Uno dei pochi programmi tv non in replica della primavera-estate prevede la sospensione nel bel mezzo dell'estate.
Sembra una contraddizione in termini.
In realt non lo , perch.
Cose nostre,.
il luned in seconda serata su Rai 1, rimane uno dei pi interessanti appuntamenti fuori stagione e quindi si tenta almeno di evitargli le settimane di minore ascolto.
Insomma, anche l'edizione 2026, partita a maggio, si  fermata l'8 giugno per poi riprendere il 31 agosto.
Il programma meriterebbe la prima serata, ma per ora rimane confinato intorno alla mezzanotte con tanto di telegiornale a met puntata.
C' sempre per fortuna RaiPlay dove sono recuperabili tutte le puntate, anche quelle delle stagioni passate fino al 2021. Come ricordato altre volte,.
Cose nostre,.
ideato e condotto da Emilia Brandi, racconta, con la collaborazione di un gruppo di autori e registi, le storie di chi ha subito la violenza o si  opposto alla criminalit organizzata, puntando soprattutto sulle donne, considerate le principali vittime della mafia e della camorra, ma anche le pi capaci di ribellarsi a un sistema malavitoso maschilista.
La puntata di luned scorso, dal titolo "La libert negata",  stata rivolta alla memoria di due donne calabresi, Maria Chindamo e Santa Buccafusca.
Storie diverse, ma con lo stesso epilogo: un femminicidio in terra di 'ndrangheta.
Maria Chindamo viene uccisa il 6 maggio del 2016 a Limbadi in provincia di Vibo Valentia per aver scelto di rifarsi una vita separandosi dal marito.
Santa Buccafusca invece  ancora sposata con uno dei pi potenti boss locali, Pantaleone Mancuso, quando viene trovata agonizzante in casa sua, il 18 aprile 2011. Si parla di suicidio causato dall'aver ingerito acido muriatico.
Ma la cosa non ha mai convinto gli inquirenti, anche perch la donna pochi giorni prima si era presentata ai Carabinieri con in braccio il figlio di appena 18 mesi per cercare una vita lontano dal clan Mancuso e dalle sue leggi criminali.
Con una scelta forse un po' ripetitiva, comunque efficace, ogni puntata, compresa questa, prende il via con una breve anteprima in cui vengono proposti alcuni passaggi delle testimonianze raccolte in ambienti senza particolari scenografie, volutamente anonimi, essenziali, dopo di che la Brandi, in un'ambientazione virtuale altrettanto essenziale, illustra l'argomento e inizia a guidare il telespettatore nella ricostruzione della storia grazie soprattutto alle testimonianze di parenti, magistrati e giornalisti, con l'ausilio di filmati di repertorio e di immagini simboliche realizzate ad hoc. Il racconto, costruito con gradualit in modo da coinvolgere il telespettatore, mantiene sempre un certo distacco per evitare la spettacolarizzazione di storie comunque difficili e di sangue, anche se aperte alla speranza sull'esempio di chi, pagando con la vita, ha scelto la via della legalit.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
