi estesa, deve farci riflettere sul fallimento attuale della funzione educativa". Cos Micaela Ucchielli, psicologa e psicoterapeuta nonch presidente del Centro Jonas di Pesaro, punto di riferimento per la cura dei sintomi del disagio contemporaneo giovanile, interviene in seguito agli episodi di vandalismo e violenza che si sono susseguiti in questi giorni in citt e che hanno visto protagonisti dei ragazzi molto giovani, anche minorenni.
Dottoressa Ucchielli, assistiamo ormai da tempo all'aumento di questi casi che coinvolgono le giovani generazioni.
Tra le cause si pu parlare anche di un disagio giovanile crescente? "S,  evidente che l'aumento di agiti violenti, in particolare fra i giovani e giovanissimi, rappresenti la manifestazione di un disagio crescente di cui  bene parlare.
La psicoanalisi legge la violenza come una risposta alla mal sopportazione della frustrazione introdotta da un limite e dunque come soddisfacimento immediato della pulsione.
La violenza rappresenta il fallimento della mediazione simbolica della parola, pertanto la rabbia non elaborata viene agita direttamente". Il fenomeno del vandalismo gratuito pu essere visto anche come conseguenza di una perdita di punti di riferimento per i giovani di oggi? "La societ di oggi fatica a fornire ideali di riferimento cui il giovane possa attingere e nei quali identificarsi.
Il padre come limite, come regola,  un padre che non tiene pi. La legge del padre, ma anche quella delle forze dell'ordine,  una legge a cui il giovane non crede.
Non si tratta pi della sfida, della trasgressione, di testare il limite, compito evolutivo dell'adolescente, quanto di un vuoto del posto che la funzione paterna occupava un tempo.
E quel posto vuoto viene occupato da abiti immaginari cui identificarsi: il cosiddetto maranza non  che uno di questi.
La spavalderia copre una fragilit di fondo e agire in gruppo  deresponsabilizzante per il singolo ragazzo". Quanto incidono su questi comportamenti i contenuti violenti presenti sui social e l'effetto emulazione che si pu generare? "Poich questo  il tempo dell'immagine pi che della parola i social diventano una vetrina e un luogo in cui apparire per esistere.
Dunque certamente la diffusione di contenuti violenti pu alimentare fenomeni emulatori.
Non possiamo tuttavia generalizzare.
Non tutti i giovani manifestano un disagio bench sia evidente che sempre pi giovani mostrano una sofferenza diffusa". Il Centro Jonas Pesaro, di cui lei  presidente,  impegnato da anni nella cura dei sintomi del disagio giovanile.
Come operate nel nostro territorio? "Il centro accoglie la richiesta d'aiuto delle famiglie in difficolt che necessitano di essere accompagnate nel sempre pi difficile percorso educativo e di crescita dei ragazzi.
Il progetto di educazione ai sentimenti contro la violenza di genere e di ogni genere che da pi di due anni portiamo avanti con la Vis Pesaro, va nella direzione di educare alla parola e alla frustrazione, perch educare non  proteggere i giovani dalla fatica e talvolta dal dolore della vita ma sostenerli mentre li attraversano.
Educarli all'attesa, all'ascolto e alla ricerca di ci che li rende unici e non uguali agli altri affinch emerga la particolarit di ognuno".

