di Antonella Coppari ROMA Doppio turno addio.
Il fischio d'inizio per il voto sugli emendamenti allo Stabilicum risuona oggi in commissione Affari costituzionali, ma nessuno scommette sul rispetto delle tempistiche.
Il copione  gi scritto: il provvedimento sbarcher nell'aula di Palazzo Madama il 9, orfano di relatore, e il cantiere si riaprir da zero.
Da quel tavolo, per, l'opzione del ballottaggio  gi sparita.
La rapida dipartita di questa ipotesi racconta molto delle nevrosi della maggioranza.
Fiorita con il palese obiettivo di sgambettare Roberto Vannacci, l'idea del secondo turno  appassita in poche ore per il terrore che la trappola potesse trasformarsi in un trampolino di lancio per il generale.
A recitare il de profundis ci ha pensato ieri mattina Matteo Salvini: "Siamo contrari, abbiamo firmato un accordo sulla legge elettorale che prevede le liste e le preferenze, basta.
Chiedere alla gente di tornare a votare dopo 15 giorni anche no". Dunque: la norma va affossata.
Il diktat leghista non incontra resistenze.
Lo certifica il presidente della commissione, Andrea De Priamo (FdI): "Ci pu essere il ballottaggio solo se c' una convergenza di tutta la coalizione, che ad oggi non esiste". Il cerino finisce cos a Marcello Pera, autore dell'emendamento.
L'ex presidente del Senato non  un gregario qualsiasi a cui si possa ordinare un ritiro d'ufficio, ma  lui stesso ad annunciare l'obbedienza: "Ascolter la maggioranza, in primo luogo Meloni". Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, sigilla la questione stimando le chance di sopravvivenza del doppio turno a "meno del 50%". Vannacci ringrazia e incassa: "Prima il ballottaggio doveva essere la trappola perfetta.
Poi hanno fatto due conti.
Hanno capito che, liberati dal ricatto del “voto utile”, ancora pi italiani sceglierebbero Futuro Nazionale". Un affondo a cui fa seguire in serata su Retequattro le condizioni d'ingaggio: "Siamo pronti a discutere con tutti.
E' chiaro che siamo naturali interlocutori del centrodestra, ma i nostri valori non sono negoziabili". Una puntualizzazione ruvida, subito addolcita da un'apertura di credito non da poco: "Meloni al Quirinale? Perch no? La voterei.
Potrebbe essere un ottimo capo dello Stato". Con la tagliola in soffitta, il convitato di pietra resta.
La prova su strada  attesa il 27 e 28 settembre, con le suppletive di Reggio Calabria, dove il generale schiera Domenico Giannetta.
In attesa delle urne, Forza Italia punta sui tempi lunghi, in asse con la Lega per tirare fino all'autunno 2027. La speranza  prendere tempo per far sgonfiare la bolla futurista.
Un rinvio decapiterebbe un altro miraggio caldeggiato da Fratelli d'Italia: l'election day ad aprile per politiche e amministrative.
Resta poi da sciogliere il rebus del premio di maggioranza.
Il testo attuale fissa l'asticella al 42%, ma il timore di non raggiungerla ha spinto la senatrice Paola Ambrogio (FdI) a proporre un emendamento per abbassarla al 41%. Un salvagente che rischia di restituire maggioranze esigue.
Da qui la prudenza del responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli: "L'obiettivo della legge elettorale  dare la possibilit a una coalizione che superi il 41 o il 42, vedremo, di poter governare tranquillamente". In un quadro cos balbettante, il centrosinistra va a nozze.
Attacca il capogruppo dem al Senato, Francesco Boccia: "A Salvini non piace questa riforma, a Tajani forse, ma penso al resto di Forza Italia meno.
Meloni un giorno dice una cosa, un giorno un'altra.
Si fermino e la smettano con questo Porcellum pasticciato e incostituzionale". Eppure, anche l'opposizione lavora di cesello per garantirsi qualche paracadute.
Nascosto nell'emendamento sulle preferenze  spuntato un codicillo che abbassa dal 3 al 2% la soglia di sbarramento.
Il sogno di una neo-Margherita  gi evaporato, ma al 2% si blinderebbero almeno due ingressi (Renzi e magari Onorato), garantendo il ripescaggio ai migliori piazzati.
Insomma, un po' meglio di niente.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
