La rivoluzione mediatica del magnate australiano che ha travolto il mondo dell'informazione nel film di apertura "Ink" di Danny Boyle: "Non fu un mostro, ma incarn lo spirito dei tempi nuovi".
Ma protagonista del film  lo spregiudicato direttore del "Sun" Larry Lamb che port lo scandalismo nella stampa. "Ora l'informazione  sempre pi al servizio dei potenti".
Venezia.
C'era una volta a Londra una strada, Fleet Street, dove avevano la propria sede tutti i principali quotidiani britannici.
Era il cuore pulsante di un inflessibile sistema di informazione attraverso il quale il Regno Unito, e non solo, guardava al mondo e lo interrogava.
Poi nel 1969, proprio nell'anno dell'allunaggio, si imposero sulla scena delle news due uomini destinati a cambiare il giornalismo per sempre.
Per molti, decretandone la fine.
In apertura della 83esima Mostra del Cinema di Venezia arriva.
Ink (Inchiostro).
di Danny Boyle (il cui dirompente.
Trainspotting.
festeggia nel 2026 i suoi trent'anni) che, scritto da James Graham a partire dal proprio dramma teatrale, interpretato da Jack O'Connell, Guy Pearce e Claire Foy, nelle sale italiane con Lucky Red, ricostruisce l'acquisto del quotidiano.
The Sun.
da parte dell'editore Rupert Murdoch, che ne affid la direzione allo spregiudicato Larry Lamb, capace di farne il pi venduto e discusso tabloid scandalistico inglese, a spese del rivale.
The Mirror.
Sfacciato, irriverente e audace, la spumeggiante pubblicazione ha sfidato l'establishment e ha rifondato il nostro mondo per l'era moderna, mutando per sempre le regole del giornalismo con decenni di anticipo rispetto a Fox News, ai clickbait, a Truth Social, Twitter, Facebook, Google.
Pi che concentrarsi sulla figura del magnate australiano dei media, in un certo senso e discutibilmente "assolto" dal film e gi raccontato nella serie.
Succession.
e in un film come.
Bombshell,.
il film punta sul personaggio di Lamb, direttore ambizioso e spregiudicato, visionario e outsider, che in nome della scalata all'edicola  disposto a calpestare i valori di una societ che credeva all'oggettivit del giornalismo e alla verit delle sue storie, raggiungendo la vetta a colpi di scandali e corpi nudi.
E intralciando persino un'inchiesta di polizia provocando la morte di una donna rapita.
In un'epoca in cui l'etica professionale non era ancora stata dismessa, per protesta gran parte della redazione lasci il proprio posto di lavoro.
Un cambiamento epocale partito dal desiderio di essere pi vicini alla gente comune, alla working class, ma diventato poi una corsa al profitto e al sorpasso della concorrenza, qualunque cosa questo comportasse.
Perch The Sun non fu certo l'unico a trasgredire le regole, ma il primo a non curarsi delle conseguenze delle proprie scelte editoriali che col tempo determinarono, a detta di molti, il degrado morale di una professione e di un'intera nazione.
Chi ne era alla guida intu le trasformazioni sociali in atto e lavor per accentuare la transizione a un diverso modo di comunicare il reale attraverso un giornalismo definito poi "spazzatura".
"Seppure ambientato alla fine degli anni Sessanta - ha raccontato ieri al Lido il regista, che nel suo nuovo film mantiene il movimento e il linguaggio pop di molti dei suoi lavori precedenti -.
Ink.
 un film sui tempi moderni, ambientato in un mondo maschile tossico e disturbante.
L'obiettivo per non  mai stato quello di rendere Murdoch un mostro.
Newsman prima che businessman, lui ha rappresentato lo spirito di quei tempi e una boccata d'aria fresca nella rigida societ britannica.
Come australiano subiva tutti i pregiudizi dell'establishment britannico.
Diverso, ribelle, contro un ordine monolitico e paternalistico, ruppe le regole del gioco e costitu una voce nuova in un panorama ormai polveroso, spingendosi poi in luoghi oscuri.
Io non la pensavo come loro, ma quella voglia di essere contro mi piaceva.
Pur continuando a essere un uomo della carta, Murdoch  stato poi tra i primi a spingere sul digitale.
".
Lo stesso cambiamento che stravolse il giornalismo quasi sessant'anni fa si ripropone oggi, in un'epoca dove l'intelligenza artificiale minaccia di ribaltare nuovamente ogni regola. "Il mondo continua a trasformarsi.
- prosegue Boyle - e oggi la figura del giornalista, fondamentale per qualunque civilt, rischia di essere addirittura rimpiazzata da una forma di informazione al sevizio dei potenti.
Ho due nipoti di due anni e mezzo: gli insegnanti sono ancora i pilastri della nostra societ, ma rischiano di essere sostituiti anche loro.
Nel film si respira l'aria delle vecchie tipografie, tra polvere, carta e inchiostro, delle redazioni dove si lavorava per ore e ore a storie che potessero attirare l'attenzione dei lettori.
Oggi  in discussione il concetto stesso di verit e la tipografia che abbiamo utilizzato per le riprese del film, una delle poche rimaste nel Regno Unito, nel frattempo.
ha chiuso".
Un'altra epoca  finita, dunque, e nessuno pu davvero immaginare "what's next", cosa ci sar dopo, una delle grandi domande che si pone chi ha deciso di raccontare agli altri la realt che ci circonda.
Murdoch, oggi 95enne, non ha ancora visto il film, ma pare abbia apprezzato la scelta di Guy Pearce nei suoi panni. "Non  stato facile realizzare.
Ink.
- continua il regista - perch nessuno voleva darci i soldi per farlo.
Con questo titolo tutti pensano a un film sui tatuaggi.
Ma il basso budget ti impone spesso scelte interessanti".
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Jack O'Connell in "Ink" di Danny Boyle; sotto, George Clooney, Leone d'oro alla Carriera /.
Ansa
