Egregio direttore, mi rivolto al caro Malik, gi rientrato dalla sua citt: Karachi (Pakistan) 25 milioni di abitanti.
Dopo un anno hai rivisto la tua famiglia.
Tua moglie i tuoi 4 figli.
Solo una volta all'anno.
Quando la fabbrica chiude in agosto, puoi tornare a casa, dove sei nato.
Dove hai vissuto fino a 20 anni.
L ci sono le strade dove giocavi da piccolo.
Ci sono gli amici dell'infanzia.
Ci sono i ricordi che ci formano nel nostro viaggio.
Ci sono i piatti, le usanze, le ricorrenze.
Tornare a casa  come rinascere.
La mente fa tesoro dei luoghi che ci hanno accolto e amato.
Quei luoghi sono l'acqua del nostro presente.
Ci avvolgono e ci proteggono nel cammino.
Tu rimani l per poco tempo.
Poi ritorni.
Ed  cos da pi di venticinque anni oramai.
I tuoi figli ti dicono: "Pap devi gi ripartire?". Seimila chilometri dal tuo piccolo posto letto della provincia di Brescia alla tua casa.
Provate a vedere in una cartina geografica dove si trova il Pakistan e fermatevi a pensare.
Una vita.
Ogni mese una parte del tuo stipendio da operaio metalmeccanico va a loro.
In attesa un giorno di poterli riabbracciare qui.
Ogni anno agosto  il tuo mese preferito.
Anche se il costo del volo raddoppia.
Ci siamo conosciuti tanti anni fa, forse era il 2006. Mi hai raccontato il tuo viaggio: da Karachi, alla Libia, poi in Sicilia, Napoli, Milano e da anni ormai a Brescia.
Ci confrontiamo spesso, con le nostre idee sulla religione, sul cibo, sulla cultura, sull'ambiente, sulla geo-politica.
Sui mutamenti del mondo.
Spesso non condivido alcune tue argomentazioni.
Ma conoscere il pensiero dell'altro  solo ampliare il nostro.
Quando vieni a trovarmi porti sempre qualcosa.
Sorridi e hai una grande fede, mi hai detto una volta.
Preghi 5 volte al giorno.
Mi hai spiegato che si prega in direzione di Kabba (un santuario sacro che si trova nella citt della Mecca). E la direzione del sole, mi dicesti tempo fa, serve per orientarsi nella preghiera.
Ho imparato pi da te in questi anni che dagli illustri incravattati (geni del vuoto lessicale), che ho incontrato nel mio piccolo cammino.
Caro Malik, ho letto che in arabo il tuo nome significa: "Re" o "Sovrano" ed ha un'importanza spirituale.
Questi anni sono volati.
Vissuti nell'attesa del prossimo viaggio verso casa.
Ora  gi il tempo del lavoro.
Ci penso a volte, quando parti all'alba con la tua bicicletta o quando rientri a fine turno la sera.
Che sia inverno o estate, o sotto la pioggia.
La retorica volgare sugli "stranieri a casa loro" la lasciamo depositata nelle fogne verbali delle smancerie del politichese.
Qui abbiamo solamente voluto occuparci dell'Uomo. "La nostra vita non  un inganno.
Non  una trappola, non  un'assurdit nella quale siamo capitati, dove l'unico senso  sopravvivere e cercare brandelli di divertimento.
C' qualcosa che d compimento a un'esistenza e questo si chiama bene, giustizia, empatia, solidariet. Questi valori supremi non sono un'illusione, sono veramente l'orizzonte ultimo dell'esistenza di un essere umano.
E pi ti avvicini a queste cose pi la tua vita si realizza". Cos si esprimeva il teologo Vito Mancuso in una intervista.
Grazie Malik. La tua gentile amicizia  uno dei pi bei frutti del mio albero.
Angelo BriscioliCapo di Ponte
