Con "Il regno perduto degli di" Francesco Borri scardina la storiografia sul tramonto dei culti antichi: sono una presenza che, in nove secoli, ha attraversato il continente europeo.
Dall'analisi degli obiettivamente contrapposti libri di Massimo Bettini e di Carolina Lanzani, di cui abbiamo gi parlato, emerge con chiarezza come la "Rivoluzione occidentale" che potremmo definire addirittura l'"Eccezione occidentale" - abbia segnato tra Quattro e Cinquecento una radicale rimessa in discussione dei rapporti tra le civilt presenti nella realt mondiale, ponendo progressivamente ma fino ad oggi anche irreversibilmente fine alla preminenza dell'Oriente asiatico sull'Oriente europeo e avviando una dinamica politica, sociale, tecnologica e concettuale secondo la quale l'Occidente  risultato assolutamente egemonico sull'Oriente: e il colonialismo ne  stato la fase culminante, dopo la quale - e si pu accettare per determinarla il "giro di boa" individuato da Oswald Spengler nel suo celebre.
Il Tramonto dell'Occidente.
(edito tra 1919 e 1924).
-.
si  aperta una fase nuova, di progressivo recupero delle societ orientali: anche se c' voluto un intero secolo per comprendere come tale nuova fase fosse ormai giunta a completa maturazione.
Ed oggi che ci  avvenuto possiamo constatare che il "tramonto spengleriano" non era quello dell' "Occidente" tout court, bens di una parte di esso: l'Europa.
Ma dietro l'"Occidente europeo" un altro ne sorgeva, quello statunitense: a abbiamo avuto difatti il Novecento, "il Secolo Americano".
Insomma, gli "Occidenti" erano ormai divenuti due, quanto meno dal XIX secolo, magari fino dalla "Dichiarazione Monroe" del 1823? O meglio sarebbe forse una modifica del nostro linguagggio geostorico che ci portasse a constatare come ormai la nostra Europa non sia pi, propriamente, parte del nuovo Occidente: costituito piuttosto dagli Stati Uniti d'America ai quali andrebbe accostata la cosiddetta "anglosfera" costituita da Canada, Oceania e parte almeno del vecchio Commonwealth britannico o dalla parte di esso che ha optato politicamente e culturalmente per l'alleanza politico-economico- militare con gli Usa e i.
suoi satelliti? La scelta di un'Europa come.
tertium.
tra un blocco occidentale statunitense- anglosferico e liberale (cui si unirebbero anche Israele, forse alcuni paesi arabi e latinoamericani, Giappone, Taiwan e Corea meridionale) e un Oriente afroasiatico e in parte anche centro-sudamericano, comporterebbe d'altro canto una svolta di qualit del ruolo politico, economico- produttivo, militare e culturale della stessa Europa: e dobbiamo essere consapevoli che il nostro continente non  al momento maturo per questo ruolo di leader, n lo sar - se e quando avr capito che questa sarebbe la strada da battere - per molto tempo.
Ma quest'orizzonte politico  per fortuna estraneo dal nostro attuale orizzonte storico- bibliografico, che riguarda in modo molto ristretto l'argomento diacronico del cosiddetto "paganesimo", inteso qui come l'insieme dei sistemi religioso- cultuali non appartenenti all'area sistemica storico- trascendente, cio non dipendenti dalla Rivelazione abramitica e quindi dalla sviluppo storico di ebraismo, Islam ed ebraismo.
Se viceversa rimaniamo al di qua di tale Rivelazione, risulta evidente che all'interno della sua dinamica venne a crearsi tra V e VI secolo d.C. una frattura destinata a dilatare la superiorit dell'Oriente rispetto all'Occidente: la fine dell'impero romano, che comport una forte crisi e una lunga fase di regressione-ristagno nei paesi della cosiddetta sua.
pars Occidentis.
proprio nei secoli nei quali il cristianesimo, che aveva ormai conquistato e convertito praticamente l'intero territorio imperiale escluse alcune aree di margine, si andava ricostituendo e ridefinendo sulla base dell'equilibrio e delle diversit tra le due realt ecclesiali corrispondenti alle egemonie, rispettivamente, della tradizione elleni con le.
sue pertinenze orientali in Asia e in Europa da una parte, da quella latina con le sue pertinenze germaniche e celtiche dall'altra: mentre a nord e a nordest dell'area gi romano-imperiale si andavano organizzando e stavano crescendo nuove realt uraloaltaiche e anche slave destinate a ulteriormente svilupparsi nei secoli successivi.
Tutto ci muta e complica sensibilmente il campo che stiamo cercando di mettere a fuoco.
