Di fronte al suicidio assistito di Domenico Zuccarella, malato di sclerosi multipla - , pochi giorni fa, primo caso in Lombardia a cura della sanit regionale -, e ora all'approvazione della legge regionale del Veneto quali riflessioni, insegnamenti e compiti si pongono nel dibattito pubblico, anche nel mondo cattolico? Abituati alla voracit delle notizie, ai giudizi affrettati, alla contrapposizione di pareri e ideologie, rischiamo di archiviare ogni nuovo caso posto dalla cronaca tra comunicati, articoli e un profluvio di interventi su social e media, arroccandoci su posizioni faziose e arroganti.
Travolti dalla cronaca quotidiana, fino al prossimo evento amplificato dai media.
Indignazione giudicante, tristezza e piet umana, finanche la preghiera sincera del cristiano danno voce.
alla coscienza personale: ma la comunit civile ed ecclesiale come ne viene concretamente interpellata? Troppi interrogativi restano aperti, impegnativi sotto il profilo sanitario, sociale e genericamente umano.
Quanto siamo disposti a conoscere della storia umana di Domenico e di quanti come lui vivono l'inesorabilit di una malattia degenerativa grave, di una patologia fisica o psichica complessa e infelice che svuota il desiderio di vivere? Quante persone nella nostra cerchia vediamo rinchiuse in un mondo cupo e senza speranza? Quanta presenza efficace e coordinata, seppur discreta e rispettosa, le nostre comunit potrebbero ancora agire, oltre a convegni, documenti e proposte?
Non si tratta solo di condurre inchieste, definire casi analoghi a rischio (forse numericamente non.
cos elevati) e regolamentarli con una legge nazionale, da tempo auspicabile, ma di aprire gli occhi su tutte quelle situazioni di cui direttamente o indirettamente veniamo a conoscenza.
Ognuna con una sua storia personale unica, il contorno familiare, il livello di assistenza sanitaria e sociale e un grado di responsabilit che tutti ci coinvolge.
Stiamo proprio facendo di tutto per aiutare queste persone?
Quante risorse sociali stiamo mettendo in campo, o semplicemente deleghiamo alle realt di volontariato? Quali risorse economiche il Servizio sanitario nazionale, che esiste proprio per tutelare la salute dei pi fragili, sta investendo a favore di queste persone e del vasto mondo del non profit che li assiste? Eppure lo stesso Ssn non rinuncia a offrire cure gratuite e costose a patologie oncologiche avanzate con misero tasso di sopravvivenza o a rimborsare costosissimi farmaci contro l'obesit sfidando appropriatezza e reali benefici clinici.
Non basta evocare a ogni pi sospinto la necessit delle cure palliative, ancora insufficienti e molto disattese, ma forse non da tutti accettate.
La terapia del dolore e la cura della sofferenza globale ha fatto passi da gigante, ma basta rileggere la storia di Cicely Saunders e della realt degli hospice che lei ispir per capire quanto spazio di azione c' sempre, fino all'ultimo.
Certo, occorre la volont di mettersi in gioco con intelligenza e comprensione umana, tutti insieme, secondo le specifiche competenze.
E i cristiani come singoli, associazioni e comunit hanno una responsabilit maggiore.
Qui l'Intelligenza artificiale pu fare davvero ben poco.
Occorre una sensibilizzazione capillare a tutti i livelli, in primis quelli socio-sanitari, per arginare la deriva di un abbandono e un isolamento che non fornisce pi alcuno stimolo al vivere e pu condurre alla scelta pi semplice: quella di togliersi da questo mondo.
Presidente Associazione Medici cattolici italiani (Amci) Milano.
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