Il "dibattito" sull'eventualit di un prelievo fiscale sugli extra profitti delle compagnie petrolifere per alleggerire i prezzi della benzina ha un elevato quoziente di propaganda (tanto per cambiare). Ma aiuta a leggere e mettere in fila le straordinariet che stiamo vivendo, economiche e politiche.
Partiamo dalla premessa: di fronte a utili record conseguiti in un contesto di mercato segnato dalle tensioni mediorientali, c' chi ha proposto di rivalersi - attraverso il fisco - sulle compagnie petrolifere per abbassare il prezzo dei carburanti.
Il discorso fila finch non si inceppa sul concetto di extra-profitto, perch dai numeri si passa nella sostanza alla morale: le compagnie petrolifere non sono direttamente responsabili delle tensioni a Hormuz e quindi neanche degli utili record che stanno facendo, rendendo cos impossibile calcolare la parte "straordinaria" che andrebbe tassata.
Il fatto che stiano guadagnando oggettivamente tanto, forse anche "troppo", non rende agevole richiedere automaticamente qualcosa in cambio: sarebbe come imporre una tassa sull'altezza o sulla fortuna di una persona.
Una situazione analoga si ripropone periodicamente per le banche; vivono da tempo una stagione di "vacche grasse", ma certo non si pu attribuire loro la responsabilit dei tassi alti di interesse (fissati dalle banche centrali per contenere l'inflazione), principale motore di profitti a molti zeri.
Negli anni, almeno da quando ha esaminato la "Robin Hood tax" approvata dal Governo Berlusconi nel 2008, la Corte costituzionale in realt ha fissato i paletti entro i quali possono essere introdotti prelievi eccezionali, ma ha imposto di motivare dettagliatamente i meccanismi di computo e le finalit di un eventuale provvedimento di questa natura.
Un vero rompicapo per chiunque voglia imboccare questa strada.
Non stupisce che alla fine, in pochi lo abbiano fatto.
E dopo ormai prevedibili e urlati confronti tra favorevoli e contrari alle tasse sugli extra profitti, si arrivi sempre alla stessa soluzione: la richiesta di versare anticipatamente o in altro modo tasse comunque dovute, risolvendo nell'immediato le esigenze di cassa ma creando un ammanco futuro nei conti del Tesoro.
E' la tipica "pezza", che funziona ma non risolve.
Perch non va alla radice del problema e non incide sulla situazione che lo ha generato.
Proprio il caso di benzina e diesel ci fa capire che dal piano dei numeri, che spesso aiuta ma questa volta no, occorre spostarsi su quello della morale, che - allargando - diventa quello della politica.
Che ha altri tempi (pi lunghi) e altre logiche (meno matematiche). Su questo piano non servono tante formule per dimostrare che siamo in un contesto di straordinariet plurima che aggrava gli squilibri di sempre, visto che c' chi sta incassando dividendi inaspettati e chi si trova a dover pagare conti non pi sostenibili.
E' un processo che si sta stratificando, mese dopo mese, come dimostrano ancora i dati sull'inflazione pubblicati l'altroieri dall'Istat: l'inflazione annua  salita dal 2,9% di luglio al 3,3% di agosto, e bastava vedere i prezzi dei benzinai per prefigurarlo.
Facile parlare di "stangata d'autunno" per chi vuole stracciarsi le vesti, mentre chi difende le cose fatte ha diversi dati a cui appellarsi: il Pil che regge, il lavoro che aumenta (anche se per quantit pi che per qualit), la reputazione sui mercati finanziari.
Sono risultati non scontati che il governo Meloni, da domani il pi longevo di sempre, comprensibilmente si attribuisce.
In fondo, anche la durata dell'esecutivo  uno degli elementi di straordinariet del contesto attuale, almeno in casa nostra.
Ma la stabilit non  solo fine a se stessa, non pu essere ridotta a principale traguardo - pur in un Paese politicamente schizofrenico come l'Italia.
Dovrebbe, potrebbe essere, o forse - giunti a questo punto - poteva essere la premessa per aggredire alla radice quelle straordinariet che l'Italia non pu pi permettersi: disuguaglianze crescenti, produttivit in calo, un welfare che continua a non disporre delle risorse necessarie a un Paese che invecchia.
Forse partite troppo grandi per la politica di oggi, i suoi tempi, le sue logiche.
Ma uno sforzo extra, qui, servirebbe davvero.
O forse sarebbe servito.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
