Stesso negozio, stesso commerciante e, secondo la polizia locale, anche lo stesso giro di farmaci simili al Viagra.
Cinque anni dopo il primo blitz, gli agenti sono tornati nel salone di un barbiere di Rivazzurra gi finito nei guai nel 2021 e hanno trovato circa 150 confezioni tra pillole e bustine.
Per l'81enne  cos scattata una nuova denuncia.
Un ritorno al passato che arriva ad appena sei mesi dalla sentenza con cui il tribunale di Rimini lo aveva condannato, per la precedente vicenda, a quattro mesi di reclusione, con pena sospesa, e 8mila euro di multa per esercizio abusivo e importazione e commercio di farmaci non autorizzati.
Il nuovo capitolo comincia con alcune segnalazioni arrivate dai residenti.
Qualcuno avrebbe riferito alla polizia locale che all'interno dell'attivit era ripresa la vendita illecita.
Da qui la decisione della squadra giudiziaria di andare a controllare.
Gli agenti si sono presentati in borghese nella mattinata del 28 agosto.
Sul bancone e all'interno dell'attivit c'erano pillole e bustine di diverse marche, tutte riconducibili, secondo gli accertamenti, alla categoria dei farmaci per la disfunzione erettile, simili al Viagra.
In totale sono state sequestrate circa 150 confezioni.
Ma non tutto era esposto.
Nel retrobottega gli agenti hanno trovato anche un frigorifero utilizzato per conservare altre confezioni, quelle che necessitavano di essere mantenute a basse temperature.
Tutto il materiale  stato sequestrato e per il titolare  scattata una nuova denuncia a piede libero.
Per capire perch il caso abbia attirato nuovamente l'attenzione degli investigatori bisogna tornare al gennaio del 2021. All'epoca la polizia locale aveva tenuto d'occhio lo stesso salone dopo aver notato un viavai piuttosto insolito: uomini di diverse et entravano e uscivano dal piccolo negozio dopo essersi trattenuti soltanto pochi minuti.
Gli appostamenti avevano portato al primo blitz. Dietro l'attivit di barbiere gli agenti avevano scoperto quello che negli atti era stato descritto come un piccolo laboratorio artigianale, con oltre 150 pillole, fiale e siringhe.
Gli accertamenti avevano poi fatto emergere farmaci non tracciati dall'Agenzia italiana del farmaco, che secondo l'accusa erano stati importati dall'estero o acquistati attraverso internet. L'indagine aveva portato il barbiere a processo.
L'uomo aveva sempre respinto l'accusa di vendere o somministrare i prodotti ai clienti, sostenendo attraverso il proprio difensore che i medicinali fossero destinati al suo uso personale e che li acquistasse online per risparmiare.
Il processo di primo grado si  concluso soltanto lo scorso 25 febbraio, quando il tribunale di Rimini ha condannato l'81enne a quattro mesi e 8mila euro di multa.
La difesa aveva annunciato l'intenzione di impugnare la decisione.

