Le vediamo compatte, le pensiamo solide come la roccia, le pensiamo indistruttibili.
Per alcuni sono il posto in cui sfuggire al caldo d'estate, per altri sono lo sfondo delle foto, per altri ancora sono semplicemente casa.
Qualunque significato possano avere, le montagne sono un sistema vivo fatto di rocce, corsi d'acqua, ghiacciai, sempre pi sottili, piante e animali.
Un ambiente naturale abitato dagli uomini, che oggi vive una trasformazione profonda e rapidissima. "Siamo in un'epoca nella quale  la prima volta da circa 11.700 anni che una generazione pu vedere dei cambiamenti cos importanti del clima ", spiega Anselmo Cagnati, nivologo che dal 1981 lavora al Centro Valanghe di Arabba, in provincia di Belluno, occupandosi di previsione valanghe e cambiamenti climatici in area alpina.
Quasi dodicimila anni fa, infatti,  iniziata una fase climatica stabile, chiamata Olocene, nella quale le variazioni del clima avvenivano nell'arco di centinaia, se non migliaia, di anni. "Siamo la prima generazione a vivere cambiamenti cos bruschi e radicali nell'arco di qualche decina di anni" sottolinea Cagnati.
Il cambiamento pi evidente  quello dei ghiacciai.
Le "bianche vette scintillanti", come le descrivevano i primi viaggiatori che percorrevano le montagne nell'Ottocento, non ci sono pi. " Il paesaggio alpino sta progressivamente passando da un sistema glaciale a uno periglaciale, caratterizzato dalla presenza sempre maggiore di detriti rocciosi" spiega Cagnati.
Oltre ai cambiamenti nel paesaggio, visibili a occhio nudo, "quello che preoccupa di pi  la stabilit dei versanti, delle pareti rocciose e pi in generale sulla pericolosit della montagna", osserva Cagnati, "la ragione  dovuta principalmente alla degradazione del permafrost, lo strato di terreno perennemente congelato che contiene ghiaccio, suolo e detriti". Gli eventi meteorologici estremi e le piogge intense possono provocare fenomeni di smottamento sui versanti e piccole frane che interessano i sentieri di media e bassa quota.
A documentare l'incremento della fragilit delle montagne negli ultimi decenni sono anche i volontari del Club alpino italiano, che si occupa della manutenzione dei sentieri in tutta Italia. " Fenomeni come quelli che abbiamo registrato, soprattutto nell'ultimo anno, sono numericamente uguali ai tredici anni precedenti, c' una crescita esponenziale" sostiene Antonio Montani, presidente generale del Cai. " In Italia la rete escursionistica  immensa: si estende per oltre 185mila chilometri - continua -, per fare un paragone, la rete autostradale ne conta circa 7mila".
Per Montani, quello che sta accadendo rappresenta uno scenario senza precedenti per il Cai, che ha 163 anni di storia e da oltre un secolo si occupa della manutenzione della rete sentieristica: " E' uno scenario che non avevamo mai visto con questa gravit. Il numero di questi fenomeni  aumentato in maniera esponenziale". Un esempio  l'alluvione che ha colpito l'Emilia Romagna nel 2023 che ha cancellato " parecchie centinaia di chilometri di sentiero, alcuni dei quali sono ancora in fase di ripristino ". A intervenire sono anche i volontari del Cai, oltre 10mila in tutta Italia.
La loro attivit va dalla manutenzione della cartellonistica ai caratteristici segni bianchi e rossi, fino alla pulizia dei percorsi da rami, rovi e arbusti.
Ma quando una frana cancella completamente un sentiero, non sempre  possibile ripristinarlo. " In accordo con le amministrazioni locali si ragiona sull'opportunit di mantenere l'accesso a quella zona, in base alla pericolosit", precisa Montani.
In questi casi si cerca un percorso alternativo che permetta di ricongiungersi all'itinerario originario.
Per riuscire a gestire una rete.
cos estesa  necessario conoscerla e aggiornarla continuamente. "Oggi utilizziamo strumenti digitali per mappare e aggiornare i percorsi, mentre la manutenzione continua a basarsi soprattutto sull'esperienza di chi vive e frequenta quei territori" aggiunge il presidente del Cai.
Prendersi cura della montagna.
non significa soltanto riparare un sentiero dopo una frana, ma anche fare in modo l'ambiente montano resti un luogo dove le persone possano vivere.
Oggi ci sono percorsi, rifugi e bivacchi che devono essere chiusi perch raggiungerli  diventato pericoloso.
Ma il ritiro dei ghiacciai porta con s anche la riduzione della disponibiline.
t idrica. "Questa massa di acqua, di ghiaccio, che durante l'estate alimentava le sorgenti e permetteva, per esempio, ai rifugi di avere una certa disponibilit idrica durante l'estate, viene a mancare", precisa Cagnati.
Gi dal mese di luglio alcuni rifugi sono stati costretti a rifornirsi con l'elicottero, cosa che prima avveniva solo a fistagione, e.
il problema a cascata influisce sui consumi in pianura e sull'agricoltura.
Per il nivologo, l'ambiente montano  "in forte subbuglio e sta cercando di ritrovare un punto di equilibrio, anche se ci vorranno anni, e noi dovremo imparare a conoscerlo di.
nuovo".
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Alpinisti in Alto Adige su un ghiacciaio annerito dai detriti rocciosi /.
Ansa
