MEDICINA di Maria Teresa Mastromarino "Sono andato l perch volevo vederla.
Ma lei non c'era.
Poi sono andato via e non ricordo pi niente". Sono queste le parole, pronunciate alla presenza del suo difensore, da Charfi Nouri, il 57enne tunisino che, domenica scorsa, avrebbe aggredito a colpi di machete un 27enne a Buda, frazione di Medicina.
Si terr oggi l'udienza di convalida per il fermo di iniziato di delitto per tentato omicidio aggravato del muratore che vive e lavora a Medicina.
L'indagato, stando a quanto ricostruito finora dai carabinieri (sulla scia di sangue hanno lavorato senza sosta il nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Imola, la tenenza di Medicina e il nucleo investigativo di Bologna), avrebbe raggiunto l'abitazione del giovane, spinto dall'ossessione per la madre della vittima.
Una donna della quale l'uomo era invaghito, ma il suo sentimento non era ricambiato.
Da mesi, infatti, l'uomo pressava la mamma del 27enne ferito con richieste di contatto e molestie.
Questo  quanto la signora ha raccontato agli inquirenti nei giorni delle ricerche dell'autore di quell'episodio sanguinoso.
Ieri, l'avvocato Paolo Littera, difensore dell'indagato, ha fatto visita al suo assistito in carcere.
Un incontro nel quale Nouri ha esposto la sua versione dei fatti.
Quando i carabinieri lo avevano raggiunto luned sul luogo di lavoro per il fermo, il 57enne non aveva proferito parola.
Ha commentato la vicenda solo di fronte al suo avvocato.
Raccontandogli, a quanto si apprende, di domenica: l'uomo si  recato a casa della donna per incontrarla.
Ad aprirgli la porta, per, l'uomo non ha trovato la donna, ma suo figlio, ancora ricoverato al Maggiore in prognosi riservata in Rianimazione.
Non trovando la donna, Nouri ha detto al suo avvocato che si sarebbe allontanato dall'abitazione.
Poi, un vuoto temporale in cui non si ricorda cosa sia accaduto.
"Il mio assistito ha detto di essere andato via e di essersi recato sul posto di lavoro - spiega l'avvocato Littera (nella foto) -. Ha un vuoto su quanto sia accaduto.
Alla luce dell'esito dell'udienza di convalida, capiremo quali indagini difensive portare avanti e valuteremo se proporre la richiesta di perizia psichiatrica". Dal racconto col legale, emerge un aspetto che si contrappone a quanto raccontato dalla madre della vittima ai carabinieri: "Il mio assistito sostiene che tra lui e la donna ci sia stata una frequentazione di un anno.
Lui si  detto innamorato, per questo avrebbe voluto rivederla" ed  per questo che ha suonato a quel campanello.
L'avvocato vuole fare piena luce anche sul segno che l'indagato ha sul volto, frutto probabilmente di una colluttazione.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
