VENEZIA Maggie Gyllenhaal, presidente della giuria internazionale della Mostra del cinema, non si nasconde.
Il cinema, dice,  fondamentalmente, inevitabilmente politico.
I suoi colleghi - Wim Wenders presidente della Berlinale quest'anno, Alexander Payne presidente della giuria alla Mostra l'anno scorso - avevano sostanzialmente cercato di evitare di impegnarsi nell'argomento.
Wenders aveva detto che i registi dovrebbero "tenersi lontano dalla politica", e Payne aveva confessato di sentirsi "impreparato" su questioni di politica internazionale.
Maggie Gyllenhaal, attrice e regista nata a New York 48 anni fa, non si sottrae alla questione.
"Potremmo anche chiederci: ma come facciamo a stare qui, a parlare di cinema, mentre il mondo  in uno stato di tale emergenza? Per me, la risposta ha a che fare con l'empatia.
Penso che il cinema apra una finestra: che ci permetta di trovare l'empatia dentro di noi". Riguardo al problema, dibattuto negli scorsi giorni, della scarsissima presenza di donne registe nel programma del concorso della Mostra - solo una donna in corsa per il Leone d'oro, la danese di origine egiziana May El-Touchy - la Gyllenhaal ha detto, sarcasticamente: "Bene, adesso finalmente  chiaro che gli uomini fanno film migliori delle donne!". Poi, cambiando tono di voce: "Adesso rispondo seriamente.
C' un problema sistemico.
E' pi difficile per registe donne essere finanziate.
E' mai possibile che le donne, con la loro diversa esperienza di vita nel mondo, vogliano fare film che non siano abbastanza artistici? E chi decide quali film sono belli? Chi decide quali film valgono?". "Un'ultima cosa sul tema delle poche donne in gara quest'anno: credo che il fatto che Barbera e la Mostra abbiano chiesto a me di essere presidente di giuria dopo i due film che ho fatto da regista sia molto importante da considerare". Uno dei suoi due film da regista, La figlia oscura, tratto da Elena Ferrante, nel 2021 fu premiato a Venezia per la sceneggiatura.
Gyllenhaal ha parlato a nome dell'intera giuria - della quale fa parte anche la tunisina Khaouter Ben Hania, regista de La voce di Hind Rajab, il film premiato alla Mostra lo scorso anno sulla storia vera della bambina palestinese uccisa, insieme alla sua famiglia, dall'esercito israeliano che ha impedito che venisse soccorsa da un'ambulanza.
Quest'anno, Venezia si apre con tensioni irrisolte: una lettera aperta del comitato Venice4Palestine firmata da personalit tra cui il premio Nobel Annie Ernaux, Roger Waters e Matteo Garrone, ha esortato il festival a prendere iniziative concrete in sostegno della Palestina, e ha chiesto che sia mostrata la bandiera palestinese durante il festival. Sulla questione ha risposto Barbera: "Non possiamo, perch la Biennale pu esporre soltanto le bandiere degli Stati riconosciuti dallo Stato italiano.
La Palestina purtroppo non  ancora uno Stato, anche se tutti vorremmo che lo fosse". Ha aggiunto: "Ma quest'anno, quattro film affrontano la questione palestinese in maniera esplicita: i film sono la migliore dichiarazione di responsabilit politica". g. b.

