Da un lato i conti sono uno dei fiori all'occhiello del Governo, pur con qualche spina: laddove si temevano guai Meloni si vanta invece, spesso e volentieri, di aver preso in mano un Paese che nel 2022 aveva il deficit di bilancio all'8,1% del Pil, malgrado Draghi (ma si veniva dall'incubo Covid) e l'eredit Superbonus 110%, e di averlo ricondotto a filo del 3% richiesto.
Certo, non  ancora valso a uscire dalla procedura Ue per disavanzo eccessivo, ma poco male.
E - altro successo ha strappato all'Unione 14 miliardi di flessibilit sulle spese per l'energia, vista la crisi dei prezzi.
C' poi il primato storico degli occupati (24,37 milioni), con un aumento nei 4 anni di 1,3 milioni di contratti a tempo indeterminato.
Dati che, per le opposizioni, si accompagnano per con un incremento anche degli inattivi, che nemmeno cercano un lavoro.
Sull'altro verso, il Pil che misura la crescita, dopo il rimbalzo del 3,7% nel 22 a fine Covid,  tornato ad allinearsi alla media Ue, anche se le ultime stime danno un +0,8% gi acquisito per quest'anno.
E preoccupano il primato del debito (ha sfondato i 3.200 miliardi) e della pressione fiscale malgrado i tagli dell'Irpef e l'ultima fiammata dell'inflazione tornata al 3,3%.
(E.F.)
