LA SCELTA DEL PADRE DI TAMBURI DOPO LE PROTESTE DEI RESIDENTI A BOLOGNA.
Bologna.
Il villaggio per senzatetto dedicato alla memoria di Giovanni Tamburi per ora non si far. O meglio, non sorger nell'area inizialmente individuata, quella di via Terracini, nella periferia bolognese.
Il progetto, nato dal desiderio della famiglia di trasformare il dolore in un'opera di cura per le persone senza dimora, ha incontrato le preoccupazioni dei residenti della zona che, insieme ad alcuni esponenti dell'opposizione, hanno raccolto firme per scongiurare questa ipotesi.
Le lettere arrivate agli uffici comunali, che segnalavano precedenti esperienze negative e timori legati alla sicurezza, hanno reso necessario un ripensamento.
Giovanni Tamburi era uno dei ragazzi.
morti nella tragedia di Capodanno a Crans Montana.
Aveva sedici anni, una vita piena, la scuola che andava bene, una rete di amici che lo descrivevano come una presenza luminosa.
Da bambino frequentava la parrocchia, serviva all'altare, partecipava al catechismo accompagnato spesso dalla nonna.
La sua spiritualit era concreta, fatta di gesti nascosti.
Usciva dicendo che andava a fare un giro e invece portava cibo e vestiti ai senza dimora, senza mai raccontarlo.
La famiglia ha scoperto questa sua delicatezza solo dopo la tragedia, come un filo che continuava a legare Giovanni.
agli ultimi.
Il padre, Giuseppe Tamburi, spiega che la decisione di cercare un'altra area  stata inevitabile: "di posti ora ne ho visti altri col Comune" racconta. "Capisco.
che alcuni cittadini abbiano avuto precedenti brutte esperienze e che fossero prevenuti.
Hanno scritto al Comune, hanno espresso le loro paure.
Io non posso dire ancora dove stiamo guardando, ma sar un posto pi isolato ". C' un po' di amarezza nelle sue parole, ma anche la volont di trovare un luogo che non generi tensioni e che permetta al progetto di crescere con serenit: "forse i cittadini non hanno compreso bene le nostre intenzioni". La nuova fase richieder pi tempo e pi procedure perch, spiega Tamburi "si far una cosa pi grande, per cui serve una gara d'appalto e i tempi sono pi lunghi.
L'obiettivo  rimandato, ma perseveriamo.
Riusciremo". Il progetto dunque non si ferma, si adatta.
D'altra parte, da poco Giuseppe Tamburi  tornato in Svizzera, nel luogo.
della tragedia, trovando la forza di fermarsi davanti al Le Constellation, il locale dove nella notte di Capodanno hanno perso la vita quarantuno ragazzi, tra cui il suo Giovanni.
La nonna, quella che lo accompagnava al catechismo, cos presente nella vita del ragazzo, desiderava andarci: sono cos rimasti una decina di giorni, trovando il coraggio di rivedere quei luoghi dove  stato allestito un piccolo memoriale per le vittime che, ironia della sorte, a sua volta  stato distrutto da un incendio a febbraio. "Cosa ho provato, l davanti, non lo so dire,  difficile da spiegare.
E' stato qualcosa di talmente tanto intimo e forte... Un sentimento che non so descrivere" ha detto Giuseppe Tamburi.
Che, ancora una volta, non si arrende.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
