inviata a Venezia.
Aveva 26 anni Gerda Taro quando, il 26 luglio del 1937, un carro armato la travolse a Brunete, sul fronte della guerra civile spagnola.
Era l per fotografare, per lasciare una testimonianza di ci che stava accadendo.
Fu la prima fotoreporter a morire sul campo di battaglia.
Per decenni, per, gran parte del suo lavoro rimase nell'ombra, spesso confuso con quello del compagno Robert Capa.
Solo a partire dagli anni Novanta le sue fotografie hanno cominciato a riemergere, restituendo il volto di un'artista che aveva scelto.
la Leica come strumento di libert.
E' a questa figura dimenticata che Alina Marazzi dedica.
La ragazza con la Leica,.
film d'apertura in concorso ieri nella sezione Orizzonti alla Mostra del cinema di Venezia, coproduzione italo tedesca capeggiata da Vivo Film e Rai Cinema e atteso nelle sale italiane con Bim all'inizio del 2027. Liberamente ispirato al romanzo omonimo di Helena Janeczek (Guanda), vincitore del Premio Strega, il film intreccia fiction e materiali d'archivio per ricostruire l'ultimo giorno parigino di Gerda, il 14 luglio 1937, prima del suo ritorno.
sul fronte spagnolo.
Gerda Taro, interpretata da Emilia Schle, trascorre quelle ore con Robert Capa (Aaron Altaras) e gli amici con cui ha condiviso l'esilio dalla Germania nazista.
Nel racconto affiorano i ricordi: l'impegno politico a Lipsia, il primo amore, la fuga, gli anni parigini, l'incontro con il fotografo ungherese Endre Ern Friedmann, destinato.
a diventare Robert Capa, proprio anche grazie al nome suggerito da Gerda.
Tra i due nasce un legame sentimentale e professionale, tanto intenso da rendere talvolta difficile, negli anni, l'attribuzione delle fotografie.
La regista, anche coautrice della sceneggiatura con Valia Santella, racconta di essere arrivata a Gerda proprio attraverso il romanzo di Janeczek: "Conoscevo alcuni dei suoi scatti pi iconici, ma la lettura del libro mi ha restituito anche la contemporaneit di questa figura femminile.
Abbiamo creduto molto nel voler raccontare la storia di una donna che era stata dimenticata". La struttura del libro, costruita intrecciando diversi piani temporali, narrazione e documentazione storica, "mi ha fatto immaginare un certo tipo di film".
Emilia Schle sottolinea invece quanto la storia di Taro sia stata condizionata dall'ombra di Capa ed interpretarla ha significato "una grande responsabilit". Gerda era "una donna sempre in movimento, capace di.
trasformare l'incertezza in azione.
E' un'eroina che si rifiutava di guardare altrove.
Ed  un aspetto importante rispetto alle guerre di oggi".
Le immagini d'archivio, provenienti da fonti istituzionali ed archivi privati, restituiscono la quotidianit di un'epoca attraversata dai totalitarismi e dialogano con il presente.
E soprattutto riportano al centro gli straordinari scatti di Gerda Taro, capaci di documentare la guerra civile spagnola con uno sguardo umano e femminile sulle sofferenze della popolazione civile: volti, corpi, attese, paura e vita quotidiana dentro una tragedia.
collettiva.
Sarebbe stato forse utile nel film dedicare maggiore spazio al lavoro fotografico di Taro e approfondire maggiormente la complessa e sofferta vicenda storica della guerra civile spagnola, conflitto insanguinato e segnato dalle violenze di entrambe le parti, comprese quelle subite dalla Chiesa cattolica.
Nel film prevale invece la dimensione fiction, con l'entusiasmo dell'attivismo giovanile e la storia d'amore tra Gerda e Capa, che in alcuni passaggi scivola verso il melodramma.
Una scelta comprensibile, ma che finisce talvolta per attenuare la forza drammatica della vicenda storica.
e delle fotografie.
Resta comunque il valore di aver riportato alla luce la figura di quella giovane donna che continua a interrogare un'Europa che, allora come oggi, conosce il volto della guerra, dell'esilio, del razzismo e delle minacce alla.
democrazia.
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"La ragazza con la Leica" di Alina Marazzi
