di Viviana Ponchia TORINO Pu rifarlo.
Violentare chiunque entri nel suo negozio, poi chiedere scusa.
Non importa quanto l'uomo bengalese di 42 anni si sia dimostrato collaborativo e pentito dopo le molestie su una ragazzina di 13 anni.
La Procura di Torino, che ne aveva chiesto la custodia cautelare in carcere, non ci sta.
E ha deciso di impugnare davanti al Tribunale del riesame la decisione con cui il gip lo ha "graziato" con un poco impegnativo obbligo di firma.
Perch, pur riconoscendo la presenza di gravi indizi di colpevolezza e in presenza di immagini che lo vedono abusare di un'altra donna poco prima che la ragazzina entrasse nel minimarket, ha ritenuto insussistente il pericolo di fuga.
Una misura pi restrittiva, subito.
Questo pretende la Procura.
In quanto esiste un concreto rischio di reiterazione del reato.
L'accusa  grave (per la giurisprudenza  violenza sessuale anche un bacio sulla bocca o un palpeggiamento non consensuale: Cassazione sentenza n. 43802 depositata 22 settembre 2017). E poi la fiacca deposizione spontanea del bengalese lascia il tempo che trova: "Ho sbagliato,  la prima volta che mi succede.
Sono molto dispiaciuto". Collaborazione, pentimento e incensuratezza avevano convinto il magistrato che non ci fosse bisogno del carcere, solo dell'obbligo di firma.
Il pm Paolo Cappelli invece prevede il peggio: se libero, pu commettere reati della stessa specie.
Anche perch in meno di un'ora, secondo la ricostruzione investigativa e come immortalato dal sistema di videosorveglianza del negozio, ha violentato una bambina e una signora matura.
Polemica bipartisan richiesta di chiarimenti al ministero della Giustizia, decisione di inviare gli ispettori, intervento di Giorgia Meloni: tanta fatica per contrastare la violenza sulle donne e poi a questo siamo? L'Anm non poteva stare a guardare: "L'invio degli ispettori non  ortodosso, non spetta loro valutare il merito dei provvedimenti". La mettono cos: "Un magistrato, il sostituto procuratore di Torino, davanti al palpeggiamento di una ragazzina di 13 anni ha chiesto il carcere per un uomo accusato di aver commesso il fatto.
Un altro magistrato, il giudice per le indagini preliminari, ha disposto invece l'obbligo di firma.
Un provvedimento che ovviamente si pu criticare, ma soprattutto si pu contestare secondo quanto previsto dalle stesse regole procedurali, ricorrendo al tribunale del Riesame ed eventualmente in Cassazione.
Non  una decisione definitiva". Per un po' sa di sentenza.
"Non  neanche una sentenza - precisa per bocca del presidente Giuseppe Tango la principale associazione sindacale e di rappresentanza dei magistrati italiani - oltre a non essere n una condanna n un'assoluzione.
Davanti a questo quadro sono stati diversi gli attacchi scomposti da parte di autorevoli esponenti del governo, che sono andati oltre la critica.
Ed  questo che stigmatizziamo con forza".    RIPRODUZIONE RISERVATA.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
