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RESPONSABILITA' CIVICA: MAI PIU' SPETTATORI.
Gentile direttore, veniamo da un'estate torrida che probabilmente non ci ha insegnato nulla, visto che c' chi ancora nega che viviamo una emergenza climatica.
Dopo la pausa estiva sta ripartendo un confronto politico destinato a intensificarsi, visto l'avvicinarsi delle elezioni.
Un "confronto" dove spesso non ci sono idee, ma urla; non ci sono proposte, ma insulti.
La politica ridotta ad un fastidioso "rumore di sottofondo". I problemi e le sfide che abbiamo davanti, a livello nazionale e internazionale, richiederebbero una diversa responsabilit e sobriet a chi ha responsabilit politiche.
Una diversa responsabilit che dovremmo avere innanzitutto noi cittadini.
Se la politica oggi  quella che , un po' di responsabilit ce l'abbiamo tutti noi, in quanto frutto del pensiero che non sia cosa che ci riguarda... Abbiamo rinunciato a essere cittadini, perch ci siamo illusi che sia pi comodo essere degli spettatori pronti ad applaudire chi urla di pi e chi la spara pi grossa.
Ci disinteressiamo della politica, ma la politica si interessa a noi, dovremmo ricordarcelo quando siamo a fare la spesa, quando prenotiamo una visita medica e cos via; allora forse ci accorgeremmo che le urla e gli insulti che vediamo in tv e leggiamo sui social, quelli si non ci riguardano, perch non parlano della nostra vita.
Smettiamola dunque di essere spettatori e torniamo ad essere cittadini consapevoli.
Stefano Soscia.
Caro Soscia, il suo appello giunge dopo un'analisi sconsolata ma, purtroppo, largamente condivisibile.
Noi non.
ci sottraiamo al nostro ruolo: cerchiamo di contribuire alla cittadinanza consapevole, alimentando la documentazione e l'approfondimento sui problemi del nostro tempo - a cominciare dall'emergenza climatica e dalla lotta alla disinformazione - cos da produrre anticorpi culturali in grado di respingere le aggressioni del qualunquismo e delle fake news. Non ci sopravvalutiamo, ma giochiamo fino in fondo la nostra partita, fidando nella compagnia di tanti lettori come lei, preoccupati ma non rassegnati, e anzi.
costruttivi.
(M.Gir.).
CULTURA WOKE: L'IDENTITA' NON E' UN AVATAR.
Gentile direttore, ho letto con interesse l'intera pagina di sabato (29 agosto, ndr) di "Idee e commenti" dedicata al dibattito sulla cultura "woke". Mi  sembrata davvero ben impostata e tale da illuminare diversi aspetti problematici di questa mentalit. Emerge con evidenza come non sia in questione ovviamente la difesa della dignit di ogni uomo, di ogni minoranza, la piet per ogni ferita, ma piuttosto la convinzione che questi atteggiamenti - essenzialmente evangelici - possano attecchire e diffondersi nella sensibilit comune solo a costo di una forzosa riscrittura dell'antropologia.
E' qui la deriva ideologica - e dunque anche illiberale - di questo movimento.
Si pu passare cos, a volte impercettibilmente, dalla necessit di aprirsi ad altre culture, altre lingue, altre civilt, alla tentazione quasi di colpevolizzare il bisogno di appartenenza e il senso della propria storia.
Ugualmente si pu passare dal doveroso riconoscimento dei diritti delle.
donne, all'azzeramento della complementarit e quindi al misconoscimento della differenza sessuale.
E, ancora, si pu passare dal rispetto per le identit, le storie personali, le sensibilit differenti, al dogma dell'autopercezione che crea personalit friabili e fa s che molti adolescenti (e non) vivano in una sorta di "avatar" che nasconde un grande, drammatico vuoto, abbandonati a se stessi, alle proprie ferite e alle proprie pulsioni.
Questa pretesa di considerare l'identit come un nucleo indefinito illimitatamente disponibile, al di l della propria storia, della propria natura, della propria comunit di appartenenza - gi sorprendentemente preconizzata da Aldous Huxley ne "Il mondo nuovo" (1932) - apre un vuoto pericoloso.
E' facile infatti che venga occupato strumentalmente, ad esempio, dai vari movimenti identitari, com' oggi sotto i nostri occhi.
Oppure che venga occupato dal marketing, che aspira a fare dei propri.
brand le nostre nuove bandiere.
Nicola Chiarulli.
Acquaviva delle Fonti (Ba).
GRATITUDINE PER UN LAVORO SVOLTO BENE.
Gentile direttore, cronaca di un pomeriggio con lettura di.
Avvenire.
domenica 23 agosto.
Inizio con Giole Dix ed "Il Mantello" mi colpisce per la prosa asciutta ed efficace e per quello che trasmette: rievoca esperienze personali o di altri sullo stesso livello.
Proseguo con il primo editoriale "Sporcarsi le mani con il mondo" e poi pagine 2 e 3: la cronaca da Rimini riporta con fedelt le parole di papa Leone, senza commenti eccessivi risultano efficaci e incisive.
Ritorno a pagina 1 per.
il secondo editoriale che mi porta a pagina 16 con un interesse in calo per l'argomento in se ma, proprio a fianco un titolo "Il caldo, un portoncino..." entro volentieri anche io e rimango coinvolta in una profonda esperienza spirituale che, ovviamente, riporta alla memoria altre simili nella mia vita specialmente oggi, giornata arricchita da un'omelia particolarmente profonda nella Messa domenicale in una delle chiese della mia citt e dall'Angelus del Papa.
Mi fermo a pagina 16 per l'articolo su Olivier Messiaen, e poi, a pagina 17, mi attira l'articolo su Karl Barth: questi ultimi due un tentativo da parte mia di colmare profonde lacune culturali con una prosa gradevole e digeribile... per me.
Poi ancora il Papa in Romagna, e, a pagina 6, il piacere di ritrovare Nello Scavo, in Somalia con un'inchiesta, come al solito, degna di lui.
Procedo fino all'ultima pagina, tra Usa, Kiev, Putin, e chiudo il giornale con un sentimento di gratitudine.
Mentre mi assopisco penso: devo scrivere una lettera al direttore.
Un'altra? Perch no, i ringraziamenti per un lavoro svolto bene nella mia vita professionale non mi sono mai dispiaciuti.
Direttore, grazie a lei e a tutta la redazione,.
Luisella Casu.
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