MILANO Alessandro Amadori, sondaggista, direttore scientifico di Yoodata e professore di Comunicazione politica alla Cattolica, come valuta il passo avanti del giornalista Mario Calabresi verso la candidatura a sindaco di Milano per il centrosinistra? "Conosco di persona Calabresi.
E' un bel nome, che ha una sua reputazione, una sua storia, una vicenda familiare che gli ha attribuito un'aura positiva perch ha subito le conseguenze dirette della stagione terrorista nel nostro Paese ( figlio del commissario Luigi Calabresi, ucciso da Lotta Continua nel 1972, ndr). Oltre al nome, Calabresi ha caratteristiche personali che io apprezzo". Quali? "E' una persona che ispira fiducia, da cui compreresti un'auto usata". Quali i limiti di un'eventuale candidatura del giornalista? "Vedo due limiti.
Il primo  che non ha esperienza amministrativa,  un outsider puro in politica.
Certo, si  occupato di editoria, ha diretto testate giornaliste come Repubblica e Stampa, con alterne fortune, non derivate da colpe sue ma dal calo strutturale del mercato editoriale.
L'aspetto amministrativo e gestionale che serve per governare una citt come Milano, per,  un punto interrogativo parlando di Calabresi". Quale il secondo limite? "Non  un uomo radicato sul territorio milanese.
Ma il voto delle Comunali richiede presenza nelle varie realt cittadine.
E' un voto locale.
Calabresi forse ha pi visibilit nazionale che milanese.
Nell'universo del centrosinistra, peraltro, il suo nome  valutato in maniera ambivalente.
Gli elettori dell'estrema sinistra, per certi aspetti della storia di suo padre, lo giudicano negativamente.
Dunque, in sintesi, io vedo due pregi e due limiti in un'eventuale candidatura di Calabresi". Restando sui limiti, altri sindaci di Milano non erano politici, ad esempio Gabriele Albertini o, in parte, Beppe Sala.
"Ma io parlo di esperienza amministrativa nel privato o nel pubblico.
Albertini era un imprenditore, Sala un manager. Entrambi, prima di fare il sindaco, sapevano come si conduce un'azienda.
Calabresi no.
Ma Milano, da sempre,  una citt-impresa.
Ecco perch hanno funzionato bene sindaci manager come Albertini, Moratti e Sala.
Diverso il caso Pisapia, la cui candidatura ha interpretato un cambiamento di clima politico a Milano". Quanto al secondo limite, lo scarso radicamento territoriale, Calabresi dovrebbe essere aiutato dai partiti del centrosinistra? "S. I partiti dovrebbero dargli una grande mano.
La sua  una candidatura che ha un potenziale ma che va costruita". Dal punto di vista elettorale, meglio Calabresi o altri potenziali candidati di centrosinistra come Majorino, Scavuzzo o Pacini? "Non  detto che sarebbe Calabresi a prendere pi voti.
Se la gioca con Majorino.
Calabresi tende ad essere sopravvalutato, Majorino sottovalutato.
Il primo  un ottimo comunicatore, il secondo un politico puro". Calabresi, per, otterrebbe il sostegno di Azione di Calenda, mentre Majorino no.
"E' vero.
Questo aspetto rende un'opportunit in pi per il centrosinistra candidare Calabresi.
Un altro punto a suo favore.
A entrambe le coalizioni in campo, darei lo stesso consiglio: “Larger is better“, per dirla in inglese". Sarebbe un'anomalia, per, rispetto al campo largo.
"Ma Milano  un'anomalia.
Milano fa partita a s". Massimiliano Mingoia    RIPRODUZIONE RISERVATA.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
