L'INTERVISTA.
Il filosofo Alberto Peratoner: un triste cedimento alla pressione di un'ideologia individualista che separa la persona dalle sue relazioni vitali.
"Una cosa triste e inquietante della vicenda  il modo in cui  stata trattata, spesso mal posta o non posta affatto nella sua realt scientifica: la questione del rapporto tra suicidio assistito e cure palliative". E' il commento del filosofo Alberto Peratoner, che insegna alla Facolt teologica del Triveneto e al Seminario di Venezia, ed  direttore dell'Ufficio Cultura del Patriarcato.
La sua firma  tra quelle di medici, bioeticisti, giuristi e intellettuali in calce al documento dell'Associazione Gremio di Bioetica - rilanciato dallo stesso Patriarcato - che alla vigilia del voto ha.
preso posizione contro la legge.
E' stata richiamata la sofferenza di tante persone per giustificare la legge.
"Un argomento superato dai progres-si.
della medicina delle cure palliative, mentre si continua a fingere che la prospettiva della sofferenza sia insuperabile al punto che non rimanga che darsi la morte".
Come definisce la legge veneta?
" Inquietante, perch quella che dovrebbe essere una prassi d'elezione, sulla quale investire affinch sia davvero accessibile a tutti, e con umanit di trattamento, si trover affiancata da una scorciatoia, che per le restrizioni.
sulle condizioni, sottoposte a rigorose verifiche scientifiche che ha allo stato attuale, scorciatoia non sar ancora ma molto probabilmente lo diverr presto, man mano che quelle restrizioni: ci accadr sotto la pressione di un'istanza ideologica di libert individuale che si vorrebbe rescissa da qualsiasi condizione o legame, si allenteranno.
E si sar nel frattempo affermata una cultura per la quale la limitazione, la sofferenza, il declino, sono qualcosa di semplicemente inaccettabile, e non una dimensione naturale del vivere che, anzi, spesso apre a vissuti relazionali e affettivi di sorprendente umanit".
La Regione ha assicurato che potenzier le cure palliative.
"Diverranno un'opzione secondaria:.
sar pi semplice - e, per alcuni, persino pi nobile - uscire di scena.
L'efficacia delle cure palliative, oggi, "inchioda" le spinte politiche volte a definire quadri legislativi di ammissibilit della pratica del suicidio assistito alla loro evidenza di posizioni ideologiche.
Superate dalla realt della scienza, non possono che essere motivate da ragioni seconde di natura ideologica.
La riprova  l'accanimento col quale in alcuni ambienti vengono perseguite e la logica semplificatoria che riduce la complessit a battute, slogan, parole, con le quali vinci sempre facile, tanto pi se taciti le voci dissonanti, e tra queste la stessa scienza medica nelle sue evidenze.
".
Che lettura d sul piano culturale?
"Si sta evolvendo male la comprensione della nostra esistenza, dell'indisponibilit della vita alla nostra manipolazione, del senso del nostro essere in relazione, dell'essere-per-altri.
".
Questa legge non  dunque una conquista di civilt, come si sente dire?
"Trovo sconcertante la superficialit irriflessa dei tanti, troppi titoli dal tono trionfalistico che celebrano una pretesa "conquista di civilt", non restituendo nulla delle posizioni diversificate, spesso sofferte e rispettosamente capaci di cogliere, nelle ragioni sollevate da voci contrarie e dai documenti emessi da enti e associazioni cattoliche anche autorevoli in materia, sfumature e dubbi di una situazione innegabilmente complessa, anche in molti di quanti si sono poi comunque espressi per il s. Mi chiedo come sia possibile essere giunti a un tale grado di accecamento da non essere neppure pi in grado di vedere che si stanno formando punti di smagliatura destinati ad aprire lacerazioni profonde nella cultura, nel modo di considerare l'esistenza, la vita, la dignit delle persone, noi stessi.
Non  civilt, questa.
E' nichilismo che allunga la sua ombra, avvolgendola di una sfavillante parvenza di libert".
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