Sappiamo che, a occidente e a nordovest di quella ch'era stata la compagine territoriale dell'impero fino al V secolo le vecchie frontiere si andavano polverizzando e nuovi popoli "barbari" si affacciavano a una realt destinata a divenire diversa.
Era in altri termini cominciato quel che dal XIV secolo in poi sarebbe stato il "medioevo", una realt geostorica e geoculturale totalmente o comunque larghissimamente riguardando il contenente europeo e destinata a diventargli connaturale.
Le genti che tra II e III secolo avevano cominciato a infiltrarsi magari pacificamente al di qua del.
limes.
imperiale e che nei secoli successivi avrebbero continuato ad affluirvi, in parte riempiendo i vuoti demografici creati dalla crisi che devast soprattutto i secoli VI-VIII, appartenevano a stirpi nuove e diverse per quanto in parte gi toccate.
dalla cultura romana e dalla fede cristiana, magari praticata in forme diverse da quella latina.
Erano "barbari", erano "pagani", secondo il nostro linguaggio corrente.
Ma quali intricati concreti contenuti si celavano dietro quelle due troppo generiche parole?
A questa massa ingente di domande, a questa vastissima problematica che ha prodotto ormai oceaniche ricerche siamo costretti, generazione dietro generazione, a fornire risposte sempre nuove, che corrispondono al fatto che la storia - come ogni altra scienza - pi progredisce e pi diventa complessa, pi invecchia e pi ardentemente desidera ringiovanire.
Un libro recente (Francesco Borri,.
Il regno perduto degli di.
Il paganesimo nell'Europa medievale (300-1200),.
Carocci, pagine 456, euro 42,00) colloca il suo.
focus.
sull'epoca nella quale il cristianesimo, nella confessione prevalentemente - ma non del tutto - romana, era divenuto la religione ufficiale dell'impero e quindi della sua.
pars Occidentis,.
destinata prima a subire il contraccolpo della lacerazione, quindi a divenire protagonista di una nuova stagione europea.
Il paganesimo, con Borri, entra nel Medioevo e vi resta assai pi a lungo di quanto la vulgata conceda: non un residuo che si spegne con l'antichit, ma una presenza che attraversa nove secoli e mezzo continente, dal Mediterraneo al Baltico, minoritaria eppure tutt'altro che marginale.
Questa  la novit che salta agli occhi.
Ma il libro fa qualcosa di pi sottile, e insieme di pi rischioso.
Difatti, Borri muove dalla consapevolezza di Bettini: il " pagano" non  un'identit,  un'etichetta.
La coniano i cristiani per dare un volto all'avversario, ritagliandolo per negazione:  pagano tutto ci che il cristiano non . E poich la scrittura avanza inca.
sieme alla nuova fede, di quel mondo non ci resta che il ritratto tracciato da chi lo combatteva: una voce sola, che parla al posto dei vinti.
Il punto  che riconoscere non basta a non scambiarla per un corpo.
Ricostruendo per centinaia di pagine "il mondo europeo dei pagani", dal Meridione d'Italia fino a Capo Arkona nell'isola di Rgen con il suo santuario baltico (allora sacro a una divinit slava) ad est di Stralsunda, Borri restituisce compattezza proprio a quel che pur aveva dichiarato inesistente: raccoglie frammenti disparatissimi - fuochi nei campi, maschere animali, divinit delle acque - e li dispone come tessere di un unico sistema, l dove le fonti, spesso redatte secoli dopo i fatti, autorizzano al pi una congettura.
E' la tentazione di far coincidere la morfologia con la storia: isolare una forma ricorrente e trattarla come continuit reale.
Ne nascono espressioni che si mordono la coda - "fede pagana", "religione pagana" - che rimettono in piedi l'oggetto che l'analisi voleva sciogliere, e che per simmetria comprimono il cristianesimo in un blocco dottrinale altrettanto fittizio.
Sono i rischi da correre: la storia  ricerca, la ricerca  dinamica, la dinamica espone al rischio della caduta e quindi dell'errore, il progresso scientifico cammina incappando negli errori.
Chi non vuol correre il rischio di sbagliare, rinunzi alla.
ricerca.
Ecco perch questo ampio, arioso libro di Borri pu sembrare qua e l un po' troppo ardito: perch  un libro necessario, non foss'altro per la mole di testimonianze che mette a disposizione.
E che conferma, talora magari suo malgrado, il filo di tutto il percorso: il pagano continua a esistere soprattutto come parola di chi tale lo ha denominato.
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Un idolo di Saule, divinit solare della mitologia baltica, utilizzato nelle tradizioni contadine lituane ancora all'inizio del XX secolo /.
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