Quando la variante sull'ampliamento del polo logistico Conad arriver in Consiglio comunale, l'aula non voter dei metri cubi.
Voter una cosa pi grande: se una decisione presa insieme ai cittadini possa essere riscritta senza di loro.
Ed  per questo che, qualunque cosa si pensi del merito, il Consiglio deve votare no.
Perch quello che il Consiglio approv nell'aprile del 2023 non fu una concessione a un'impresa n una protesta vinta dai residenti: fu un compromesso a tre.
L'azienda rinunci a una parte consistente del progetto presentato.
I cittadini accettarono che un polo logistico continuasse a crescere dentro il loro quartiere.
Il Comune garant quell'equilibrio e lo trasform in atti.
E fu partecipazione nel senso proprio della parola.
Tre anni dopo, una sola delle tre parti chiede di riaprire il patto.
Non c' un fatto nuovo che lo imponga.
Ma se ogni volta che cambiano le strategie di una parte si riapre l'accordo, allora quell'accordo non era un accordo: era una sosta.  Attenzione, allora, a come il dissenso viene esercitato.  Il patto del 2023 non prevedeva affatto che, tre anni dopo, una parte potesse tornare al tavolo a riprendersi la posta che vi aveva lasciato.
Se la discussione si sposta su quante barriere e quanti alberi, il metodo  gi passato: si  ammesso che un accordo votato dal Consiglio comunale possa essere riaperto a piacere, purch si paghi un pedaggio in mitigazioni.
Ecco perch la questione non  tecnica, ed  del Consiglio.
Non si pu impedire a un privato di chiedere; ma il Consiglio ha sempre la libert di votare secondo coscienza.
Il no, dunque, non dipende dal merito.
Anche il consigliere convinto che quei volumi in pi siano sopportabili dovrebbe votare no, perch non sono quei volumi a essere in gioco:  la tenuta della parola data dalla citt ai propri cittadini.
Un'aula che approvasse la variante scriverebbe, per tutti i procedimenti futuri, che a Modena la partecipazione produce impegni revocabili appena diventano scomodi.
C' del resto una figura che la legge mette l apposta, e che finora nessuno ha chiamato in causa: il Garante della comunicazione e della partecipazione.  Il voto del Consiglio comunale sar letto come un messaggio alla citt, e ne esistono solo due versioni: che la firma del Comune su un accordo con i cittadini vale quanto quella su un contratto commerciale, oppure che vale meno, e dura finch conviene a una parte sola.
Vittorio Ballestrazzi, ex consigliere comunale.

